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INDIPENDENZA = LIBERTÀ? PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Rinaldo Do   

30 GIUGNO: 42° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA

Tutti in Congo hanno celebrato, chi nella gioia, chi nella tristezza della propria miseria, l'anniversario dell'indipendenza, ottenuta dal Belgio il 30 giugno 1960. Padre Clément Balu Futi, parroco di Bayenga, per l'occasione ha invitato p. Enrico Casali, i quale è venuto da Wamba, appositamente, con un gruppo di Gen. Il tema dell'incontro era: "Ufundi wa umoja", le tecniche dell'unità.
Trovandomi a Bayenga, dato che non piove, approfitto per andare in moto, con un ragazzo, alla cappella di Salisa, distante 38 km, sulla strada di Kisangani.
Arrivo prima dell'inizio della preghiera che, normalmente, comincia alle 9,30. Ma oggi è festa grande e i cristiani hanno anticipato l'orario della preghiera per dare più tempo alle mamme di preparare qualcosa di meglio del solito per il pranzo. Così, al mio arrivo i cristiani stanno tornando a casa.
Quanti si trovano ancora nelle vicinanze della chiesetta, sentendo il rumore della moto e i miei richiami tornano sui loro passi e con gioia ci accolgono. Chiedo loro se vogliono la messa, e anche se hanno già pregato per quasi due ore, accettano con entusiasmo.
La celebrazione è piena di canti, danze e tanta gioia. Mi conoscono forse solo di nome, ma qui un prete è sempre l'uomo di Dio, e anche se l'omelia è in lingala, mentre loro parlano in kiswahili, vedo che sono attenti. In realtà, quanto a lingue sono più avanti di me e capiscono bene anche il lingala!
Parlo dell'indipendenza, del significato di questo anniversario, della sofferenza patita per ottenere la libertà e della gioia di essere liberi. Parlo anche dei 30 anni di presenza IMC in Congo e invito tutti a sperare in un futuro migliore per il Paese, a impegnarsi nella famiglia, nella comunità cristiana, alla corresponsabilità e a sostenere i giovani che vogliono darsi al Signore.
Dopo messa si esibiscono ancora in qualche ballo e poi ritorniamo verso Bayenga. Lungo la strada saluto quanti incontro gridando "indipendenza" e molti rispondono con grida di gioia, ballando allegri con un bicchiere di bevanda locale in mano.
Mi fermo a salutare presso un'altra cappella e un giovane mi chiede del denaro per la loro festa. D'accordo, offro qualcosa e poi mi unisco alla loro preghiera. Si meravigliano per quell'aiuto... concreto e per la comunione che offro a chi è disposto a riceverla! Mi accompagnano poi da una vecchietta ammalata che con gioia riceve l'eucaristia.
Lungo la strada, diventata un sentiero pieno di erbacce, buche enormi e con qualche ponte pericoloso…, incontro gente carica di manioca, olio, riso, galline, capre, maiali…, che cammina verso i mercatini delle miniere d'oro. Molti vanno a piedi e i più fortunati, soprattutto giovani, in bicicletta. I più coraggiosi vanno verso Bunia e Butembo con cinque o sei bidoni di olio di palma.
Altri stanno ritornando a casa trasportando sacchi di sale, zucchero, balle di vestiti usati, ciabatte di plastica, ecc. Questi giovani, facendo viaggi di oltre mille km, tra andata e ritorno, assicurano la provvigione dei generi di consumo basilari in tutti i villaggi.
L'unico mezzo di trasporto a quattro ruote che incontro oggi è un vecchio trattore. All'andata lo vedo in panne in una grossa buca e al ritorno lo trovo nella medesima situazione in un altra. Non posso passare oltre senza fermarmi: saluto, cerco anch'io di spingere, ma… inutilmente!
Come sempre succede, mi chiedono qualcosa da mangiare o da bere. Rispondo che è domenica e quindi tocca a loro fare l'offerta al Signore e al prete…, se fosse stato lunedì sarebbe toccato a me…!
Nonostante il gran sudare per lo sforzo, non manca la voglia di ridere insieme. E di chiacchierare parlando delle strade della zona, dei posti di blocco istituiti dalla polizia, dai capi locali e dai militari che rendono sommamente problematico il viaggiare.
È davvero sorprendente il coraggio e la pazienza di queste persone che si mettono in viaggio con mezzi vecchi e scassati e su piste come questa! Loro stessi mi dicono che 20 anni fa si poteva circolare meglio, più spediti e con meno problemi. Un tempo, partendo da Bayenga in Land Rover, in 10 ore si arrivava a Kisangani; oggi non è più possibile.
Questi amici stanno andando ai mercati dell'oro come tutti gli altri. Ridendo e piangendo allo stesso tempo, ci chiediamo dove sia finita questa benedetta indipendenza! Dopo più di un'ora li lascio con il loro trattore pieno di riso nella buca e riparto con la mia moto non senza aver scattato qualche foto ricordo di questo 42° anniversario dell'indipendenza!
Ormai vicino a Bayenga, in un accampamento di Pigmei vedo un grande assembramento di persone che ballano. Penso che stiano festeggiando l'indipendenza. Scendo dalla moto e grido il mio saluto: "Indipendenza", ma nessuno risponde. Un capo bantu mi spiega che si sta celebrando un matrimonio. Suo figlio, un ragazzo di 13 anni, si sposa con una ragazza di 14! Stupito, chiedo come mai; il ragazzo infatti studia ancora nella scuola per pigmei. Apprendo così che è loro tradizione sposarsi in tenera età! La festa continua tra canti e balli in un clima di gioia che contagia tutti.
All'entrata di Bayenga c'è un posto di blocco: un gruppo di militari controlla chi esce e chi entra trovando sempre qualcosa "d'acchiappare" per sopravvivere. Il ra-gazzo che è con me mi dice che a Bayenga la gente vive grazie al lavoro dei campi in foresta… e molte volte il campo dei militari e dei poliziotti sono proprio le strade! Conoscono la moto e mi lasciano passare senza difficoltà.
Alcuni militari, sentendosi abbandonati dai loro capi e non sapendo come sopravvivere se non taglieggiando la gente e derubando i viaggiatori, hanno aperto la loro miniera d'oro, qui a Bayenga, sperando di trovare l'Eldorado. Questi giovani, arruolatisi nell'esercito governativo, sono poi divenuti ribelli a causa della divisione del paese. Molti vengono da Kinshasa o dall'Equatore e da vari anni non hanno più notizie delle loro famiglie lontane. Nel frattempo molti si sono accasati con qualche ragazza trovata sul loro cammino, formando così un famiglia sempre in movimento a causa della guerra.
Arrivando a Bayenga mi accorgo che tira aria di festa. Apprendo dalla radio che il Brasile festeggia la sua 5°coppa del mon-do. In un mondo im-pazzito per il pallone, diventato una miniera d'oro per alcune multinazionali, i nostri ragazzi celebrano la festa dell'indipendenza giocando senza scarpe né magliette…, ma con più gusto. Più tardi, in compagnia di p. Clément visitiamo le famiglie lungo la strada principale: o-vunque si balla, si beve, si canta per l'indipendenza.
Ai Vespri presentiamo al Signore le sofferenze e le speranze della nostra gente, preghiamo per la fine della guerra e per l'unità del Paese. Il Congo aveva riposto molte speranze negli accordi di Sun City, in Sudafrica e attendeva con trepidazione di poter celebrare questo anniversario dell'indipendenza con un nuovo governo di riconciliazione nazionale. I giochi di potere e gli interessi privati e internazionali sono troppo forti, così bisognerà aspettare ancora.
Con p. Clément ripensiamo ai nostri 30 anni di presenza in Congo e non abbiamo dubbi nell'affermare che, trent'anni fa, le cose andavano meglio: ospedali, scuole, posta, telegrafo, strade, mezzi di comunicazione…, tutto funzionava abbastanza bene.
L'indipendenza ha significato l'esperienza della dittatura, della guerra e della miseria e la gente vive nella paura dei capi, dei soldati, dei cambiamenti sociali… e della magia! In questa situazione, le famiglie ripongono la loro fiducia nei missionari e nella Chiesa: le uniche certezze che alimentano la speranza e diffondono la consolazione.
Ripensando alla nostra ultima assemblea di giugno dove abbiamo riaffermato l'impegno di continuare ad essere testimoni di consolazione, ci accorgiamo che la strada da percorrere è ancora lunga. La miseria della gente ci interpella, il matrimonio dei pigmei ci fa prendere coscienza che dobbiamo conoscere meglio questi fratelli e la loro cultura, il futuro del nostro popolo ci sfida sulla rotta della speranza. L'agognata unità con la comunità di Kinshasa sembra ancora lontana.
La festa dei Gen celebrata in mattinata, con le loro dinamiche sull'unità, dovrebbe servire anche ai nostri capi e ai nostri politici: la gente è stanca di quattro anni di guerra che ha distrutto quel poco che funzionava, che ci fa piangere i due milioni di morti civili e militari che è costata, che ha diviso il Paese e tante famiglie.
Quest'ultima guerra ha visto in gioco più di sei nazioni africane e altre con il loro sporco e istituzionalizzato commercio di armi, di diamanti, d'oro, di coltan, di legname… e tante altre ricchezze che produce questa terra. Con p. Clément e con la gente ci domandiamo: "ma, dov'è finita questa benedetta indipendenza?!".

P. Rinaldo Do

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