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INCONTRO DEI FRATELLI PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Norberto Louro   

SAGANA

Trovandomi in Kenya per partecipare all’assemblea regionale annuale sono stato invitato ad associarmi alla festa dei Fratelli, svoltasi il primo maggio, presso il Centro di Spiritualità di Sagana. Il programma prevedeva un tempo di formazione permanente, condivisione di vita e di informazioni sull’Istituto, celebrazione eucaristica e convivio. La prima gradevole impressione fu il constatare che c’erano tutti i fratelli IMC del Kenya: una quindicina. Davvero molti di questi tempi! Ottimo l’ambiente animato dalla chiassosa gioia di ritrovarsi. Varia la composizione del gruppo: giovani, meno giovani e giovanissimi! Qualcuno si presentava carico di anni e di meriti acquisiti nei più svariati settori di attività: costruzione di cappelle e di cattedrali, di acquedotti, fontane e ponti, di scuole e missioni. Altri, formatori di professionisti, tecnici ed artisti nelle scuole e nelle officine: meccanici, elettricisti, falegnami, muratori, grafici. Qualcuno con il bagaglio di una lunga esperienza come animatore missionario e vocazionale e nel settore della pastorale. Tutti, guide assidue e competenti di generazioni di giovani, come lo testimonia la loro vita nel mondo della famiglia, del lavoro, della politica, del sociale, della Chiesa e dell’Istituto. I giovanissimi dal canto loro (due o tre che si preparano ad entrare in noviziato), si mostravano attenti a tanta esperienza vissuta e aperti a farne tesoro in vista del loro futuro vocazionale come Fratelli. In tutti ribolliva la fierezza della propria vocazione e la gelosia per un carisma di cui hanno riaffermato con convinzione l’attualità e l’utilità. Non mancano i documenti dove viene fondata la dimensione carismatica del Fratello e si proclama la bellezza di questa vocazione. Padre James Githinji, maestro dei novizi, nella conferenza di apertura e il sottoscritto, nell’omelia della celebrazione eucaristica, ne abbiamo citati e commentati parecchi. L’insegnamento dell’Istituto al riguardo è univoco. Il primo gruppo di missionari partiti per il Kenya nel 1902, significativamente era composto da due sacerdoti e due fratelli. Un’uguaglianza numerica che, purtroppo, non ha potuto essere rispettata in seguito, tanto che già il Padre Fondatore osservava come «il numero dei fratelli è generalmente scarso per la poca conoscenza che si ha nel mondo del loro sublime stato e del bene che possono fare» (conf. II, 19). In ogni caso, l’inclusione di quei due fratelli nel primo gruppo di missionari partiti per l’Africa sta ad indicare non solo ragioni utilitaristiche di lavoro, ma la convinzione del Padre Fondatore che la testimonianza di vita del fratello fosse essenziale nel lavoro di evangelizzazione. La questione è risaputa anche se, in seguito, non sempre si è tenuto conto della sua importanza. Come si sa “la lingua batte dove il dente duole”, così la condivisione su questo punto fu lunga e animata. La domanda fondamentale era: “A che cosa si deve la scarsità di vocazioni a Fratello?”. Numerose furono le risposte: forse se ne parla troppo poco o forse è la stessa vocazione presbiterale che la soffoca. Non bisogna, infatti, dimenticare che la nostra congregazione è giuridicamente clericale. Bisogna mettere in conto anche il numero ridotto di Fratelli, cosa che non favorisce una sufficiente visibilità capace di attirare i giovani. Forse la colpa va ascritta ai Fratelli stessi che non sanno esprimere la loro identità specifica, per cui vengono confusi con dei tecnici qualsiasi o dei volontari laici. Oppure la causa va ricercata nell’insignificanza delle responsabilità riservate ai Fratelli. La stessa griglia, così ridotta, di formazione tecnico professionale, permessa agli aspiranti Fratelli, può essere un’altra causa. Le analisi più recenti conducono alla stessa conclusione: «Tra le molte cause della diminuzione dei fratelli, sia negli istituti laicali come in quelli clericali, la principale sembra essere la minore stima per la vita religiosa in sé e l’incomprensione della vocazione specifica dei Fratelli… si coglie in genere la loro testimonianza ma non il significato della loro consacrazione» (P. Inverardi, Consacrazione e Missione, p. 821). «Nel progetto originario del nostro Fondatore l’Istituto è nato né clericale, né laicale, ma sotto il segno della missione… Fin dai primi documenti l’Allamano pensa ad un Istituto di sacerdoti e laici ad uguale titolo missionari» (ibidem, p. 822), consacrati ad vitam per la missione. Ed è questa dimensione che il Fratello è chiamato a testimoniare. Esempi di questo non mancano nel nostro Istituto, concluse il gruppo. Si è poi parlato della formazione del Fratello IMC: le aree della formazione tecnico professionale compatibili con il carisma dell’Istituto; le possibilità di allargare la griglia degli studi professionali; la difficoltà di conciliare la formazione tecnico professionale con le esigenze della vita comunitaria e la necessità di Fratelli per formare Fratelli in comunità di Fratelli… Il XCG, rispondendo a queste e altre preoccupazioni, ha stabilito un itinerario formativo per i Fratelli. Le Regioni interessate stanno facendo uno sforzo in questo senso, da sole o in collaborazione con altre. Il numero di candidati a Fratello conosce, in questo momento, un leggero aumento in Africa. Si tratta di un’inversione di tendenza da seguire con attenzione anche in vista di una formazione sempre più accurata.

P. Norberto Louro

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