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Martedì, 8 aprile, tre confratelli sono partiti per il Congo-Isiro. Due di essi sono dei veterani e vi ritornano dopo le vacanze: p. Angelo Baruffi, vicario generale della diocesi di Wamba e p. Alonso Alvarez Quintero, direttore del Centro Pastorale della diocesi. Li accompagnava p. Luis Fernando Patiño Gaviria, - 33 anni - colombiano che, dopo sei anni di lavoro come animatore missionario in Spagna, si appresta ad iniziare la sua prima esperienza in terra di missione. L’animazione missionaria in Spagna Ho studiato due anni in Spagna dove ho conseguito la licenza in teologia pastorale. Poi ho lavorato per sei anni come incaricato della pastorale giovanile, a Saragoza, collaborando, nello stesso tempo, col programma di animazione missionaria itinerante SCAM. Lo SCAM è un’iniziativa della Conferenza Episcopale spagnola che prevede la visita alle diocesi da parte dei rappresentanti degli istituti missionari, allo scopo di animare missionariamente le parrocchie, i gruppi e i collegi. All’inizio, per me, giovane sacerdote, senza un’esperienza missionaria specifica, è stata dura, ma guardandola ora, nel suo insieme, direi che è stata un’esperienza molto bella. Ho lavorato soprattutto con i giovani e con loro ho dovuto imparare ad essere sacerdote in un modo diverso da quello tradizionale. I momenti liturgici erano pochi e ho vissuto il mio ministero sacerdotale soprattutto come ascolto delle persone e accompagnamento nel loro cammino di fede, alla ricerca di risposte valide su cui impostare in modo credibile la propria vita. Inoltre, molti di questi giovani erano appena all’a-b-c della fede per cui, lavorando con loro, mi sono sentito veramente missionario e ritengo che questa sia stata una buona preparazione alla missione che mi appresto a iniziare in Congo. La missione in Congo Ritengo che sia un’opportunità che Dio mi offre per scoprire nuove possibilità e potenzialità in me da condividere con altri. Sono sicuro che, dopo essermi abituato a lavorare nella pastorale urbana in Spagna, lui mi darà la capacità di inoltrarmi nella selva, isolandomi dal resto del mondo, per continuare a dare il meglio di me stesso e in modo nuovo, al servizio dei fratelli. Non ho nessun piano precostituito. Vado in Congo, semplicemente, con la disponibilità a collaborare nella realizzazione dei progetti della comunità. Per quanto ne so, dovuto alla situazione instabile, è un luogo dove non si possono fare progetti a lunga scadenza. Porrò tutto il mio sforzo per conoscere la gente, la cultura e aprirmi a tutto ciò che la situazione richiederà da me giorno per giorno, situazione per situazione. Come l’esperienza in Spagna mi ha obbligato a cambiare il mio modo di essere sacerdote, così sono pronto a impostare in modo nuovo il mio apostolato per poter collaborare efficacemente alla costruzione del Regno. Le difficoltà Certamente la situazione di guerra mi mette un po’ di paura. Ho sentito i miei confratelli raccontare l’esperienza vissuta, nell’agosto dell’anno scorso, quando si sono travati in mezzo al fuoco incrociato… e tutto questo mi causa un po’ di ansia. Inoltre, mi è difficile accettare la situazione di isolamento nella foresta: sono abituato a comunicare con tutti e a risolvere i problemi con immediatezza, mentre laggiù sarà diverso… Tuttavia l’esperienza di Dio e la vicinanza dei confratelli mi danno coraggio. I Missionari della Consolata, grazie alla loro unità e al loro aiuto reciproco, hanno potuto continuare a lavorare in quella terra superando ogni tipo di difficoltà. Così, penso che anch’io potrò contare sulla loro vicinanza e aiuto e questo mi dà la forza di partire sentendomi sereno ed entusiasta. Essi non mi hanno parlato solo della guerra, ma anche dell’allegria della gente, del modo in cui accoglie il missionario e delle possibilità immense di lavoro pastorale. Tutto questo mi dà molta forza e mi infonde coraggio nel superare le inevitabili difficoltà. Certamente ho un po’ di paura, ma molto più grandi sono la fiducia e la speranza che porto nel cuore. A cura di Sergio Frassetto
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