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SULLA TUA PAROLA... PDF Stampa E-mail
Scritto da p. Francesco Pavese   

16 MARZO 2003
L’ALLAMANO CI ACCONPAGNA NELLA QUARESIMA

(II Domenica di Quaresima)

Il mese di marzo 2003 è caratterizzato dalla Quaresima. La domenica 16, ‘Giorno del Fondatore’, può essere vissuta in speciale comunione con l’Allamano, che ha più volte insegnato come vivere la Quaresima.

Ecco tre piste di riflessione:

1. Tra gli insegnamenti dell’Allamano, uno è di carattere generale e serve a creare un clima spirituale utile a tutti. Il Fondatore lo trae da Mt 20, 17-18: «Mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici e lungo la via disse loro: ‘Ecco, noi stiamo salendo verso Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato […], ma il terzo giorno risusciterà’». Per l’Allamano, dunque, la Quaresima è un tempo favorevole per andare con Gesù a Gerusalemme, accompagnandolo da vicino, con la mente e il cuore (cf. Conf. IMC, III, 65), e condividendo i sentimenti che egli ha provato mentre si avvicinava alla passione, morte e risurrezione (cf. Conf. IMC, II, 35; III, 64). Quindi una Quaresima vissuta con Gesù. Gli altri insegnamenti dell’Allamano sono applicazioni pratiche per educare i suoi figli e figlie ad una “santa tristezza” (cf. Conf. IMC, I, 144-145; III, 65), allo “spirito di sacrificio” nelle piccole cose di ogni giorno (cf. Conf. IMC, III, 53, 65, 531-532), alla “devozione al crocifisso” (cf. Conf. IMC, III, 65), e all’impegno per “supplire ciò che manca alla Passione” (cf. Conf. IMC, III, 65). Quest’ultimo punto, desunto da Col 1,24, diventa un motivo costante di insegnamento: «Cosa manca alla Passione? Che la facciamo nostra; non manca niente in sé, ma che la faccia mia… come diceva S. Paolo» (Conf. MC, II, 258-259); «Il Signore ha fatto tutto […], però Egli vuole che anche noi facciamo qualcosa» (Conf. MC, II, 547; cf. III, 502). Nella pratica, questo “qualcosa di nostro” per l’Allamano consisteva non nel fare cose grandi o straordinarie, ma nel saper portare qualche “piccola croce” e nel fare “per Lui qualche piccolo sacrificio” (Conf. IMC, III, 671).

2. Per dare un tono di famiglia a questa domenica, ‘Giorno del Fondatore’, possono essere utili due intenzioni, da inserire nella preghiera universale della Messa o della Liturgia delle Ore:

O Padre, eterna fonte di amore, il beato Giuseppe Allamano ci ha insegnato ad accompagnare il tuo divin Figlio nel suo generoso cammino verso Gerusalemme. Fa che siamo capaci di condividere con lui le sofferenze della sua passione e morte, nelle fatiche e avversità della nostra vita quotidiana, per gustare la gioia della sua risurrezione, con tutta l’umanità, specialmente con quanti sono emarginati e soffrono a causa della povertà, della guerra e della malattia. Preghiamo…

O Padre, perenne fonte di vita, il beato Giuseppe Allamano, con l’Apostolo Paolo (cf. Col 1,24), ci ha insegnato a supplire a ciò che manca alla passione del tuo divin Figlio. Fa che conformiamo a questo mistero di amore i nostri pensieri ed affetti, in modo da essere degni di offrirti, assieme al corpo e sangue dell’Agnello immolato, la vita nostra e dei nostri fratelli e sorelle, per la salvezza di tutti i popoli. Preghiamo…

3. Per chi desidera collegare la Parola di Dio di questa seconda domenica di Quaresima allo spirito dell’Allamano, durante la celebrazione eucaristica, per cui anche la gente viva con noi il “giorno del Fondatore”, ecco alcuni spunti:
- I Lettura (Gen 22,1-2.9.10-13.15-18): la vicenda di Abramo, disposto a sacrificare il figlio unigenito, è il culmine della sua esperienza di fede e di obbidienza a Dio. Il Fondatore, commenta questo gesto di Abramo, parlando dell’obbedienza, e lo propone come modello di prontezza spirituale e materiale tanto necessaria a chi vuole compiere la volontà di Dio (cf. Conf. MC, II, 308-309).
Oggi la liturgia ce lo propone per introdurci alla comprensione della trasfigurazione di Gesù. C’è una differenza, però: Isacco non è stato sacrificato, mentre Gesù ha subito la passione ed è morto sulla croce. Ma il Padre, che si è compiaciuto nel Figlio e ci ha chiesto di ascoltarlo, lo ha glorificato con la risurrezione. Isacco è figura della realtà che è Cristo.

- II Lettura (Rm 8,31-34): questo testo è quasi un commento teologico al mistero preannunciato da Gen 22 e manifestato in Mc 9. Gesù, morto e risorto, è dichiarato intercessore, alla destra del Padre, cioè Salvatore unico ed universale. Qui si nota la straordinaria fiducia di Paolo nel Signore Gesù.
L’Allamano ha sempre apprezzato Paolo per questo suo entusiasmo per Gesù, che scorgeva specialmente nel fatto che il nome di Gesù ricorre moltissime volte nelle epistole paoline (cf. Conf. IMC, I, 244, 434, 575, ecc.). Se lo aveva sulle labbra con tanta spontaneità, significa che era la ragione della sua vita di cristiano e di missionario.

- Vangelo (Mc 9,2-10): la trasfigurazione è il momento culmine della rivelazione. Gesù manifesta, attraverso dei segni, la propria divinità per preparare gli apostoli a comprendere e, in seguito, a proporre il mistero della passione, morte e risurrezione, che è il nucleo centrale dell’annuncio missionario. Marco racconta con stupore e gioia l’identità straordinaria del “Figlio prediletto”, che supera ogni immaginazione umana: «Nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle [le vesti, cioè la sua identità] così bianche» (v. 3). Per Marco c’è un solo modo per ascoltare e capire Cristo e confessarlo Figlio di Dio: accettare il mistero della croce. In Mc 15,39, il centurione, proprio perché lo vide spirare in tal modo, disse: «Veramente quest’uomo era figlio di Dio».

Una forte esperienza personale, maturata nella riflessione e nella preghiera, del Signore Gesù, come cardine della storia della salvezza, è il presupposto perché un missionario sia autentico e credibile. L’Allamano lo disse ai suoi figli e figlie in tutti i toni e la ragione era sempre la stessa: «Chi è che ottiene la conversione delle anime? Non son mica le parole, le nostre opere!… è la grazia di Dio ottenuta per mezzo dell’orazione» (Conf. MC, III, 189). «Dobbiamo prima essere buoni e santi noi, dopo faremo buoni e santi gli altri; altrimenti non saremo buoni né per gli altri, né per noi» (Conf. IMC, I, 279). Commentando il testo «è bello per noi stare qui» (v. 5), il Fondatore invitava a tenersi uniti in spirito a Gesù, vivendo di fede (cf. Conf. MC, I, 118).
Questo invito non è riservato solo a noi, ma vale per tutti i cristiani che vogliono vivere in pienezza la loro fede cristiana, annunciarla con la parola e testimoniarla con la vita.
A cura di p. Francesco Pavese
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