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SALVADOR DI BAHIA PROGETTO FAMIGLIA PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Pietro Parcelli   

La favela di Novos Alagados si trova alla periferia di Salvador di Bahia, al margine della Bahia di Todos os Santos. I Missionari della Consolata lavorano in questa favela dal 1990. Siamo a 25 minuti di auto dal centro della città di Salvador, molto bella, centro turistico internazionale. Tuttavia, qui nella periferia, si soffre la fame, la violenza e la disoccupazione.
Cosa possono fare i missionari in mezzo a tanti problemi?
Verso la fine del 1999 un’animatrice di comunità mi disse: «Qui, il problema numero uno è la fame». Io ero appena arrivato e mi muovevo per i vicoletti della favela senza una direzione precisa, senza sapere che fare di concreto in questa situazione. Abbiamo iniziato col visitare le famiglie. Le persone soffrivano la fame. I bambini ti guardavano silenziosi e tristi. E quello sguardo diceva tutto. I giovani senza lavoro, senza prospettive, formano bande che ammazzano, assaltano e spacciano droga per sopravvivere. I genitori, disoccupati, vivono di piccoli lavoretti saltuari. Molte donne, abbandonate dai loro compagni, devono procurarsi da sole il sostentamento per i figli.
Come risposta al grido della fame della gente è nato il “Progetto famiglia di Novos Alagados”.
Individuate le famiglie più bisognose, le abbiamo inserite nel progetto di adozione a distanza. Anche se l’adozione a distanza mira ad aiutare il bambino, in realtà è un modo per sostenere tutta la famiglia. Abbiamo animato i giovani della parrocchia a visitare le famiglie della favela accompagnando un gruppo di donne già impegnate in questo tipo di volontariato. Non sapevamo bene dove saremmo andati a finire. Volevamo solo aiutare concretamente le mamme e i figli, sollevarle un poco dalle loro difficoltà.
Riunito il primo gruppo di mamme, ci siamo messi d’accordo per incontrarci nella chiesa del Barrio Aparecida di Novo Alagados per scambiare idee, fissare il giorno della consegna della borsa di alimenti e per iniziare a produrre lavori di artigianato. Così, nel mese di ottobre del 1999 si è formato il primo gruppo di mamme, chiamato “Gruppo Pace”.
A gennaio del 2000 si è costituito il secondo gruppo, chiamato “Stella del mattino”. I giovani e le animatrici che visitavano settimanalmente la favela trovavano altre donne che avevano bisogno di aiuto... così, ad aprile del 2000 è nato il gruppo “Luce Divina”. Ogni gruppo era costituito da 30 donne ed erano esse stesse che sceglievano il proprio nome. Con la formazione del terzo gruppo la chiesa dell’Aparecida risultò piccola.
A gennaio del 2001 siamo riusciti ad affittare una sede più adatta nel Barrio 19 Marzo. Durante la festa per la raccolta di fondi, organizzata dalle donne, dagli animatori e dai giovani, fu ridipinta la facciata della sede. Abbiamo battezzato questo luogo di incontro e di lavoro col nome di Kilombo do Kioiô. Kilombo è un luogo di libertà, dove gli schiavi fuggiti si organizzavano in piccole comunità. Kioiô è un’erba che si trova nei cortili e serve per fare il te, dare sapore al cibo e per preparare dei bagni capaci di abbassare la febbre.
Nella nuova sede il progetto ha acquisito un ritmo più dinamico con riunioni settimanali dei gruppi e con più spazio per il lavoro di artigianato. Il progetto abbraccia i settori di São Bartolomeu, Cabrito, Dezenove de Março, Aparecida e in questi giorni è giunto fino al Barrio São João.
Tutte queste favele si trovano sulla riva del mare e, fino a cinque anni fa, erano palafitte. Il progetto Ribeira Azul, finanziato dalla Banca Mondiale, dal Ministero degli Esteri italiano e dal governo di Bahia, sta eliminando gradualmente le palafitte con la costruzione di piccole case sulla terra ferma e una strada lungo la costa. Molte famiglie hanno cambiato indirizzo, ma hanno portato con sé gli stessi problemi di fame, disoccupazione e violenza.
Attualmente i gruppi di donne sono 13 e riguardano 350 famiglie. Il progetto si propone l’evangelizzazione e la promozione umana. Le donne partecipano alla riunioni settimanali e alle celebrazioni domenicali. Fanno lavori di artigianato e frequentano corsi professionali. Queste attività portano ad un miglioramento della situazione economica e alla crescita dell’auto stima; insegnano a lavorare in gruppo, a partecipare alla vita sociale del proprio settore; favoriscono l’inserimento della persona nel mercato del lavoro e la partecipazione alle attività religiose della parrocchia.
Fra queste donne sono scelte le animatrici dei gruppi. Queste vengono preparate attraverso appositi corsi e abilitate ad orientare gruppi di donne. Ogni gruppo normalmente ha due animatrici e un istruttore di artigianato.
Una pallottola
nel pentolino del latte
Cristiane, un giovane mamma di 19 anni, vive in una casa di legno nel Barrio Novos Alagados. Quella notte, Lorena, la bambina di un anno, si svegliò come sempre volendo mangiare. La madre sollevò sicura la bambina tra le braccia e mise il pentolino del latte a riscaldare. Nel momento in cui stava collocando il latte nel poppatoio, il pentolino fu raggiunto da una pallottola. Cristiane, spaventata, istintivamente si accovacciò con la bambina sotto il tavolo. Poi, una seconda pallottola raggiunse il lettino della piccola Lorena. Cristiane di solito non tiene la bambina in braccio mentre fa la sua poppata. Quella notte, non sa perché, lo ha fatto. Per questo la sua bambina è ancora viva. Cristiane ha raccontato questo fatto a Denya, una delle animatrici, ancora piena di spavento, mentre guardava la sua creatura viva per miracolo. Questo è il clima in cui vivono le donne della favela.

Il nostro “progetto famiglia” è perfettamente in sintonia con il documento dei vescovi del Brasile “Esigenze evangeliche ed etiche della lotta contro la miseria e la fame”. Al n° 26 leggiamo: «Gesù di Nazaret ci ha insegnato a chiedere al Padre celeste il Regno e il pane di ogni giorno e a condividerlo con i fratelli. La sua azione salvifica e la sua morte redentrice lo rivelano come maestro di compassione e di misericordia». E al n° 32 leggiamo: «Compassione significa essere solidali, spendere tempo e mezzi con l’organizzazione dei poveri. In questo modo, appoggiati e sostenuti, essi potranno far sentire la loro voce, mobilitare le forze e lottare per il sacro diritto di vivere con dignità e nella speranza».
C’è chi dice che il nostro progetto è semplicemente una forma di assistenzialismo, perché i bambini ricevono una borsa di alimenti. Ebbene, provate a fare un bel discorso di promozione umana a chi non ha mangiato. Provate a dare il filo per pescare a chi ha lo stomaco vuoto. Certamente lo venderà per comprarsi del pane.

In questa iniziativa di promozione umana ed evangelizzazione avviene anche il miracolo della moltiplicazione dei pani e delle borse. Di questo ringraziamo Gesù di Nazaret che ci ha insegnato a moltiplicare i pani come ha fatto lui. Inoltre gli animatori del progetto ricordano sempre che la finanziatrice dei pani è Maria Consolata. Nessuna obiezione a questo riguardo.
È straordinario il lavoro di tutti coloro che danno una mano a questo progetto: quelli lontani, i benefattori, che adottano un bambino. E quelli vicini, gli animatori e le animatrici, che ora sono 50 e offrono il proprio tempo per accompagnare i gruppi di mamme.
P. Pietro Parcelli

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