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LA STRADA PDF Stampa E-mail
Scritto da Sergio Frassetto   

Nei mesi di luglio e agosto, nella città di Terracina (Latina) ha avuto luogo un’importante attività di sensibilizzazione missionaria. Organizzata da p. Giordano Rigamonti e dal suo staff di collaboratori, l’iniziativa, intitolata “La strada”, ha raccolto nella tranquilla cittadina tirrenica oltre un centinaio di volontari, giunti da ogni parte del mondo, con l’unico obiettivo di portare per le sue strade e le sue piazze una buona notizia, un messaggio di pace e di speranza. Lungo la strada perché è sulla strada che si incontra la gente con la sua vita ed i suoi problemi, perché è la strada il luogo dove si possono incontrare tutte le forze sociali, perché è lungo la strada che lo stesso Gesù si è mosso per portare la buona novella ai suoi contemporanei.
I giovani, animatori e volontari, hanno invaso in modo simpatico e capillare Terracina, realizzando numerose attività di animazione missionaria, con l’unico grande obiettivo di creare nuovi stimoli e spunti di riflessione su temi forti come la droga, la globalizzazione, la fede, e la missione.
Così i giardini della città si sono animati per far giocare i bambini intorno ai temi legati al mondo della foresta amazzonica. Strade e spiagge sono state visitate da gruppi di attori che realizzavano performances ispirate ai racconti degli indios. Un set cinematografico in miniatura era allestito nella pineta per girare alcuni episodi di un miniserial “Summer in Terracina”, realizzato da giovanissimi attori e cameraman.
Alla sera tutti i gruppi convergevano nella piazza centrale del lungomare per la preghiera dei popoli che, di volta in volta, presentava un popolo differente e poi balli, proiezioni video, improvvisazioni teatrali, videobox dove ognuno poteva esprimere il suo parere sull’iniziativa.
Tra le iniziative proposte c’era la mostra “Amazzonia: selva, coca e maloca” sulla coltura e cultura della coca nell’area amazzonica, il narcotraffico e i disastrosi effetti che produce nella società colombiana e sulla foresta amazzonica. Collegato a questo, di grande impatto era il discorso sul genocidio in atto del popolo Yanomami.
Fondamentale è stata la funzione dei testimoni come i numerosi Missionari della Consolata che hanno presentato, in diverse occasioni, la loro esperienza e hanno interagito con i giovani contribuendo a motivarli nel senso di un impegno missionario. Significativa è stata la serata con il card. Ersilio Tonini, un anziano sempre giovane, capace di suscitare entusiasmo e voglia di impegno anche nei più scettici.
Ma i primi testimoni sono stati gli stessi giovani: gioiosi, coinvolti, disponibili, attivi.
Scrive Roberta: «Il campo di servizio a Terracina è stata un’ottima occasione per vivere la Chiesa in modo diverso dal semplice frequentare la messa domenicale e la parrocchia. È stato un momento di presa di coscienza dell’impegno missionario che ogni cristiano ha nella sua realtà quotidiana e un contatto con la gioia di seguire Cristo in ogni situazione, anche la più difficile. Un grazie a tutti i missionari e testimoni di ogni giorno».
«Possiamo dire – continua Riccardo – che è stata un’esperienza memorabile, non soltanto per gli avvenimenti quanto per quello che è successo ad ogni persona che ha partecipato a questa iniziativa. Siamo stati sminuzzati, setacciati, re-impastati vigorosamente. Abbiamo toccato con mano i nostri limiti, le nostre paure, ma abbiamo anche scoperto, o riscoperto, la grandezza che è in ognuno di noi e la meraviglia di condividere un’esperienza forte.
Pochissime persone, forse nessuna, sono tornate da Terracina così come vi sono giunte. Ho visto gente le cui certezze sono state sgretolate, religiosi spaventatissimi, laici che hanno scoperto la Chiesa, amicizie interreligiose, sorrisi nuovi. E un contagio irresistibile.
Tutte le persone che sono entrate in contatto con noi sono state toccate, provocate, arricchite dal nostro incontro e noi da loro. E non perché nel nostro gruppo ci fossero santi o eroi, ma perché basta spogliarsi di maschere, ruoli, ritualità solo esteriori e metterci in gioco per quello che siamo, per creare scambi profondi. È solo nella mia povertà e grandezza di essere umano che posso accogliere e incontrare altri uomini e donne.
…In conclusione abbiamo scoperto quanto e come si può essere missionari in casa nostra. Questa intuizione di p. Rigamonti, da cui è nato tutto il progetto, è grande. Non è necessario andare in Africa, in America per essere un bianco in mezzo ai neri. Basta farsi due segni sul viso e camminare per LA STRADA, portando un messaggio di pace e di speranza, per essere una persona che colpisce, attrae, provoca: un missionario che a sua volta è colpito, attratto e provocato»

Sergio Frassetto

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