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Analisi e proposte verso la Conferenza delle Nazioni Unite La campagna “Non di sola coca” promossa dai Missionari della Consolata di Colombia, Italia, Spagna, Portogallo ed altre nazioni, ha voluto far conoscere il dramma delle popolazioni indigene dell’area amazzonica causato dalla violenza della cultura della cocaina: narco-economia, narco-terrorismo, guerriglia, paramilitari, azioni violente dell’esercito, disgregazione familiare e sociale. Cinque verbi hanno tratteggiato gli obiettivi dell’iniziativa: ascoltare il grido di un popolo sofferente, raccontare la tragedia esistenziale degli abitanti dell’Amazzonia, informare l’opinione pubblica occidentale circa gli sforzi che le comunità cristiane locali stavano facendo per sviluppare concrete alternative di pace, denunciare le violenze della cultura della cocaina, sollecitare solidarietà umana. Sulla scia di questa campagna, il 4 e il 5 di aprile si è svolto a Roma, nella Sala ex Stenditoio del Complesso del San Michele, un convegno sul problema della droga in Colombia, dal titolo: “Vienna 2003: Una chance per il mondo”. La finalità era di fornire un contributo a “Vienna 2003”, il summit che, dall’8 al 18 aprile, ha visto di fronte i rappresentanti dei governi di tutto il mondo per verificare i risultati della manovra sulle droghe decisa dall’Onu nel 1998. Al convegno, organizzato da p. Giordano Rigamonti e dall’associazione “Impegnarsi serve” Onlus, con il patrocinio del Comune di Roma, hanno partecipato personalità politiche, diplomatici, giornalisti e missionari. Erano presenti, tra gli altri: Raffaella Milano (assessore comunale alle politiche sociali); Guillermo León Escobar (ambasciatore di Colombia presso la Santa Sede); Paolo Romeo (nunzio apostolico in Italia); Giuliana Martirani (docente universitario); Emma Fantozzi (responsabile della Consulta Femminile); Ignazio Marcozzi Rozzi (presidente dell’agenzia comunale per le tossicodipendenze); Federica Margaritoria (giornalista Sat 2000); Cecilia Barella (autrice); David Sassoli (giornalista RAI); Pierpaolo Romani (direttore della rivista “Macramè”) e i confratelli Claudio Brualdi, Beppe Svanera, Francesco Bernardi e Alvaro López. “L’altra faccia della coca: dalla produzione al consumo, gli anelli deboli” e “L’affare coca: narco-economia, narco-coscienza e alternative”, questi i temi dibattuti dai conferenzieri e approfonditi nelle tavole rotonde seguite all’esposizione. Numerose le domande suscitate durante la discussione: esse spaziavano dall’autentica volontà degli Stati di eliminare gli enormi guadagni che il commercio della droga comporta, al perché dei paradisi fiscali dove il denaro del narcotraffico viene accolto e pulito, al perché non si vuole una polizia mondiale per bloccare questi nemici dell’umanità. Variegate anche le proposte offerte ai delegati che si sono recati al summit di Vienna: affrontare il problema della droga dal punto di vista umano e non solo da posizioni teoriche e dati tecnici; abbattere i “santuari” intoccabili dove la droga viene celebrata; approntare il progetto di una nuova “cultura della vita” da contrapporre all’attuale “cultura della cocaina”, fatta di violenza e morte in tutto il mondo. P. Giordano Rigamonti
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