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Monsignor Luigi Santa, Missionario della Consolata e vescovo di Rimini Ed. EMI, pagg. 190 Angelo Montonati, conosciuto giornalista e scrittore, presenta la figura di mons. Luigi Santa (1895-1953), sacerdote della diocesi di Ivrea, Missionario della Consolata, Prefetto Apostolico del Kaffa, in Etiopia e poi, dopo l’espulsione dal paese nel 1943, vescovo di Rimini. Attraverso l’immediatezza di numerose testimonianze, il ricordo di fatti ed episodi documentati e la rivisitazione di lettere personali e pastorali, “Due terre e una missione” tratteggia con stile facile e accattivante il profilo di un grande missionario chiamato ad esercitare il ministero episcopale in tempi difficili e fra alterne vicende. L’opera, divisa in due parti, nella prima descrive la vicenda umana di Luigi Santa, che matura la sua vocazione missionaria alla scuola di mamma Mar-cella, fino a diventare scelta consapevole e matura nel 1922 con l’entrata nell’Istituto. Viene quindi l’avventura africana che lo vede impegnato inizialmente come insegnante, spedizioniere e procuratore. In seguito al ritorno di p. G. Barlassina in Italia, nel 1933, chiamato ad assolvere al compito di superiore generale, padre Luigi viene nominato prefetto apostolico del Kaffa e, successivamente, nel 1937, viene consacrato vescovo come vicario apostolico di Gimma. Il calore umano con cui si rende disponibile all’ascolto di tutti, senza distinzione di razza o di livello sociale, come pure la sua opera, fra cui l’apertura di scuole, orfanotrofi e dispensari gli guadagnano ben presto l’affetto della gente. Ma la guerra si intromette nel vicariato come un uragano che spazza via tutto e la promettente avventura africana del vescovo Santa rimarrà per sempre un progetto incompiuto. Ritornato in Patria agli inizi del 1943, viene nominato vescovo ausiliare di Rimini, città allora tra le più devastate d’Italia dalle incursioni aeree, mentre infuria ancora il conflitto lungo la famosa “linea gotica” tra tedeschi e alleati. Pensava di potersi riposare un po’ in patria, invece, obbediente come sempre, così commenta la sua destinazione: «Gesù può concederci il privilegio del dolore. Ringraziamolo sinceramente. È la via più breve per incontrare Dio». A Rimini, come già in terra africana, si fa tutto a tutti, sfidando anche i bombardamenti che imperversano, per consolare aiutare e soccorrere. Venuto a mancare il vescovo titolare, nel 1944, tocca a lui assumere la piena responsabilità della diocesi. E qui conferma la dimensione autenticamente missionaria del suo ministero di pastore: ricostruisce il seminario e le chiese distrutte dalla guerra, stabilisce un contatto continuo coi suoi sacerdoti e coi seminaristi, mobilita il laicato, dà impulso alle associazioni e alle opere pie, che trovano in lui una guida sicura. Anche le congregazioni religiose trovano in lui un animatore instancabile, pronto a valorizzarne i carismi nei vari campi di apostolato. Fino all’ultimo coltiva la segreta speranza di poter tornare un giorno nella sua Etiopia. Ma un tumore all’intestino lo sorprende nel pieno della sua operosa giornata. Il suo commento è: «Conta solo la volontà di Dio» e offre la sua sofferenza per le missioni e per la diocesi. Muore il 17 maggio 1953, a poco meno di 58 anni, circondato da una fama di santità che tuttora vive tanto in Etiopia che a Rimini. La seconda parte dell’opera di Angelo Montonati approfondisce la dimensione interiore di Luigi Santa. Il vescovo appare innanzitutto uomo di grande umanità: «Non a caso, infatti, egli fu definito “miracolo di umanità” e “vescovo davvero uomo”. Della sua ricchezza umana risaltano sempre gli aspetti più caratteristici, ed anzitutto la sua dignità, la disponibilità all’accoglienza e all’ascolto delle persone» (p. 161-2). Illuminato da una fede limpida e totale, vive avvolto in un clima di preghiera, che lo apre al dono della grazia di Dio, gli consente di discernere con prudenza le circostanze della vita e di comprendere il cuore degli uomini alla luce della carità: «Tutto in lui era preparato con cura ed impastato di preghiera. Per questo aveva la pazienza di attendere gli avvenimenti ed il tocco della grazia di Dio nelle anime. Per questo era prudente e risoluto ad un tempo. La lunga consuetudine del colloquio con Dio gli aveva insegnato a trattare gli uomini senza adombrarsi per apprezzamenti sfavorevoli, insegnandogli anzi a ritrovare un mondo semplice e schietto, un mondo ricco di gioia. Quando gli si presentava una congiuntura difficile, e c’era bisogno di vagliarne meglio i pro ed i contro, soleva dire che occorreva recitarvi su ancora qualche rosario» (p. 170). Angelo Montonati non ha dubbi: in mons. Luigi Santa ci troviamo di fronte a un “santo di nome e di fatto” e a un grande missionario in cui la missione emerge costantemente come centro irradiante della sua esistenza e della sua attività apostolica. «La ricchezza e l’attualità del messaggio che mons. Luigi Santa trasmette attraverso la sua vita, ancor oggi, ai membri delle comunità cristiane, scaturiscono precipuamente dal suo essere missionario, dall’aver sempre portato nella propria opera il pensiero, il metodo e gli orizzonti della missione» (p. 185). «Il suo - conclude l’autore - è un messaggio di totale dedizione, per i sacerdoti e per tutti coloro che si dedicano all’annuncio del vangelo» (p. 187) Sergio Frassetto
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