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QUASI UNA VITA... PDF Stampa E-mail
Scritto da Da Casa Madre   

X volume
a cura di Candido Bona

Grande è la soddisfazione quando al termine di un’opera, soprattutto se consistente, si può mettere la parola fine. E così, anche padre Candido Bona, dopo 12 anni di fatica, è riuscito a dare alle stampe l’ultimo volume (il decimo!) delle “Lettere” di Giuseppe Allamano, nostro fondatore.
Un lavoro immane, fatto di pazienti ricerche, prime stesure, decine di persone consultate, confronti di ogni tipo; e, poi, ancora correzioni, bozze da rivedere, aggiunte e verifiche, stesure definitive, indici di ricerca...
Il tutto colorato dallo stile di un ricercatore attento ed esigente fino alla pignoleria: come l’aver spedito qualcuno due volte sul campanile del santuario della Consolata, per verificare l’esattezza delle iscrizioni sulle campane...
Un’opera che ha resistito al logorio del tempo e all’insidia della stanchezza, sempre in agguato, grazie a un “tandem” ben collaudato: padre Bona, storico esigente, dal puntiglio senza sconti e suor Lina Rosa Bellagamba, Missionaria della Consolata, fedele segretaria, capace non solo di interpretare le esigenze dell’autore, ma anche di metterle in pratica, superando brillantemente difficoltà e imprevisti (come il passaggio, a metà percorso, dalla modestissima Olivetti ai vantaggi del computer).

Dieci, anzi undici volumi (perché il nono è doppio), il primo pubblicato nel 1990, con un totale di 8.045 pagine, che racchiudono ben 4.000 documenti tra cui le 1.812 lettere autografe dell’Allama-no, tuttora conosciute e in nostro possesso. Un’edizione, a differenza di altre (tentate in anni precedenti), integrale: lettere, relazioni, cartoline postali, biglietti da visita, saluti aggiunti ad altri scritti; tutto è stato pubblicato senza tagli o censure, senza nulla nascondere o manipolare.
Disposte in ordine cronologico, danno la possibilità di cogliere lo snodarsi della vita (o, meglio, “Quasi una vita...”) di Giuseppe Allamano nelle sue varie fasi, le tappe importanti, i momenti più intensi: dalle lettere giovanili fino all’ultimo scritto, il testamento, riformulato nel gennaio del 1926, pochi giorni prima della morte, che si conclude con il suo «arrivederci tutti nel bel Paradiso»!
Accanto alle lettere scritte dal Fondato-re, figura pure una massa notevole (anche se non completa) di lettere da lui ricevute, indispensabili per comprendere “il mondo” che lo circondava e che lo vedeva, di volta in volta, come amico, parente, confratello, rettore, padre, fondatore, guida...
Sorprende, scorrendo l’indice dell’epistolario, la molteplicità delle relazioni: dai famigliari e amici, ai suoi vescovi, papi, autorità civili e religiose, benefattori e, soprattutto i suoi figli, Missionari e Missionarie della Consolata. E, poi, i toni diversi: dall’ufficialità burocratica (sempre elaborata con cura, magari con l’aiuto dei collaboratori) alle lettere personali, scritte con lessico povero (si avverte, talora, il sottofondo dialettale), lo stile sobrio, misurato e incisivo, capace di andare al cuore, caldo e persuasivo.
Ma quella che abbiamo tra le mani non è solo una raccolta, bensì un’edizione “critica” e qui sta il suo straordinario valore, anche storico. L’autore, infatti, ha voluto offrirci la produzione epistolare dell’Alla-mano inquadrandola nel suo tempo (la precisione delle date!), arricchendola con spiegazioni e chiarimenti, riportando i dati biografici delle innumerevoli persone citate, anche le più umili e sconosciute; stabilendo collegamenti sicuri o probabili; rispettando, fino allo scrupolo, il testo originale; interpretando perfino silenzi e allusioni per rendere meno oscuri avvenimenti o personaggi.

Ha scritto padre Bona: «L’epistola-rio ci mette a parte di tanti segreti della vita di Giuseppe Allamano direttamente, senza le inevitabili mediazioni del biografo. Scorrendolo, affiora quasi il timore di penetrare, ospiti non richiesti, nella sua stanza di lavoro e di violarne l’intimità proprio quando si manifesta come amico, consigliere, padre; oppure quando affronta problemi e comunica decisioni; quando apre la corrispondenza (lettere particolarmente attese, come quelle che gli giungevano dalle missioni). Ma, a distanza di decenni, le sue lettere appartengono ormai ai suoi figli, alla chiesa. La sua semplicità, il tono pacato e confidente dissolvono la sensazione di essere degli intrusi».
Certo, queste lettere non sono tutta la sua vita, ma “quasi”: importanti e indispensabili per penetrare un po’ di più nel mondo (sempre misterioso) della sua santità.
E sono diventate anche un “pezzo di vita” che padre Bona ha voluto dedicare, con amore di figlio, al Fondatore, senza lesinare tempo, né fatiche. A lui, perciò, e a sr. Lina Rosa, il GRAZIE caloroso e commosso di tutti i Missionari e Missionarie della Consolata: per aver creduto al valore di una simile fatica e aver tenuto duro, sino alla fine.

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