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PANE SPEZZATO PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Piero Trabucco, IMC   

IL CAMMINO DEL NATALE
I Vangeli narrano che la nascita di Gesù avvenne mentre Giuseppe e Maria erano in cammino, lontani dal loro ambiente familiare e dalla sicurezza che una dimora stabile poteva loro offrire. Se però riandiamo a tutto il contesto biblico, il modo in cui è avvenuta la nascita del Figlio di Dio non ci meraviglia affatto. Anzi i racconti del Natale, proprio per questo, si trasformano in “buona notizia” di un progetto divino, in messaggio che dà respiro alla nostra esistenza che sempre tende ad appesantirsi, e ci apriranno nuovi orizzonti di speranza.

Israele – popolo in cammino
Tutta la storia del popolo d’Israele è marcata dal segno del cammino e della provvisorietà. I suoi momenti più importanti e cruciali hanno sempre a che fare con l’itineranza, il cammino, il cambiamento. Il popolo d’Israele nasce quando Abramo lascia la sua dimora stabile e accetta la vita del nomade. Israele ritrova la sua identità e dignità di popolo quando si rimette in cammino, compiendo un lungo esodo dalla schiavitù alla libertà della terra promessa. Una esperienza quella che dovrà ripetersi ancora, soprattutto attraverso le varie esperienze d’esilio. I patriarchi e i profeti realizzano la loro missione quando, attenti alla chiamata di Dio e disponibili a intraprendere la missione che veniva loro affidata, si mettono in strada, fidandosi solo di Lui.
Un segno, quello del cammino, che nel corso della sua storia Israele assume come una vera e propria “spiritualità” che evidenzia la totale dipendenza da Dio, passata attraverso la purificazione dalle chiusure e dall’immobilismo del peccato. Assieme all’idea di cambiamento e di novità, il cammino suggeriva ad Israele anche quella della povertà. Chi si mette per strada si espone ai pericoli, agli imprevisti, a ogni genere di difficoltà. L’itinerante manca di una delle realtà più importanti per una persona che è la dimora sicura e il focolare che riscalda il cuore. Tale condizione viene così vista come condizione per effettuare superamenti, per raggiungere situazioni migliori. L’individuo sente, lungo il cammino, che non può contare su se stesso e sulle sue forze, ma deve invece appoggiarsi a un Altro, che gli dà la piena garanzia di raggiungere la meta.

Cristo – la via
Con la sua incarnazione e la sua missione, Gesù di Nazaret assume in pieno la tradizionale spiritualità dell’esodo e del cammino, che ha nutrito per secoli il suo popolo. Egli nasce infatti pellegrino e accoglie la povertà e la provvisorietà che questo stato comporta. Inizia la sua missione e diventa un maestro itinerante. Sceglie i suoi discepoli e chiede loro di abbandonare ogni cosa e mettersi in strada con lui. Poco a poco, però, passa a proporre se stesso come “via” per tutti coloro che anelano alla liberazione. Gli evangelisti e S. Paolo, nei loro scritti, non indicheranno più una strada da percorrere o un cammino da seguire. Essi presenteranno una Persona con cui ogni discepolo potrà identificarsi. Gesù diventa così la via nuova che permette di superare l’abisso che separa l’umanità peccatrice dalla santità di Dio. È lui che dà l’accesso al Padre. I cristiani diventeranno così non gente errante, senza meta, ma pellegrini in cammino verso la Gerusalemme celeste, dove Cristo li ha preceduti. Inviati al mondo, i discepoli si trasformeranno in profeti itineranti del Maestro di Nazaret, e fonderanno comunità aperte e fraterne, il cui stile di vita verrà descritto come “cammino”.

Il missionario – in cammino con Cristo
I testi litugici del Natale, attraverso una lettura attenta e pregata, possono trasformarsi in augurio - proposta audace per la nostra vita di Missionari, perché hanno la forza di interpellarci nel profondo e tanta luce per indicarci itinerari di conversione e di vita nuova. Accogliamo pertanto dalla Liturgia del Natale l’invito a prendere sul serio la sequela di Cristo affinché la nostra vita possa trasformarsi sul modello della sua; la proposta a essere persone gelose della loro libertà, capaci di mettere a lato ogni zavorra e ogni peso, protesi costantemente verso la meta; l’impegno a non chiuderci mai in orizzonti ristretti, affinché il nostro vivere e la nostra missione abbiano sempre le dimensioni della Chiesa e del mondo; il comando di mantenerci sempre sulla strada dei poveri, quale luogo privilegiato per incontrare il Cristo e per annunciarne la liberazione.

Duc in altum!
Questo invito del Papa al termine del grande Giubileo diventi anche per ciascuno di noi, Missionari della Consolata, incoraggiamento ad iniziare il secondo centenario dell’Istituto con rinnovata fiducia e speranza, e con zelo grande per continuare la nostra Missione. Ci accompagna nel nostro cammino la Consolata, Madre e Maestra di Apostoli.
Questo augurio di Natale lo estendiamo, attraverso le pagine del Da Casa Madre, a tutti i parenti e gli amici che con la loro preghiera e la loro vicinanza fraterna ci incoraggiano nell’impegno di fedeltà alla nostra vocazione. Su tutti scenda l’abbondanza della pace del Signore.

P. Piero Trabucco, IMC
(Padre Generale)
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