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BOA VISTA 25 novembre: nella festa liturgica di Cristo Re, la diocesi di Roraima ha celebrato con una solenne liturgia, presieduta dal vescovo, mons. José Dias Apparecido, i 30 anni della dedicazione della sua cattedrale, opera d’arte e di fede. Nell’omelia, il presule ha sottolineato l’importanza che riveste il luogo di culto, inaugurato il 26 novembre 1972 da mons. Servilio Conti, vescovo dell’allora Prelazia di Roraima. Mons. Apparecido ha quindi richiamato all’attenzione dei fedeli gli impegni dell’azione pastorale della diocesi con le tre priorità stabilite nell’assemblea diocesana del 2000 e riconfermate in quella conclusasi poco prima della celebrazione domenicale: la pastorale familiare, la pastorale giovanile e la formazione dei leaders comunitari, senza naturalmente dimenticare la componente indigena, con la necessità della demarcazione della terra e il diritto alla diversità di cultura e costumi. La ricorrenza è stata motivo per celebrare e ricordare l’azione evangelizzatrice svolta dai Missionari della Consolata in questi anni di presenza nelle terre del Roraima. Col motto “30 anni di evangelizzazione a Boa Vista”, l’attuale parroco, p. Edison Damian, ha voluto ricordare ai cristiani della parrocchia, della cittá e dell’intera diocesi il significato della cattedrale, come segno della presenza della comunita cristiana nella realtá di ogni giorno. La celebrazione di domenica 24 novembre, a cui hanno partecipato numerosi Missionari della Consolata, fu la conclusione di una solenne azione di grazie a Dio, cominciata il venerdì e continuata sabato sera con una veglia di preghiera, durante la quale p. Silvano Sabatini ha ricordato la storia e gli avvenimenti che hanno portato alla realizzazione di quel progetto che oggi è diventato il simbolo della città di Boa Vista. I lavori della cattedrale di Cristo Re, iniziati nel 1967, furono opera di indios Macuxi e Wapixana che, sotto la competente e attenta direzione di fr. Pietro Menegon, divennero abili professionisti. Costituita da tre suggestivi simboli – la nave, la maloca e l’arpa – la cattedrale è vista come la barca di Pietro che naviga sui mari e sui fiumi dell’Amazzonia guidata dal soffio dello Spirito. La forma circolare, che si ripete in diverse parti dell’edificio, rappresenta la maloca, ovvero la casa indigena, la più comunitaria di tutte le abitazioni, da interpretare come un invito a rispettare la cultura dei popoli indigeni e a imparare da essi i valori della fraternità e della condivisione. L’arpa, visualizzata nella rifinitura del soffitto, è invece un richiamo a lodare il Signore nella vita con musiche, danze e cantici. ASSEMBLEA REGIONALE Si è svolta nei giorni 2 e 3 dicembre, nella Casa Regionale di Calungá. La novità dell’incontro era costituita dalla presenza dei Laici Missionari della Consolata che lavorano con noi. Alcuni sono a Roraima da lungo tempo, altri vi sono appena giunti. L’incontro, oltre a rappresentare un momento di fraternità e di celebrazione, ha voluto essere un tempo di riflessione sulla situazione attuale della Regione e una presentazione del programma di lavoro che la Direzione Regionale intende portare avanti quest’anno. Fra gli altri temi, si è parlato di economia, di formazione, di impegno pastorale in ambito indigeno e urbano, della situazione che vive Roraima, e delle nostre comunitá, in alcune delle quali sono presenti i laici che condividono il nostro ideale. Si è dato voce anche ad alcune aspirazioni, come quella di destinare un missionario a lavorare a tempo completo nell’ambito di “Giustizia e Pace”, o al potenziamento dell’animazione missionaria e vocazionale soprattutto in Manaus. I lavori di gruppo e le riflessioni scaturite sono stati di stimolo nel continuare la missione che l’Istituto e la Chiesa ci hanno affidato nei confronti dei popoli indigeni e di quelle realtà marginali, minacciate e oppresse che caratterizzano le periferie delle nostre città. P. Gianfranco Graziola MANAUS 22 dicembre - La Regione Roraima ha assunto un nuovo campo di lavoro. Si tratta dell’ “Area Jorge Teixeira”, alla periferia di Manaus, che comprende 12 comunità cristiane. L’équipe di missionari a cui è stato affidato questo lavoro è composta da p. Sergio Weber, fr. Tarcisio Lot e il sottoscritto. La diocesi di Manaus conta più di 50 parrocchie e 21 aree missionarie, create negli ultimi anni, dovuto all’arrivo di migliaia di persone provenienti dall’interno dello Stato di Amazonas, da altre regioni del Brasile e addirittura dall’estero. L’area missionaria non è costituita secondo lo stile della tradizionale parrocchia centralizzata, ma è formata da una rete di comunità autonome che, tra l’altro, cercano di aiutarsi mutuamente. “L’area Jorge Teixeira” fu creata nel 1990; dapprima vi hanno lavorato i capuccini e poi, negli ultimi tre anni, un padre e tre laici della Società delle Missioni Straniere del Québec (Canada). La popolazione raggiunge i 100 mila abitanti e ogni giorno arrivano emigranti a decine cercando migliori condizioni di vita, anche se pochi ci riescono. Si calcola che solo l’1% pratica la religione cattolica. Per dare continuità al lavoro pastorale, la nostra inserzione è iniziata nel mese di settembre. Ci sono laici che lavorano nelle diverse comunità. Ciò che ci chiedono è formazione, soprattutto biblica, per far fronte all’invasione delle sette, che costituiscono una vera piaga. In ogni vicolo ce ne sono almeno una mezza dozzina. Si presentano con la promessa di risolvere magicamente i problemi della gente e, spesso, “i clienti” vengono spellati per bene. Uno degli impegni pastorali più importanti è coscientizzare le persone e organizzare comunità vive, aperte alla solidarietà e alla missione. La situazione qui, sembra più difficile di quella trovata da Gesù in Palestina, 2 mila anni fa, sotto l’impero romano e l’annuncio del Regno è quanto mai urgente. Le proposte di altri regni e imperi hanno lasciato il tempo che trovavano e il risultato è sotto gli occhi di tutti: miseria, disoccupazione, violenza... Il nostro Natale, quest’anno, sarà in mezzo a gente molto povera, ma allegra e accogliente. P. Eduardo Vicente Frazão
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