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NEISU La morte è vissuta come uno degli eventi più importanti nel villaggio. Tutto si ferma e tutti sono nello spiazzo antistante la capanna del defunto. Il cadavere, avvolto in un lenzuolo, è esposto nello “gbamu” il salotto dei Mangbetu, in pratica la tettoia che sta davanti alla casa, il luogo dei ritrovi e del parlare. Accanto al defunto i parenti; attorno tutti gli altri; in un luogo appartato gli zii materni: i “Banoko” guardati con sospetto e sempre serviti di bevande, di sigarette e di cibo. Un tempo non molto lontano, i Banoko erano il terrore: arrivavano minacciosi, percuotevano, di-struggevano suppellettili, infliggevano punizioni ai parenti stretti del defunto, abbattevano gli alberi fruttiferi tutto attorno terrorizzando chiunque, con le armi in pugno. Era il modo di vendicarsi per la perdita del “loro figlio”, del “loro sangue”. La morte non doveva avvenire e se è avvenuta significa che qualcuno l’ha fatta venire e allora occorreva punire, solo così il defunto si sarebbe sentito importante e protetto. Il ricorso allo stregone era d’obbligo per conoscere chi veramente era all’origine della morte del nipote, e guai al malcapitato su cui si abbatteva il responso dell’oracolo. Si era, in sostanza, come paralizzati da questi zii materni, per cui quasi non c’era tempo per pensare al defunto, alla vedova o vedovo, ai figli orfani e tutta l’attenzione era concentrata sui Banoko: cosa ci faranno? Come reagiranno ? Cosa ci chiederanno? Con la conversione al cristianesimo le cose sono un po’ cambiate. Raro ormai è il ricorso allo stregone e grossi casi di violenza non avvengono più. Resta tuttavia per noi missionari il problema di dare risposta a questa cultura Mangbetu che ama la vita e che si imbatte nella morte. Nella veglia funebre attualmente si alternano predicatori di ogni genere, anche se il defunto è cattolico. In molti casi la bevanda alcoolica altera gli animi, in altri si canta tutta la notte. È nata quindi l’esigenza di strutturare la veglia funebre rendendola cristiana. In una serie di incontri con i catechisti si è riflettuto sulla morte nella tradizione dei Mangbetu. Sono venuti fuori dei racconti interessantissimi sul perché e sul come la morte è entrata nel mondo. Noi missionari con l’aiuto di un sacerdote Mangbetu e di due catechisti specializzati abbiamo selezionato una decina di racconti mitologici, alcuni proverbi, canti e danze. Questo materiale costituirà la prima parte della veglia funebre, è in pratica l’antico testamento dei Mangebetu. A partire dalle tre di notte inizierà l’annuncio della risurrezione con brani dei vangeli e con le lettere di San Paolo. Si canteranno inni cristiani. All’alba ci sarà il rito della sepoltura. Nella tradizione Mangbetu il defunto viene sepolto con la testa che guarda ad oriente. I vecchi dicono che questa usanza significa che il defunto, nell’al di là, deve essere pronto a svegliarsi al primo sole per poter andare a lavorare. Per i cristiani, pur conservando questo rituale, il significato cambierà: il defunto ha il volto rivolto ad oriente in attesa del Signore risorto, vero sole e luce del mondo. Stiamo tentando di inculturare il vangelo in un momento della vita dei Mangbetu molto importante: quello della veglia funebre. Vorremmo nel corso del 2003, anno centenario dell’evangelizzazione della nostra diocesi di Isiro-Niangara, produrre un libretto che serva da guida per la veglia funebre di un cristiano. Sarà un sussidio per evitare improvvisazioni che rischiano di distogliere i contenuti dalla preghiera e dalla riflessione cristiana sulla morte. Ai Banoko si offrirà un convito di riconciliazione con la famiglia. Tutti dovrebbero essere soddisfatti. P. Antonello Rossi
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