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Nei giorni 21-23 maggio, abbiamo commemorato i cent’anni della presenza dei Missionari della Consolata in Kenya, con un seminario di studio che aveva lo scopo di aiuatrci a scoprire le radici storiche del-l’Istituto, a fare memoria delle meraviglie operate da Dio tramite i nostri predecessori nella missione, e a trarne incoraggiamento per il futuro. All’incontro hanno partecipato anche le Missionarie della Consolata e i novizi di Sagana. Per l’occasione abbiamo invitato p. Giuseppe Inverardi, superiore regionale del Tanzania. Egli iniziò la sua esposizione con la lettura dell’“Elogio degli antenati” (Sir 44, 1-15) che fece da leit-motiv del nostro incontro. Padre Inverardi, nel presentare la cornice storica della fondazione dell’Istituto, fece presente come il Fondatore nella preparazione accurata del progetto incontrò varie difficoltà, ma una volta ottenuta la benedizione del suo arcivescovo, card. Richelmy, proseguì con grande determinazione. «Le origini - disse p. Inverardi - sono sempre speciali e misteriose. Per esempio, la regione Kenya ebbe inizio quale testa di ponte per andare in Etiopia, ma dato il successo iniziale, il Fondatore chiese a Propaganda Fide di concedergli di restare in Kenya». Dal canto suo sr. Efrem MC, ci parlò della Somalia, della Liberia e della Guinea-Bissau, tre regioni dilaniate dalla guerra, dove le Missionarie della Consolata si sono avventurate da sole, facendo rilevare il lavoro eroico delle sorelle in quelle nazioni e la loro determinazione di restarvi anche a costo della vita. A rappresentare l’archidiocesi di Nyeri, iniziata dai nostri missionari nei primi anni del 1900, c’era p. J. B. Gichuhi quale simbolo del raggiungimento della maturità da parte della Chiesa locale. Tra gli altri argomenti trattati durante la tre giorni, si fece rilevare la cooperazione tra i Missionari e le Missionarie della Consolata, ed il criterio di consegnare le parrocchie già organizzate al clero locale. PELLEGRINAGGIO Concluso il seminario, noi teologi (16 in tutto) abbiamo fatto una sorta di pellegrinaggio al nord del Kenya, con destinazione la missione di Wamba, quasi a seguire le orme dei nostri predecessori. Lungo il tragitto abbiamo fatto tappa a Sagana presso il noviziato, a Isiolo e ad Archer’s Post, ricevuti sempre con gioia da tutti. Ad Archer’s Post p. Tablino ci mostrò il posto dove p. Luigi Andeni fu ferito a morte nel 1997, durante un assalto alla missione. All’arrivo a Wamba siamo stati accolti gioiosamente da p. Angelo Riboli il quale ci sistemò nel Centro Pastorale dove avremmo sostato per tre giorni. Dopo la cena ed il giorno dopo, abbiamo incontrato i pp. G. Gorzegno e G. Da Fré che lavorano a Wamba e da loro abbiamo appreso la storia di questa missione, i suoi inizi difficili per la vicinanza di una missione anglicana e la contrarietà del governo, la prima scuoletta, il dispensario, che oggi è diventato un grande ospedale, la scuola secondaria per ragazze, il centro pastorale e la scuola per infermiere. Domenica, 26 maggio, abbiamo preso parte alla messa parrocchiale e siamo stati presentati alla comunità che espresse il suo compiacimento nel sapere che eravamo giovani che si preparano ad essere missionari. Dopo la messa c’è stato un incontro di carattere formativo con i giovani. Con loro, nel pomeriggio, ci siamo cimentati in una partita a calcio portando a casa una sonora… sconfitta! La permanenza a Wam-ba è stata molto istruttiva: abbiamo potuto visitare la “manyatta” (abitazione lo-cale), una comunità cristiana di periferia e ci siamo incontrati con un gruppo di anziani Samburu. La visita si è estesa alla St. Theresa Girls Secondary School - scuola secondaria femminile diretta dalle Mis-sionarie della Consolata - e al grande ospedale della missione che conta 200 letti: un’istituzione che rende visibile l’amore di Dio per i malati ed i poveri di Wamba e dintorni. Accanto all’ospedale abbiamo visitato la scuola per infermiere. Ormai era tempo di tornare a Nairobi e lungo la via del ritorno abbiamo visitato le missioni di Maralal e Rumuruti, ricevuti con affetto dai nostri missionari. Questo pellegrinaggio di missione in missione fu un vero momento di grazia che ci ha riempito di stupore e orgoglio pensando all’enorme mole di lavoro di evangelizzazione svolto dai nostri missionari pionieri. Essi non avevano i mezzi di trasporto che abbiamo noi oggi, ma senza dubbio avevano una grande fede in Dio e il cuore pieno di amore verso i fratelli. Il loro lavoro e sacrificio merita rispetto e la loro memoria non deve essere dimenticata. Miano Michael Mwatha
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