Desidero condividere alcune impressioni che porto dalla Consulta. Mancando la dimensione decisionale e programmatica propria del Capitolo, la Consulta è piuttosto un incontro di verifica della vita dell’Istituto, a mezza strada tra un Capitolo e l’altro. Così, sciolta da un compito deliberativo, la Consulta è stata caratterizzata dall’inizio alla fine da un clima di serenità, favorevole alla riflessione.
I relatori, venuti da tutte le regioni e settori, hanno esposto la realtà che l’Istituto vive in questo momento. Da qui gli sguardi dei consultori si sono rivolti al futuro come per scrutare l’orizzonte e tentare di intravedere l’Istituto di domani.
C’è già una realtà che ancora è nascosta, ma che si sta affermando e non tarderà a farsi cogliere anche ai meno attenti: l’Istituto sta vivendo un processo di profonda trasformazione. La dislocazione del suo centro geografico e la crescente internazionalità sono dati acquisiti. Meno evidente in questo momento, ma di maggior rilevanza nei suoi effetti, è la trsformazione in corso della fisionomia culturale dell’Istituto.
In questo quadro non sarà più sufficiente appellarsi alla natura religiosa e missionaria dell’Istituto per stabilire i criteri di comportamento. Sarà necessario un nuovo tessuto di relazioni umane. Novità, grande apertura, immaginazione creativa, interculturalità vissuta saranno elementi integrali di questo processo.
Abbiamo davanti a noi un percorso che non si può improvvisare, che esige tempi di prova, di esercizio e di maturazione. È un cammino che si deve iniziare fin da ora. Due sono i passi indispensabili e paralleli che bisogna fare: ascolto attento e docile agli impulsi dello Spirito e ritorno al carisma originale come guida. Probabilmente solo la parola “rifondazione” può tradurre tutta la radicalità di questo processo.
P. Luís Tomás
SICCITÀ E FAME IN ETIOPIA
In un recente appello del primo ministro dell’Etiopia, Meles Zenawi, trasmesso dalla BBC, risulta che sei milioni di etiopi si trovano minacciati dalla fame in questo momento e per il 2003 questo numero arriverebbe a 15 milioni se non si prendono le misure necessarie.
La situazione peggiora di giorno in giorno. La politica del governo in questi anni, non favorevole alle ONG, ha fatto sì che questi organismi, che ebbero una parte rilevante contro la fame durante la siccità del 1984, adesso si trovino senza mezzi per poter organizzare un’operazione urgente in soccorso delle persone colpite dalla fame.
Le Chiese, considerate come ONG, possono essere richieste di collaborare alla distribuzione di cibo in certe zone stabilite dal Governo, e sotto stretta sorveglianza, sia per quanto riguarda gli aiuti che ricevono, sia per la maniera con cui vengono distribuiti.
Le piogge, arrivate in ritardo in diverse regioni, si sono interrotte completamente verso la metà di ottobre, quando i raccolti non erano ancora pronti. In certe regioni sono state molto irregolari o quasi inesistenti e per questo i raccolti non ci sono o sono dimezzati. Siamo al tempo dell’estate, il tempo dei raccolti e pertanto le piogge non arriveranno fino alla fine di febbraio, o nel mese di marzo, quando inizia il periodo delle piccole piogge. Con frequenza questo periodo salta e così si perde circa il 25% del raccolto stagionale. Le grandi piogge, più regolari, cominciano a giugno, e c’è da aspettarsi che fino ad allora non ci sia un miglioramento climatico.
Nelle nostre missioni la gente comincia a manifestare segni gravi di denutrizione, anzitutto nella zona di Alaba-Ropi-Kaciaciullo, dove stiamo aprendo una nuova missione. Di solito vengono colpite dalla fame le zone basse nelle missioni di Meki, nei dintorni della missione di Wonji e nella zona verso i laghi della missione di Gambo. Molto colpita, già da diversi mesi, è la zona del Gololcia fra le missioni di Weragu e Minne.
P. José Martin