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BEATO PAOLO MANNA IL SUPERIORE Paolo Manna fu superiore generale del PIME (1924–1934), e superiore regionale del Meridione d’Italia (1945–1952). Con la sua elezione, afferma p. Gheddo, «incomincia il decennio più dinamico e impegnativo nella vita di Paolo Manna, a volte definito ‘rifondatore’ del PIME: e credo che questo titolo lo meriti». Come superiore aveva chiare le sue priorità e scrive: «quanto con l’aiuto di Dio si vuol fare ha un solo scopo: dare incremento alle missioni. Le missioni, dopo quello della nostra santificazione, sono il fine dell’Istituto che tutti dobbiamo cercare di raggiungere nel modo più completo che ci è dato». Per promuovere la santificazione dei membri, inizia ad inviare loro periodicamente lettere preziosissime in cui li incita alla santità, alla perfezione, al martirio incruento e cruento, alla completa dedizione alla missione e a nessun altra causa. Lettere che sono pubblicate nel volume “Virtù apostoliche” e che rimangono un testo necessario di vita, santità e missionarietà. Come superiore cerca di “non aver partiti presi”: «voglio solo quello che è meglio per la propagazione della fede, anche se ciò dovesse importare sacrifici per noi». Però non cede un millimetro quando si tratta del carisma dell’Istituto: «L’unico scopo del PIME sono le missioni ai non cristiani. La nostra tradizione di spirito apostolico è di essere noi essenzialmente, esclusivamente missionari: missionari nel senso più vero, più alto, più completo della parola. Chi entra tra noi deve sapere che l’Istituto non ha altro fine che la missione tra gli infedeli e che noi siamo tutti e solo missionari». Come superiore P. Manna ha “lo sguardo vasto come il mondo, come la Chiesa. Voleva missionari a servizio del Regno di Dio e della Chiesa, non chiusi in interessi particolaristici, congregazionalistici, contro i quali ha protestato e fortemente denunziato...”. «Se oggi l’Istituto si va meglio organizzando, tutto è fatto con lo stesso spirito di poter meglio servire, di potersi dare e dare di più alla Chiesa, alle anime… Siamo apostoli e spaziamo lontano, su orizzonti divini». Dopo la sua visita canonica alle missioni dell’Oriente, ritorna e scrive un libro che rivoluziona tutto il metodo missionario di allora, un libro che è e rimarrà un classico della missione: “Osservazioni sul metodo moderno di evangelizzazione”. I pensieri, le riflessioni e le conclusioni a cui arriva, sono espressione del suo ruolo di superiore giunto alla convinzione che «quando ci si avvede che, per arrivare ad una determinata meta, la strada intrapresa non è la più adatta, la si cambia, anche se bisogna andare qualche passo indietro… perché alla fine si risolverà in un acceleramento nel raggiungere la meta a cui tutti aspiriamo».
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