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Per molti la Costa d’Avorio è uno dei Paesi più evangelizzati dell’Africa occidentale. La credenza nasce dal fatto che qui ci sono grandi chiese, compresa la famosa basilica di Nostra Signora della Pace. In realtà, vista da noi, la situazione è molto diversa. La grande maggioranza della gente non ha ancora ricevuto la buona novella di Gesù Cristo. Secondo recenti statistiche, il 39% sono cristiani, l’11% musulmani e l’altro 50% segue le religioni tradizionali. Tuttavia, anche coloro che si professano cristiani hanno una fede piuttosto superficiale. Di questi, la grande maggioranza ha ricevuto solo il battesimo e non ha mai fatto la prima comunione. Succede spesso di celebrare l’eucaristia in una delle tante stazioni-cappelle della parrocchia e a fare la comunione sono solo una o due persone. E magari succede che lo stesso catechista della cappella non solo non abbia fatto la prima comunione, ma che non sia addirittura battezzato. Questo dimostra chiaramente che ci troviamo di fronte a una realtà di prima evangelizzazione. Nella parrocchia di Sago, oltre a p. Zachariah King’aru, superiore delegato, lavorano i pp. Victor Kota, Joseph Omondi e Killian Wambua. La parrocchia è grande come una diocesi. Alcuni catechisti sono battezzati, ma poco formati. Altri non sono ancora battezzati. Ci siamo chiesti che cosa fare in una regione dove la maggioranza appartiene alla religione africana tradizionale; dove la domenica è come un giorno di lavoro qualsiasi; dove pratiche paganeggianti contrarie al vangelo permangono ben radicate; dove il ramadam e la quaresima dicono la stessa cosa: non mangiare e bere finché c’è luce… Che iniziative prendere per superare una divisione anti-evangelica che vede una Chiesa per gli ivoriani e una per i forestieri, un coro per gli uni e uno per gli altri e via di questo passo…? In questa situazione, abbiamo identificato le nostre priorità nei bambini e nei giovani. I bambini perché non portano il grande peso della cultura tradizionale e il bagaglio storico dei loro antenati. E i giovani perché sono la maggioranza e anche i più aperti ai cambiamenti sociali, politici e religiosi. Bambini e giovani sono come “le sentinelle del mattino” e rappresentano il futuro della Chiesa della Costa d’Avorio. Con loro speriamo di creare una Chiesa molto più integrata e dinamica. Come raggiungere questo obiettivo? Tra le varie risposte che si possono dare, abbiamo scoperto l’importanza dello sport, del teatro e dei film di carattere religioso: tutte cose che attraggono molto i giovani e i bambini. Il football non è una novità da queste parti, ma nuovo è fare del gioco del pallone un’occasione di evangelizzazione. In questo senso il Sago Youth Football Club, la squadra di calcio di Sago, ha attirato molti giovani e questo ha permesso loro di conoscere la parrocchia. Così molti hanno cominciato a frequentare il catecumenato e a partecipare alle attività della Chiesa. Uniti, poi, nella stessa squadra e per lo stesso scopo, la partita di calcio ha creato un nuovo clima di apertura tra gli ivoriani e i forestieri, che supera la divisione esistente nella società. Nella squadra gioca anche p. Kota come ala sinistra. Il sottoscritto fa da allenatore e, stando in panchina, non manco di dare qualche buon consiglio sia ai giocatori sia agli spettatori. I giovani hanno organizzato anche degli spettacoli teatrali che attirano i loro coetanei in gran numero: si tratta di ottime occasioni per veicolare il messaggio cristiano. Sono spettacoli umili e senza pretese, ma per molti che non hanno voglia o tempo di venire in chiesa, costituiscono una efficace forma di catechesi popolare. Lo sport, il teatro e i film si sono rivelati mezzi utilissimi di prima evangelizzazione, specialmente per i bambini e i giovani. È nostra intenzione incoraggiare queste attività e renderle molto più dinamiche. P. Joseph Omondi
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