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BEATO PAOLO MANNA PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Piero Trabucco, IMC   

Protettore dei Missionari e delle
Missionarie della Consolata per l’anno 2003

Carissimi Missionari,

In una delle sue lettere ai missionari Paolo Manna afferma: «Il missionario di fatto non è niente se non impersona Gesù Cristo… Solo il missionario che copia fedelmente Gesù Cristo in se stesso… può riprodurne l’immagine nelle anime degli altri» (Lettera 6). Fu proprio questo forte richiamo alla santità, insistentemente inculcato da Paolo Manna ai suoi missionari quale ingrediente indispensabile per una vocazione missionaria realizzata e di cui lui stesso ha offerto una sublime testimonianza, a spingere le Direzioni Generali dei nostri Istituti a scegliere il Beato Paolo Manna quale Protettore per l’anno 2003.

Chi è Padre Paolo Manna?
Paolo Manna nasce il 16 gennaio 1872, ad Avellino, quintogenito di Vincenzo e di Lorenza Ruggeri. Nel 1891 entra nell’Istituto Missioni Estere di Milano e il 19 maggio 1894 viene ordinato sacerdote.
Padre Paolo parte per la Birmania (Myanmar), suo campo di lavoro missionario, il 3 ottobre 1895, e vi trascorre i due primi anni, alternando lo studio delle lingue e della cultura del popolo con il lavoro apostolico vero e proprio.
La sua salute però non regge all’intensa attività e soprattutto alle febbri malariche che lo colpiscono ripetutamente. Così, nel giro di pochi anni, per ben tre volte, deve fare ritorno in Patria, fino a quando, il 4 luglio 1907, avrà luogo il suo definitivo rimpatrio.
Dopo alcuni mesi di convalescenza, a P. Manna viene affidata la redazione della rivista “Le Missioni Cattoliche”. Dà così inizio ad una attività che caratterizzerà la sua vita: l’animazione missionaria e vocazionale, realizzata soprattutto attraverso la stampa e poi attraverso la fondazione dell’Unio-ne Missionaria del Clero.
Nel 1916, infatti, assieme a Mons. Guido Maria Conforti, fondatore dei Missionari Saveriani e vescovo di Parma, presenta al Papa Benedetto XV il progetto dell’Unione Missio-naria del Clero, con l’intento di diffondere lo spirito missionario tra i vescovi, sacerdoti e persone consacrate, ricevendone il più caloroso appoggio.
All’inizio degli anni venti, un nuovo campo di lavoro si apre al dinamico missionario di Avellino: l’apertura e la conduzione a Ducenta (AV) del “Seminario meridionale per le missioni estere”. È la realizzazione di un sogno che aveva portato in cuore per oltre un ventennio, quello cioè di avviare un’opera vocazionale missionaria nel Sud Italia.
Nel 1924, l’Istituto Missio-ni Estere di Milano celebra il suo primo Capitolo Generale e P. Manna viene eletto Superiore Generale. Per l’Istituto tale assise assume un particolare significato perché segna l’inizio di un processo che sboccherà nella nascita del P.I.M.E. (Pontificio Istituto Missioni Estere), unendo i due “Seminari missionari” di Milano e di Roma.
Durante il suo mandato decennale, P. Manna contribuisce alla stesura delle nuove Costituzioni, apre le porte del-l’Istituto all’accoglienza dei Fratelli laici, aumenta il numero delle case in tutta Italia per il reclutamento e la formazione degli aspiranti alle missioni. Intraprende anche un lungo e complesso viaggio a tutte le fondazioni missionarie fuori Italia.
Fu durante tali visite che P. Manna matura l’idea di scrivere le “Osservazioni sul metodo moderno di evangelizzazione in Asia”. Una delle opere più rimarchevoli di P. Manna come Superiore Generale sarà la preparazione per la fondazione delle Missionarie dell’Imma-colata, ramo femminile del suo Istituto.
Dieci anni dopo, il secondo Capitolo Generale sceglie, dietro sua insistenza, un nuovo Superiore e P. Manna, finalmente libero da tale incombenza, può ritornare ad attività a lui più consone: segue la nascita dell’Istituto delle Missionarie dell’Immacolata, prende decisamente in mano la direzione dell’Unione Missionaria, ac-compagna la crescita e lo sviluppo della Regione Meridio-nale del PIME, di cui viene eletto Superiore Regionale.
Intanto il male che covava in lui da lungo tempo, prende il sopravvento. P. Manna muore a Napoli il 15 settembre 1952. Dieci anni dopo si avvia il processo di canonizzazione che culminerà il 4 novembre 2001, quando Giovanni Paolo II lo proclama Beato.

Paolo Manna: maestro di missione

1. Il missionario: una vita afferrata da Cristo
Secondo Manna, la spiritualità intesa come configurazione della persona con Cristo, costituisce il cuore della vita apostolica. Affermerà con forza: «Il missionario deve presentarsi ai popoli infedeli come altro Cristo».

2. Attivi sì, ma non troppo!
Lo zelo missionario ardeva nel cuore del Beato Manna fino a diventare vera “passione”. Egli poi lo inculcava nei suoi missionari. Non poteva immaginare un missionario apatico e freddo, che non ardesse di questo fuoco. Ciononostante, più volte nei suoi scritti ritorna sulla necessità di accordare armoniosamente le attività apostoliche con gli spazi di studio, con le esigenze di una vita comune, con i momenti prolungati di preghiera.

3. Per salvare bisogna soffrire
Croce, discepolato e missione formano sempre un tutt’uno indissolubile e una grossa sfida per ogni missionario. Anche il Beato Manna ritorna sovente su questo tema «poiché – così afferma – le missioni nostre passano per il crogiuolo di tante tribolazioni».

4. L’obbedienza, madre e custode di tutte le virtù
«Il missionario deve, sì, avere zelo, animo coraggioso ed invitto; come il soldato deve essere uomo di valore..., ma sarà buon missionario, invincibile soldato di Cristo solo se sarà obbediente. Coraggio, abnegazione, eroismo, non guidati dall’obbedienza, sono spesso spreco di energie, talvolta delle vere pazzie» (VA 252).

5. Ogni Istituto missionario è al servizio della Chiesa
«Siamo Apostoli, e spaziamo lontano su orizzonti divini, la-voriamo generosamente, disinteressatamente solo per le anime, solo per la Chiesa, solo per il Cielo! Il fine cui tutto va ordinato è Dio, la Chiesa, le anime».

6. La speranza della messe è riposta nel seme
«Senza missionari non ci sono missioni; senza missionari santi, colti, intraprendenti, numerosi non si convertono le anime e non si fondano le Chiese. […] Se è grande cosa fare dei cristiani, cosa assai più sublime è plasmare degli apostoli. Questa è opera assolutamente divina» (VA 177).

7. Non diamo troppo valore al denaro
«Una sola parola dico: non diamo al denaro troppo valore come mezzo di apostolato. Le anime, anche oggi, le converte lo Spirito Santo con la preghiera, con la vita penitente e santa, con lo zelo dei missionari e il Vangelo si espande meglio per la virtù e lo zelo dei neofiti che per opera di gente stipendiata. La propaganda a base di denaro tarpa le ali allo Spirito Santo ed arriva dove arrivano tutti i mezzi umani, cioè non molto lontano» (VA 170-171).

Conclusione
Affido all’intercessione del Beato Allamano e del Beato Manna ciascuno di voi e il vostro lavoro missionario, affinché, ammaestrati dalla “teologia vissuta dei Santi”, la nostra vocazione abbia a guadagnarne in profondità e in efficacia apostolica.
Fraternamente vi saluto nella Consolata.

P. Piero Trabucco, IMC
(Padre Generale)
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