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«Da circa dodici anni, il Carmelo era la mia aspirazione. Da quando mi era capitata tra le mani, nell’estate del 1921, la vita della nostra santa madre Teresa, ed aveva posto fine alla mia lunga ricerca della vera fede. Quando ricevetti il battesimo, pensai che era solo una preparazione al mio ingresso nell’Ordine. Quando però alcuni mesi dopo mi trovai di fronte alla mia cara mamma per la prima volta dopo il battesimo, mi apparve chiaro che non era ancora pronta a questo secondo colpo. Non ne sarebbe morta, ma si sarebbe riempita di amarezza, e non potevo rendermene responsabile. Dovevo attendere pazientemente. Avevo chiesto insistentemente il permesso di entrare nell’Ordine. Mi fu rifiutato, considerando l’opposizione di mia madre e l’attività che svolgevo da alcuni anni nel mondo cattolico. Avevo obbedito. Ma ora tutti gli impedimenti erano crollati. La mia attività era finita. Il 30 aprile - era la domenica del Buon Pastore - nella chiesa di San Ludgerio a Münster si festeggiava il Santo pregando per tredici ore di seguito. Ci andai nel tardo pomeriggio e mi dissi: “non esco prima di sapere se posso entrare nel Carmelo”. Quando fu data la benedizione finale, avevo il consenso del Buon Pastore». «Consideravo l’abbazia di Beuron come l’anticamera del cielo, ma non avevo mai pensato di farmi benedettina; ero sempre stata convinta che il Signore mi avesse tenuto in serbo nel Carmelo qualcosa che avrei potuto trovare solo là». Nell’estate fa domanda d’ammissione al Carmelo di Colonia e viene accettata. Con lei partono - un corredo strano per una postulante - sei grosse casse di libri. L’entrata è fissata per il 15 ottobre, festa di santa Teresa. Da tre giorni aveva compiuto 42 anni. Una piccola cella con le pareti nude e bianche, la grande croce nera senza Cristo appesa al muro, un semplice pagliericcio con alcune coperte per dormire, un tavolino, una sedia, in un angolo della cella un catino con la brocca per lavarsi: era tutto ciò che lei possedeva. «La maggior parte della mia vita l’ho trascorsa in maggior solitudine che non qui. Non sento la mancanza di ciò che è fuori e qui ho tutto quello che fuori mi mancava». Qualche settimana dopo la sua entrata, lasciando traboccare il cuore, Edith scrive: «Anche qui siamo in via, poiché il Carmelo è un’alta montagna, e bisogna salirla fino alla cima. Ma è una grazia troppo grande l’essere in cammino». Edith Stein, la mistica della croce. Scritti spirituali sul senso della vita. Antologia a cura di Waltraud Herbstrith. Città Nuova, Roma 1985, passim. im.
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