Modjo, 21 Agosto 2002
Salve amici, mi chiamo Stefania, ho 36 anni e scrivo da Modjo, presso i Missionari della Consolata, dove sono venuta a trascorrere le mie vacanze estive di tre settimane. Sono partita molto tranquilla sia perché l’Africa non mi era nuova ed anche perché conosco bene i Padri della Consolata; uno di loro, p. Antonio Bellagamba, è il mio padre spirituale; inoltre conoscevo p. Paolo Angheben che mi ha ospitata a Modjo.
A dire la verità, ero partita per fare la turista distratta, pensando di visitare tre missioni e facendo diverse esperienze ma, arrivata ad Addis Abeba e rivisto abba Paolo, dopo quasi due anni, ho capito che non era un caso che Dio avesse scelto tutto questo per me.
Giunta a Modjo sono stata rapita dai bambini che mi sono corsi incontro con le loro treccine, i loro vestiti lisi, i piedini nudi, i loro sorrisi ma, soprattutto, il loro calore umano e la voglia di strusciarsi addosso affettuosamente. Alcuni provano a chiederti una candy (caramella), ma se non arriva non è un problema, oltretutto, io sono stata subito etichettata come abba Paolo sister e quindi, ero più osservata nei tratti somatici che per quello che tiravo fuori dalle tasche.
Seguendo il consiglio di p. Paolo, mi sono messa ad osservare e meditare e ho capito subito che il “fare” di noi europei non è adatto all’Africa e tanto meno ad un posto come questo così ricco di Dio e dei suoi doni. La chiesa ed i canti dei ragazzi mi hanno subito incantata a tal punto che, per un attimo, mi è sembrato che la messa fosse celebrata in mio onore tanto ero circondata dall’amore dei bambini.
Anche i pasti di Abbebec, semplici e pieni di amore, mi hanno conquistata, così come la simpatia di Monica e Riccardo, due giovani di Padova, poco più che ventenni, con i quali ho condiviso questa mia esperienza durante due settimane. Osservarli con i bambini, soprattutto Monica, con i suoi biondi capelli, occhi azzurri ed energia da vendere, era davvero bello.
Ho potuto visitare anche altre missioni. A Gambo, dove sono stata due giorni, ho goduto di una realtà totalmente diversa, interessante per la natura maestosa che circonda la missione ubicata in mezzo alla foresta; per l’ospedale con i suoi malati (inimmaginabili!), con il villaggio dei lebbrosi e dei tubercolosi gestito dalle suore di don Gasparino, Cristina e Nazzarena; con l’ottantenne abba Rossi Tarcisio che ti riceve con i suoi sorrisi ed il suo “ spirito fanciullino” e dove l’ospitalità dei suoi confratelli, gli fa da cornice.
Ad Asella, ho conosciuto abba Renato Saudelli e la sua scuola d’arte piena di quadri e di splendidi ricami e un gruppo di ragazzi lombardi molto simpatici. Infine ho raggiunto la missione di Weragu dove vive abba Edoardo Rasera con la sua vitalità e senso pratico, in un posto incantato, dove né acqua né energia elettrica sono ancora arrivati. Credo che l’Eden tanto mitizzato somigli a questo luogo immerso nella natura, dove piante e fiori di tutti i tipi formano un paesaggio di rara bellezza.
Tra una visita e l’altra tornavo a Modjo dove, con l’aiuto di abba Paolo, ho scoperto quello di cui avevo veramente bisogno, quello che cercavo da tempo... la Parola, la Lectio Divina.
La vita mi ha sempre dato tanto, tutto per chi mi osservava dal di fuori, ma io sentivo sempre che mi mancava qualche cosa. L’uomo della mia vita? Vivere in un’altra città? Il posto e la situazione incantata? La persona speciale? …Gesù, ecco cosa mancava nella mia vita!
Tre anni fa ho conosciuto p. Antonio Bellagamba e con lui ho iniziato un cammino spirituale. Grazie al suo aiuto ho re-incontrato Gesù e la mia vita, dopo essermi sentita sempre una precaria, è completamente cambiata. Quello che per me era importante, giorno dopo giorno, perdeva di significato lasciando il posto alle cose fondamentali fino a sentirmi una persona diversa, serena e piena di gioia.
L’unica cosa che ancora non capivo era “cosa avrei fatto da grande”. Mi ponevo tante domande: single per sempre? Missio-naria? Solo lavoro ed hobby? Pur essendomi affidata a Gesù e sentendomi abbastanza destrutturata, il mio cervello non trovava pace.
Ed ecco che comincio il mio cammino di preghiera con abba Paolo, comincio la Lectio Divina senza nemmeno capire bene cosa sia ed entro nel profondo di me stessa. Comincio a non dormire e continuo a pregare fino a quando comprendo il tutto: la Parola che entra in noi ci fa figli di Dio e ci rende liberi.
Capisco che Dio, a Modjo, mi ha voluto regalare l’ultimo tassello del mio cammino, quello più importante, quello della rinascita: la preghiera; la forza che ti sostiene, ti dà gioia e ti apre alla vita. All’improvviso mi sento come se mi avessero spolverata con un piumino e tolto la fuliggine di dosso, come se il sole mi illuminasse per la prima volta e vivo! Capisco ora la vitalità dei missionari, anche di quelli come Antonio ed abba Rossi, che pur non essendo più giovani, continuano a dare gioia, amore e la loro vita per le missioni come e più di 40/50 anni fa... Sono sostenuti dalla preghiera.
Ora so che nella vita dovrò sostenere le dure prove che il buon Dio mi darà, ma non ho paura: sono supportata! Oggi mi sento libera da convenzioni, schemi, affetti interessati. Non mi chiedo più cosa farò domani. Torno a casa ricca di Spirito Santo e con la voglia di ricominciare, animata e sospinta dalle tante cose belle apprese dai bimbi (qui c’è più da imparare che da insegnare), dalle loro molte necessità e dall’esempio di dedizione e sacrificio dei Missionari della Consolata.
Ad abba Paolo, mio fratello, un grande abbraccio ed un ricordo speciale nelle mie preghiere.
Stefania C.