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Scritto da Daniel Mkado
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Si è concluso l’anno del noviziato. E spontanea sorge la domanda: «Che cosa è stato per noi? Che cosa abbiamo maturato?». Per alcuni è stato un anno che ha permesso di conoscersi meglio; per altri un anno di arricchimento spirituale; altri hanno maturato il senso di appartenenza all’Istituto ed altri ancora hanno incominciato a capire il senso della responsabilità per gli incarichi svolti. Anche per i due formatori quest’anno ha rappresentato un ulteriore arricchimento della loro esperienza. Verso la fine del noviziato abbiamo avuto la visita del Padre Generale e questo è stato il suo messaggio: «Certamente, da oggi in poi la vostra vita sarà diversa e dovrete essere pronti a subire l’impatto con le culture diverse dei paesi dove sarete destinati per lo studio della teologia. Il noviziato, poi, è stato solo un passo e non la conclusione della vostra formazione. Desidero che continuiate a volervi bene mettendo in pratica quanto avete imparato qui. Desidero che progrediate nello stesso spirito, vivendo i valori che avete sperimentato durante l’anno del noviziato». La cerimonia della nostra prima professione religiosa si è svolta il 16 luglio. In quel giorno 14 di noi hanno espresso il loro “sì” al Signore. All’omelia, p. Luigi Brambilla, superiore regionale, ci ha spiegato il significato del nostro impegno e dei voti. E ci ha invitato a rispondere con generosità alla chiamata di Dio con le parole di Samuele: “Eccomi, Signore!”. Padre Brambilla ha avuto anche parole di ringraziamento per i nostri genitori che offrivano a Dio i loro figli nella famiglia dei Missionari della Consolata. Il missionario è chiamato per essere inviato e noi siamo stati destinati in differenti parti del mondo per lo studio della teologia: tre a Bogotá, due a Kinshasa, cinque a Nairobi e tre in Brasile. Per intercessione di Maria Consolata chiediamo al Signore la grazia della perseveranza nella nostra vocazione.
Daniel Mkado
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