|
Foto 1. Il pellegrinaggio dei giovani è cominciato la sera del 5 agosto, a Nairobi. Nella prima parte - dal 6 all’11 agosto - abbiamo visitato i luoghi significativi della missione. Vi hanno preso parte 93 persone, di cui 11 dall’Italia, 13 dal Portogallo, 6 dalla Spagna, 6 dal Tanzania e il resto dal Kenya. I 5 dal Congo e l’unico dall’Uganda si sono poi uniti nella seconda parte, perché, a causa delle difficoltà di comunicazione, sono arrivati con un giorno di ritardo. Nella seconda parte, la camminata vera e propria, si è arrivati al picco di 135 persone, visto che poi si sono uniti a noi anche giovani da Naivasha e da Njabini. Il giorno 6 siamo partiti per Nyeri, dove abbiamo visitato il Mathari, cuore della nostra missione tra i kikuyu. Momento forte, a Nyeri, è stata la visita al cimitero dove sono sepolti molti dei nostri primi missionari. I pellegrini si sono soffermati soprattutto sulla tomba di p. Giacomino Camisassa. Foto 2. Da Nyeri siamo passati al Meru, andando a Mujwa, l’antica Imenti, dove nel 1911 è cominciata la nostra presenza. Qui, il 7 agosto p. Orazio Mazzucchi presentò la storia della presenza dei Missionari della Consolata nel Meru. La sua testimonianza fu completata dal racconto di uno dei primi cristiani del posto. Poi si celebrò l’eucaristia nella chiesa parrocchiale, presieduta dal parroco p. Alberico Zanatta. Nella foto: il gruppo davanti alla chiesa di Mujwa dopo la celebrazione. Foto 3. Da Mujwa siamo andati a Mukululu: davanti alla chiesa dedicata all’Allamano e alla Consolata, il sottoscritto ha svolto una riflessione pratica su “missione e sviluppo” raccontando un po’ del progetto acqua di fr. Argese e tante altre cose. Alla sera siamo andati a dormire a Maua, dal sempre ospitale p. Enrique Rituerto dove, dopo cena, c’è stata una riflessione sui problemi causati dalla miraa (droga) nella zona del Nyambene (Kangeta, Mukululu, Maua, Tuuru e Mutuate). Dopo, grande festa con i giovani del posto. Foto 4. Lasciata Maua sotto una pioggia sottile, il mattino dell’8 agosto ci siamo trasferiti ad Archer’s Post, dove è parroco p. Giovanni Gasparini; là siamo arrivati sotto un sole cocente. Dapprima c’è stata una sosta al memoriale di p. Luigi Andeni, poi una riflessione nella chiesa, con p. Paolo Tablino, su “missione e martirio”. Nella foto: sosta di preghiera attorno al memoriale costruito sul posto dove p. Luigi Andeni fu ucciso. Foto 5. Il viaggio è proseguito verso Wamba dove ci fu un incontro significativo con il dott. Prandoni che parlò di “missione, servizio sanitario e scelta preferenziale dei poveri”; la sua testimonianza semplice e sincera fu molto sentita. L’ospedale di Wamba offre un servizio sanitario di qualità ai poveri in un’area semi-abbandonata dalle istituzioni governative. Dopo una simpatica cena, ci sono stati incontri serali con scambio di esperienze nella cappella multiuso della scuola. Il mattino seguente, dopo un breve incontro con p. Angelo Riboli, parroco, che ci ha introdotto nel mondo dei Samburu e nella realtà della missione nel Nord, ci siamo messi in viaggio verso Maralal. A Maralal siamo stati accolti da p. Pietro Tallone, parroco, p. Awiti, vice, sr. Jo Marie e il vescovo Virgilio Pante. Dopo il pranzo abbiamo fatto una visita guidata alla multiforme realtà di Maralal: missione, centro catechistico, seminario, centro pastorale, scuola tecnica per ragazzi, scuola tecnica per ragazze (Irene Centre), il cimitero ... poi ci siamo ritrovati con p. Egidio Pedenzini (nella foto), un veterano del Nord, che ci ha parlato appassionatamente dei Samburu e delle difficoltà dei missionari in quella realtà. Nella messa alla sera, mons. Pante centrò il suo pensiero su “missione e riconciliazione”, tenendo conto della realtà particolare della sua diocesi. Foto 6. Dopo cena ci si è trovati insieme nel salone multiuso Allamano, dove un gruppo di moran (guerriri) e delle ragazze hanno fatto una danza tipica. Poi anche i giovani locali, che già avevano animato la messa con i loro canti, ci hanno intrattenuto con canti e danze. Foto 7. Il mattino del 10 ci siamo mossi verso Nairobi, passando da Rumuruti. La domenica è stata dedicata all’incontro con la realtà di Nairobi. I giovani sono stati divisi in quattro gruppi e dalle nove alle quindici si sono intrattenuti nelle nostre quattro parrocchie: Consolata Shrine, Karuri (Banana Hill), Githurai e Kahawa West. Sul posto hanno interagito con i giovani locali (alcuni dei quali facevano parte del pellegrinaggio) e partecipato alla vita della comunità. Lunedì 12, ci siamo recati in pullman a Naivasha, da dove i nostri missionari hanno cominciato il loro cammino a piedi cento anni fa. Da Naivasha (1900 m), dopo 26,4 km, siamo giunti a Magumu (2700 m). Crampi e vesciche hanno impedito ad alcuni di arrivare a destinazione sulle loro gambe. Ma oltre il 90% ce l’ha fatta. La comunità locale ci ha accolti con entusiasmo. I bambini avevano preparato canti e danze sul sagrato, davanti alla chiesa. Poi c’è stata la messa e la cena abbondante, offerta dalla gente. 13 agosto: di buon mattino in una nebbia fitta e umida, ci siamo avviati verso il “Campo di Santa Maria”, dove abbiamo fatto la preghiera del mattino (foto 7). Il campo di Santa Maria è il posto dove la gente locale ritiene che i nostri missionari si accampassero nel 1902 nel loro cammino verso Tuthu, e lì celebrassero una delle prime messe tra i Kikuyu. La memoria del fatto è così forte e importante per la comunità locale, che durante l’anno del Giubileo ha voluto piantare qui una croce, sul piedestallo della quale ci sono le foto dei nostri primi missionari, più la Consolata e l’Allamano. Foto 8. La camminata procede liscia, quasi su un lunghissimo rettilineo, fino a Njabini. Il parroco e la comunità locale ci accolgono con affabilità e generosità. Durante la messa i giovani locali offrono “il bastone del pellegrino” ai nostri ragazzi. Il bastone di bambù è stato uno strumento essenziale nella traversata dei monti. Pernottiamo. Il giorno dopo i camminatori si svegliano alle 4,30. Colazio-ne calda per tutti (i giovani del posto erano già al lavoro dalle 3,30). Ultime raccomandazioni, preghiera e benedizione da parte di mons. Virgilio Pante (foto 8) che si unisce al pellegrinaggio e guida la traversata, e via. Sono 92 in tutto le persone che hanno fatto la traversata, tra loro una ventina di ragazze. 23 i giovani di Njabini che si sono uniti al gruppo. Quattro le guide locali, più due fucili in caso di incontri con animali selvaggi, uno portato dal vescovo, un’altro da un giovane italiano, Paolo, nato e residente a Nairobi. Foto 9. Si sale per ore, attraversando la foresta di bambù. Verso le 11 raggiungiamo la sommità della catena e poi cominciamo a scendere verso Tuthu. La discesa è stata la parte più faticosa a causa del terreno umido e scivoloso. Foto 10. Dopo una camminata di 12 ore, per quasi 43 km, ecco Tuthu. I primi sono arrivati alle 14.30, il gruppone alle 17.30 e gli ultimi alle 19.00. La comunità locale li ha accolti festosamente. La gioia del momento è stata intensa. Nessuno ha accettato il passaggio in macchina per gli ultimi km. Dopo il bagno e la cena, abbiamo vegliato e cantato con le centinaia di giovani della zona. Quindi, spossati, siamo andati a dormire. L’accoglienza della gente di Tuthu è stata enorme, assorbente, totale e generosissima. Il fatto che ci abbiano preparato anche l’acqua calda per lavarci (per circa 140 persone) non è cosa da poco, e non solo la sera, ma anche il mattino dopo, quando ci siamo svegliati. Foto 11. È il 15 di agosto, festa dell’Assunta. Riposati e rifocillati i pellegrini sono pronti per il nuovo giorno. All’entrata del campo, dove sorge la cappella-memoriale, si forma la processione preceduta dalla croce e dalle bandiere dell’Italia, dell’Europa, del Porto-gallo e dell’Uganda. Seguono le donne del-l’Azione Cattolica con la Consolata, poi i giovani pellegrini, la gente, i preti e i vescovi. Foto 12. Padre Luigi Brambilla, superiore regionale del Kenya, introduce la celebrazione parlando in kikuyu, inglese e kiswahili. Da destra: p. Wainaina, parroco di Tuthu, mons. Peter Kihara, vescovo di Murang’a, mons. Virgilio Pante, vescovo di Maralal. Padre Marino Gemma fa da cerimoniere. Presenti oltre 3000 persone; diversi i nostri confratelli dalle varie parrocchie vicine. Foto 13. Dopo la comunione c’è stato il canto del Magnificat. I pellegrini, tra loro il pastore, mons. Pante con il suo “pastorale”, lo hanno cantato e danzato con il loro bastone in mano. Foto 14. La celebrazione ufficiale è finita, la cappella è benedetta. Finalmente i pellegrini entrano tutti nel tempio-memoriale dei cent’anni di evangelizzazione di questa terra. È quasi un gesto conclusivo del pellegrinaggio. Prima della foto di gruppo finale, si uniscono ai Missionari della Consolata presenti a cantare “O Consolata”. Foto 15. Visione della cappella memoriale nel giorno dell’inaugurazione. Il pellegrinaggio è finito. È stata un’esperienza faticosa, intensa, generosa e speciale. I giovani delle varie nazionalità si sono integrati benissimo tra di loro, anche i problemi linguistici sono stati risolti molto bene. A conclusione rimane un grande senso di gratitudine: al Signore e alla Consolata, che hanno visibilmente assistito questo pellegrinaggio, alla Regione del Kenya che ha finanziato generosamente l’operazione, alle missioni che ci hanno accolto con una cordialità e una disponibilità unica e festosa, alle parrocchie non-imc che ci hanno fatto sentire a casa, agli animatori d’Europa che ci hanno creduto, ai giovani che hanno partecipato con tanta buona volontà e spirito di adattamento. P. Gigi Anataloni
|