Tullio, pensionato novantaseienne, vive nel rimpianto per aver mancato all’appuntamento più importante della sua vita: Giuseppe Allamano lo aveva chiamato per andare in Africa, nelle missioni, ma lui non è mai partito o almeno così crede...
In questo modo comincia “La partenza”, l’ultima fatica cinematografica del regista Paolo Damosso che in questi giorni ha appena ultimato le riprese. Il film, circa un’ora di pellicola a metà strada tra documentario e fiction, viene prodotto dalla Nova T, il centro di produzione televisiva dei padri Cappuccini e sarà presto in distribuzione in libreria come strenna natalizia.
Per realizzarlo è stato radunato un cast di provata esperienza: accanto al protagonista Franco Giacobini, attore in più di cento film (dal “Federale” di Salce all’ “Alibi” di Gassman), a vestire i panni della moglie Anna c’è Angela Goodwin che ha calcato il palcoscenico a fianco di Renato Rascel. Completa il trio Flavio Bucci che, dopo aver conquistato il grande pubblico con lo sceneggiato televisivo “Ligabue”, si accinge a impersonare Bruno, figlio di Tullio e Anna, che lavora come attore e regista.
Durante le riprese, cominciate il 20 luglio, gli attori hanno ripercorso i luoghi in cui visse il beato Giuseppe Allamano: Torino, Grugliasco, Rivoli, Oglianico, le Valli di Lanzo ed infine proprio Castelnuovo, nella sua casa natale, oggi trasformata in museo.
Proprio per renderlo più accattivante, il documentario viene mescolato con la fiction: «Per creare il giusto interesse - Damosso prova a svelare i segreti della sua ricetta - servono attori di alto livello». Contano anche la scelta dei tempi ed i canali di distribuzione del film: «Verrà trasmesso sul canale satellitare della Conferenza Episcopale Italiana mentre si potrà acquistare la videocassetta in libreria intorno a Natale». Un’alternativa in chiave culturale e religiosa ai classici film natalizi dei fratelli Vanzina o altri.
«La vicenda ruota attorno al tema della partenza, non solamente intesa come lo spostarsi fisicamente da un luogo ad un altro»: è questa l’idea che sta dietro al film. «Proprio il beato Giuseppe Allamano ci ha insegnato che si può partire anche restando fermi.
A inizio secolo il santo castelnovese raccontava ai fedeli ciò che accadeva nelle terre lontane, tappezzava le pagine del bollettino parrocchiale con le storie dell’Africa, arrivando perfino a fondare uno dei più importanti istituti missionari senza mai muoversi dal Santuario della Consolata a Torino: una sorta di Emilio Salgari con la tonaca.
Tullio si strugge perché non è partito, perché non è andato nelle missioni, perché non ha risposto alla chiamata dell’Allamano, ma la moglie ed il figlio sono a dimostrargli quanto sia importante compiere la propria missione anche vicino a casa, vicino ai propri affetti; non necessariamente bisogna andare dall’altra parte del mondo».
Da parte sua, Bruno, il figlio, attore e regista, sta svolgendo una ricerca storiografica sulla vita e l’opera del Beato per realizzare uno spettacolo teatrale. Finzione nella finzione, le due storie parallele si intersecano e si specchiano, ricostruendo il personaggio esistenziale del fondatore dei Missionari e delle Missionarie della Consolata.
Anche se il film dura appena un’ora non mancano gli artifici tecnologici per interessare il pubblico: tutte le scene vengono girate in “presa diretta”; in pratica l’audio che si sente è quello reale, le scene vengono montate senza alcun doppiaggio. «Questa tecnica permette allo spettatore di cogliere l’emozione del momento, di sentire ciò che provano gli attori sul set».
Per accorgersene basta ascoltare il monologo di Flavio Bucci proprio in casa dell’Allamano: l’attore immagina l’incontro tra Don Bosco ed il suo ex allievo l’Allamano che, al trambusto gioioso dell’oratorio ha preferito il silenzio e il raccoglimento del seminario: «Se lo avessi fatto mi avresti convinto a non partire» risponde sorridendo l’Allamano.
Il tocco finale arriva con gli effetti speciali, degni di un colossal: «Abbiamo portato dentro la Consolata il gimmy gib - sorride Damosso -. Si tratta di un braccio meccanico che arriva fino ad un’altezza di 13 metri». Un’attrezzatura che viene generalmente utilizzata per eventi all’aperto come i concerti o le partite di calcio: «La telecamera montata su questo braccio fluttua tra le navate della chiesa creando immagini a effetto».
P. Giacomo Mazzotti
Nota: Padre Giacomo Mazzotti, direttore della rivista AMICO, ha seguito le riprese del film quale consulente a nome del-l’Istituto.