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La Visita Canonica in Mozambico si è svolta dal 9 dicembre 2002 al 17 gennaio 2003. Padre Piero Trabucco, superiore generale e p. Aquiléo Fiorentini, consigliere generale, all’inizio, si sono incontrati durante due giorni con la Direzione Re-gionale per prendere visione della realtà complessiva della Regione e per dare un primo sguardo alle situazioni che meritavano una speciale attenzione. Quindi, per via aerea o per strada, sono state raggiunte e visitate tutte le comunità, e ogni missionario ha potuto dialogare con i superiori. La visita ha riguardato anche i pastori della Chiesa locale con i quali, d’accordo con il tempo a disposizione, c’è stato un momento di scambio di idee. Conclusa questa parte, i visitatori si sono incontrati nuovamente con la Direzione Regionale (al nord) per fare la loro sintesi e stilare le linee-guida che avrebbero costituito il nocciolo della lettera che abitualmente si invia alla Regione visitata. L’ultima parte della visita è consistita nel viaggio di ritorno dal nord al sud, durante il quale si sono incontrati i diversi gruppi (il Niassa – Nampula – Beira - Inhambane e Maputo). In questi incontri, della durata di una giornata, è stato comunicato il risultato della Visita e si è dato spazio al dibattito, sempre ricco e generatore di linee programmatiche per il futuro. Il tutto si è concluso con un incontro con la Direzione Regionale e un’azione di grazie per tutto il bene contemplato durante la visita, l’aiuto ricevuto dal Signore e l’accoglienza avuta dai confratelli. Momento di particolare gioia fu l’entrata nell’Istituto di sette novizi, mediante la loro prima professione religiosa, a Maputo, il 22 dicembre. SGUARDO SULLA REALTÀ DEL PAESE, LA CHIESA E LE NOSTRE COMUNITÀ Considerazioni di p. Piero Trabucco sulla visita canonica in Mozambico Il Mozambico sta camminando in avanti. Nonostante le terribili alluvioni di due anni fa, che hanno seminato distruzione e morte, e le cui conseguenze si notano ancora, sopratutto nella zona di Mambone e Inhambane, il Paese si apre non solo alla democrazia, ma anche a uno sviluppo sotto vari punti di vista. Rispetto all’ultima visita canonica, avvenuta sei anni fa, ci ha colpito lo sviluppo delle comunicazioni: le strade sono belle, le ferrovie sono praticabili, ci sono collegamenti aerei molto facili un po’ ovunque per tutto il Mozambico. Un altro elemento è lo sviluppo della scuola. In passato il governo marxista aveva nazionalizzato tutte le scuole trasformandole in strumenti di indottrinamento delle nuove generazioni. La cosa era continuata anche con l’avvento della democrazia, ma da 5-6 anni in qua le scuole sono state liberalizzate e, anzi, la Chiesa è invitata a prendere l’iniziativa nella costruzione e nella direzione di scuole. Oggi le scuole primarie, pubbliche e private, sono disseminate su tutto il territorio. Scarseggiano invece quelle secondarie e le poche che esistono sono per la maggior parte in mano alla Chiesa. In tutto il Niassa ci sono appena sei scuole secondarie e di queste, quattro sono della Chiesa Cattolica. L’Università Cattolica, diretta dai nostri confratelli, i pp. Filipe Couto e Francesco Ponsi, è una bella realtà in espansione. Nata a Beira con due facoltà, ora ne ha sei: due a Nampula, una a Pemba e una a Cuamba e si sta pensando ad ulteriori sviluppi. Tutti i vescovi, infatti, chiedono di mettere una facoltà nella loro diocesi; lo stesso dicasi per i governatori per i quali la presenza di una facoltà darebbe lustro alla loro città. A questo proposito si vede la convenienza di una maggiore responsabilizzazione delle diocesi con l’inserimento di personale locale nei posti direttivi dell’università. In ogni caso è consolante vedere i frutti di questo grande lavoro: ad esempio si sono già laureati i primi studenti in campo amministrativo e l’università ha potuto impiegarli direttamente senza bisogno di cercare altro personale esterno. Quindi l’università stessa, poco a poco, cerca di provvedere alle proprie necessità creando i tecnici e i docenti di cui ha bisogno. Si nota anche un certo sviluppo industriale, anche se non ancora molto marcato. Il vicino Sudafrica sta investendo molto, in campo turistico, soprattutto nella zona di Inhambane. Anche se non manca chi questiona il “come”, dato che questo sviluppo avviene senza la partecipazione della gente locale. Elementi negativi Questo sviluppo del Paese, purtroppo, tocca molto poco la gran massa della popolazione: la gente povera del campo, in fondo, rimane quello che era prima. Aumenta la piaga dell’AIDS. Dicono che, a questo ritmo, nel 2010 l’età media di un mozambicano sarà ridotta a 27 anni. Attualmente è di 45 anni. La prospettiva è quella di un Paese di bambini e anziani. Attualmente la Comunità di Sant’Egidio gestisce tre centri per la prevenzione e la cura dell’AIDS. La Chiesa La Chiesa in Mozambico sta vivendo un periodo di ripresa abbastanza forte. Ci sono 12 diocesi, 15 vescovi, 13 dei quali sono mozambicani. I sacerdoti diocesani sono circa 150, i religiosi un migliaio. Ci sono due seminari nazionali: uno teologico e uno filosofico. Attualmente le diocesi del nord vogliono aprire un seminario filosofico a Nampula e stanno cercando aiuti e mezzi per realizzarlo. Le vocazioni sono abbondanti, ma la perseveranza è un grave problema. La maggioranza dei giovani, inclusi i nostri, conclusa la filosofia, esce dal seminario e, dato che il governo riconosce gli studi filosofici dei seminari, vengono immediatamente accettati nelle università statali. Questo significa che le loro motivazioni vocazionali non erano autentiche fin dall’inizio. La Chiesa del Mozambico sta preparando la Terza Assemblea Nazionale di pastorale. La prima ha avuto luogo nel 1987, la seconda nel ’91 e la terza si farà tra il 2004 e 2005. La strategia pastorale della Chiesa è nata in queste assemblee nazionali fin dal tempo della persecuzione marxista. Anzi, è proprio a causa di questa che ha avuto il suo straordinario e caratteristico sviluppo ministeriale. Ma da qui è nata anche la decisione di creare l’Università Cattolica e lo sforzo, attualmente in atto, in campo vocazionale. Il tema di questa terza assemblea recita: “La presenza evangelizzatrice della Chiesa in Mozambico, oggi”. La nostra Regione 52 sono i missionari che lavorano in Mozambico. Ci sono sei novizi e sei filosofi. Nelle nostre parrocchie si vedono tanti giovani: impressiona vedere le chiese zeppe di giovani, organizzati in un gran numero di gruppi, attivi e partecipi. Rimane, però, il problema delle motivazioni vocazionali; di qui l’impegno dei nostri di fare un’animazione vocazionale molto seria, cominciando a creare gruppi vocazionali nelle parrocchie per accompagnarli fin dall’adolescenza nel loro cammino di vita cristiana. In questo modo si spera di poter offrire vocazioni anche alle diocesi e alle congregazioni religiose. La nostra comunità Le nostre comunità sono 16, disseminate fra il nord, il centro e il sud del Paese. Non sono state fatte nuove aperture. Anzi, a poco a poco, stiamo ridimensionando le nostre presenze. Soprattutto nel Niassa, ogni nostra équipe è incaricata di tre-quattro parrocchie. Ad esempio, Maúa ne ha quattro e la più distante è a 150 km. Cuamba ne ha tre e Mecanhelas ne ha appena consegnata una così è rimasta con due. I villaggi o comunità, sparsi su tutto il territorio, anche a grande distanza, vanno dai 100 ai 150 ai 180. La gran parte del lavoro è portata avanti dagli animatori che sono numerosi in ogni parrocchia. Per cui lo sforzo del missionario è quello della formazione e della visita alle comunità. Nel centro parrocchiale si susseguono di continuo gli incontri, i ritiri, le tre giorni e i corsi di formazione per i vari gruppi, ministeri e categorie di persone: consigli pastorali, corsi per catechisti, animatori, ministri della parola, degli infermi, della carità ecc. Poi questi ministri portano avanti il lavoro nei loro villaggi, che i missionari visitano costantemente secondo un calendario prestabilito. Di qui lo sforzo di integrare le notre comunità con almeno tre confratelli affinché possano aiutarsi reciprocamente e attendere in modo adeguato alle necessità della parrocchia. Aspetti positivi della presenza IMC 1. L’attenzione alla cultura e alla lingua. Il Mozambico aveva l’abitudine di non utilizzare le lingue locali: il governo coloniale le proibiva. Alcuni padri le hanno imparate, ma quasi di nascosto e, in presenza di bianchi non le usavano per non correre il rischio di essere denunciati. In questo modo il portoghese è diventato la lingua nazionale. Ma ora anche il governo favorisce le scuole bilingui e la prima che ha fatto questa esperienza è stata Maúa, grazie all’impegno di p. G. Frizzi. I testi in lingua Macua di Maúa ora sono stati adottati ufficialmente e sono diventati un modello per la produzione di materiale scolastico nelle altre lingue del Mozambico. Anche i nostri padri studiano e parlano la lingua locale. I nuovi arrivati hanno un anno a disposizione per inculturarsi nell’ambiente e imparare la lingua. 2. La visita alle comunità: costituisce il lavoro principale del missionario. Per comunità si intende un gruppo umano dove normalmente c’è una cappella, anche piccola, di muratura o di pali e paglia, con un consiglio di animatori e un gruppo di cristiani che va da un minimo di 40-50 persone fino anche a un migliaio. La visita alle comunità rappresenta il meglio della nostra tradizione missionaria. Tutti i missionari – padri, fratelli e suore – vi partecipano dedicando ad essa la maggior parte della settimana. 3. Il binomio “evangelizzazione e promozione umana” che comincia di nuovo a trovare un giusto equilibrio. In passato ha prevalso la promozione umana: le grandi scuole, le grandi costruzioni... poi è venuto il tempo della rivoluzione e della guerra civile dove praticamente tutto è andato in rovina. Così, costretti dalle circostanze, si è passati all’evangelizzazione pura, senza più opere. Ora riprende l’impegno della promozione umana, ma con una filosofia diversa: si creano piccole opere, facilmente gestibili, in modo da non assorbire tutto il lavoro di evangelizzazione. Ad esempio, oggi le scuole sono molto più diffuse di un tempo, sono gestite da comitati di genitori e i maestri sono pagati dal governo. Così, compito della Chiesa è quello di visitare le scuole, formare i maestri dal punto di vista cristiano e vegliare sul corretto svolgimento del programma educativo. Questo può dirsi anche a riguardo delle altre opere come sono i dispensari, gli orfanotrofi, ecc. 3. La presenza dei laici. Numerosissimi sono, nelle nostre parrocchie, i laici impegnati nei più svariati ministeri. Il ruolo e la presenza del sacerdote sono legati soprattutto alla celebrazione dei sacramenti e alla formazione dei laici quali animatori, ministri, catechisti ecc. In ogni comunità che nasce si forma un consiglio che comprende i vari ministeri: eucaristia, infermi, matrimonio, ecc. Sono tutti volontari e il loro ruolo sta aumentando: per esempio, nelle cappelle lontane è il ministro che prepara al matrimonio e vi assiste. Ci sono circa 20-25 tipi di ministeri e sono tutti molto attivi e vivaci. 4 Da segnalare è anche l’ottima collaborazione con le Missionarie della Consolata. Esse sono presenti a Maúa e a Massinga dove svolgono lavoro pastorale in équipe con i padri e i fratelli. Poi sono a Nampula dove collaborano nell’AMV e infine lavorano con noi anche nell’Università Cattolica.
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