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LA MISSIONE CHIAMA, UNISCE, INVIA PDF Stampa E-mail
Scritto da La comunità del noviziato latino americano   

Su proposta di p. Sisto Karrau, incaricato dell’animazione missionaria della Regione, dal 20 maggio al 5 giugno abbiamo realizzato un’esperienza missionaria nei nostri collegi IMC di Mendoza e San Francisco. L’esperienza di missione è prevista dal nostro Progetto Comunitario di Vita. Si trattava di condividere il nostro carisma missionario con i ragazzi e i giovani di quei collegi. Un’esperienza completamente nuova per noi, alla quale ci siamo avvicinati con un po’ di timore. Infatti, eravamo abituati alla missione tra i campesinos e gli indigeni, ma non tra i giovani della città. Inoltre conoscevamo bene l’indifferenza di tanti giovani verso i temi religiosi. Così ci siamo convinti che l’importante non era presentarsi con discorsi prefabbricati, ma trasmettere il “fuoco della missione” in base all’esperienza che stiamo vivendo e che abbiamo sintetizzato nello slogan: “La missione chiama, unisce e invia”. In questo modo abbiamo cercato di rendere partecipi i giovani della missione della Chiesa, “nella prospettiva della Consolata”. Dapprima abbiamo visitato il Collegio Nuestra Señora de la Consolata, nella città di Mendoza. L’esperienza fu piuttosto pesante: infatti si è trattato di animare circa 1500 alunni di primaria e secondaria; un lavoro che ci ha occupato tutti i giorni sia di mattino che di pomeriggio. L’aspetto positivo fu che tutti erano interessati a conoscere la nostra esperienza; un’esperienza che giungeva loro per bocca di altri giovani loro coetanei. Si animava la preghiera del mattino, prima dell’inizio delle lezioni e poi, a due a due, entravamo nelle aule per dialogare con i giovani. I professori cedevano volentieri le loro ore di lezione per lasciare spazio a noi ed essi stessi vi partecipavano attivamente. Questi dialoghi si protraevano per un’ora o due ed era una vera soddisfazione il poter trasmettere ciò che si sente nell’essere chiamati alla missione rispondendo alle domande e alle curiosità di quei ragazzi. Non mancavano, tuttavia, coloro che contestavano con veemenza la vita religiosa e la Chiesa, ma anche questo è servito, soprattutto a noi, per confrontarci e per imparare a dare ragione della nostra fede e della nostra vocazione. L’esperienza si è conclusa con una “mateada”: una giornata trascorsa sorbendo mate e facendo dinamiche, dove ogni ragazzo si è divertito imparando qualcosa della missione. La seconda esperienza si è svolta nella parrocchia di San Francisco (Córdoba). Qui sorge il nostro collegio di secondaria “Insti-tuto Pablo VI”, rinomato a livello accademico. Al mattino si animava l’ora di catechismo con delle dinamiche sulla personalità e il pomeriggio si condivideva la nostra realtà di Missionari della Consolata: chi siamo, come i giovani possono essere partecipi della missione, ecc. Significativi furono l’eucaristia organizzata da ogni gruppo e il fatto che molti ragazzi si sono accostati al sacramento della riconciliazione. L’idea che abbiamo cercato di trasmettere è che tutti sono missionari anche se non tutti sono chiamati a consacrarsi al Signore nella vita religiosa e che ognuno può essere missionario nella realtà in cui sta vivendo: la famiglia, la scuola, gli amici ecc. Sta di fatto che alcuni giovani sono già impegnati in campo pastorale in un asilo nido, nella visita agli anziani e infermi, nel coro e in altre attività. Insomma è già stato fatto un buon lavoro che bisogna appoggiare ed accompagnare perché porti frutti abbondanti. La missione si è rivolta anche agli adulti delle nostre due parrocchie. Padre Antonio Gabrieli, maestro dei novizi, ha guidato un incontro sul laicato missionario, spiegando agli adulti come essere missionari nella loro condizione di laici. Un altro incontro fu dedicato alla preghiera dove si sottolineò il fatto che possiamo incontrarci con Dio nella realtà che costituisce il nostro quotidiano. Gli incontri piacquero alla gente; infatti hanno rappresentato momenti di comunione e animazione che infondono fiducia e speranza, valori di cui la gente sente il bisogno nell’attuale situazione di crisi che vive l’Argentina. È stata un’esperienza magnifica: al contatto con i giovani, i nostri timori iniziali sono scomparsi e abbiamo preso fiducia in noi stessi. Così ci siamo presentati onestamente, per quello che siamo, testimoniando ciò che realmente viviamo come giovani Missionari della Consolata. In questo modo, la missione alla quale il Signore ci chiama, si è fatta più vicina e familiare a noi stessi. Questa esperienza rappresenta un momento importante della nostra formazione. Ad essa ci siamo preparati a lungo culturalmente e spiritualmente e, una volta terminata, è diventata motivo di verifica. Ci ha aiutato a fortificare la nostra vocazione animandoci a rispondere in modo concreto e fedele alla chiamata di Cristo. Inoltre ha rappresentato un contatto diretto con la realtà argentina permettendoci di scoprire come il Regno di Dio sia realmente presente nel cuore della gente e in tante situazioni, nonostante le difficoltà sociali, economiche e politiche del momento. È stata un’esperienza forte anche a livello comunitario: ognuno ha cercato di dare il meglio di se stesso e di ravvivare il fuoco della missione di cui il Padre Fondatore ci voleva portatori. Fu piacevole lavorare con p. Sisto e dobbiamo riconoscere che il suo lavoro, che porta avanti ormai da vari anni, oggi produce buoni frutti. Infine ringraziamo l’Istituto per questa bella esperienza che ci ha permesso di vivere e le comunità di Mendoza e San Francisco per la loro accoglienza, fiducia e cordialità. Un abbraccio fraterno in Cristo che ci chiama, ci unisce e ci invia.

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