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Le riflessioni sul Protettore per l’anno 2003 saranno de-sunte dai sui scritti, dai suoi biografi e dalle testimonianze dei confratelli che l’hanno conosciuto personalmente. Questo per amore di precisione e per man-tenere la freschezza e l’immediatezza del suo pensiero. La personalità di Paolo Manna. Se la grazia opera sulla natura, è importante vedere questo Beato come uomo, con i suoi lati positivi e negativi che lo rendono più vicino e imitabile da noi. “Chi era P. Manna?”, si domanda Pietro Gheddo nella sua biografia sul Beato. E la risposta viene dal card. Marella che lo ha conosciuto a Roma: «Ciò che più mi colpiva in P. Manna era la sua semplicità, l’ardente zelo e la schiettezza massima: il tipo autentico del missionario che non teme nessuno e dice quello che pensa quando trattasi dell’Adveniat Regnum Tuum…. Non assumeva arie da intellettuale e tanto meno da missiologo. Era semplicemente il missionario del campo, che la malattia (tubercolosi) aveva impedito di continuare il ministero in Birmania, e tuttavia ardeva della passione di mettersi al servizio dei missionari e di fare di tutto e spendersi interamente per la propagazione della fede». P. Gheddo risponde alla sua domanda con queste parole: «Personalità complessa, non sempre compresa nei suoi desideri e programmi di bene e nelle sue azioni». E P. Trotta lo descrive così: «Nel volto incorniciato da barba fluente lampeggiavano, attraverso le lenti, due occhi profondi e acuti, che sembravano penetrare nell’anima degli interlocutori. Intelligenza viva, sapeva comunicare agli altri i suoi pensieri con chiarezza, conquistando. Fu sempre all’avanguardia, profeta umile e coraggioso, nell’escogitare nuovi mezzi per la salvezza delle anime, che fu la passione per la quale visse e morì. …Scrupolosissimo nell’occupare il tempo, nei brevi intervalli di sollievo si intratteneva con i confratelli o con i suoi pensieri sull’argomento preferito dell’annuncio del Vangelo. Non sapeva aspettare e talvolta sembrava insofferente e impaziente, perché gli era troppo duro perdere tempo: ma sapeva attendere l’ora del Signore con pazienza». «Volontà ferrea: nelle imprese proprie e altrui, vedeva le difficoltà e per poterle superare predisponeva i mezzi opportuni. Provato di continuo nelle malattie, non raramente incompreso, spesso solo, non indietreggiò mai quando era sicuro della giustezza della sua idea. Temperamento quasi burbero, ma d’animo sensibilissimo e aperto alla comprensione, dolce nel trattare, umilissimo nel comportamento, incantevole nella semplicità, di rara prudenza, di luminosa vita interiore». Un missionario disse al P. Tragella, amico intimo e collaboratore fedele del Manna: «Ma anche tu non capisci che di padre Manna ce n’è uno solo?». Lo stesso P. Tragella ripeteva ad un suo confratello che temeva che P. Manna si insuperbisse per i suoi molti successi: «P. Manna è troppo grande per potersi insuperbire». A cura di P. Antonio Bellagamba
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