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LA SEMENTE CADDE IN TERRA BUONA PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Diamantino Guapo Antunes   

I Missionari della Consolata in Mozambico:
75 anni di evangelizzazione al servizio della Chiesa Locale
(1925-2000)

Padre Diamantino Guapo Antunes, missionario in Mozambico, pubblica la storia della presenza IMC e della sua metodologia missionaria in quel Paese. Lo studio viene pubblicato dalle Edizioni Missioni Consolata come parte della collana “Studi e Testi”, n° 25, dell’Uf-ficio Storico.

Origine del libro
Dopo il mio stage in Mozambico, durante il diaconato, sono tornato nel seminario di Bravetta con il desiderio di approfondire la conoscenza e di scrivere la storia delle nostre missioni in quel Paese. A questo riguardo le fonti scritte sono scarse e la maggioranza dei missionari protagonisti di quella storia sono morti. Inoltre, i missionari che attualmente lavorano in Mozambico, data la loro giovane età, non hanno conosciuto né la generazione dei pionieri, né le loro esperienze degli inizi. Succede così che questi missionari lavorino in una missione senza sapere chi l’ha fondata, quando è stata fondata e qual è la sua storia. E non è neppure possibile reperire queste informazioni perché prima dell’indipendenza, per evitare complicazioni (si temeva che i diari e le cronache delle missioni potessero essere sequestrati e usati come propaganda contro la Chiesa o venissero distrutti) tutto è stato portato nell’archivio generale del-l’Istituto, a Roma.
Dunque, c’era un vuoto da colmare e così, a titolo personale, ho cominciato ad indagare nell’archivio storico e ne è nata una storia sommaria delle nostre missioni in Mozambico fino agli anni ’50. Sono poi tornato da sacerdote in questo Paese. Qui, nel 2001, in concomitanza con il Centenario della Fondazione dell’Istituto, abbiamo celebrato anche i 75 anni della presenza IMC in Mozambico, un anniversario che ha fatto sorgere nei confratelli il desiderio di avere una storia della nostra missione in quella terra. Così ho completato il mio studio ed è nato quest’opera.

PRIMA PARTE
La prima parte del libro è di carattere storico.
Il primo periodo prende in considerazione gli anni che vanno dal 1925 al 1935 e racconta i difficili inizi quando sono state poste le basi della nostra presenza in Mozambico. L’iniziativa è di mons. Filippo Perlo che desidera espandere la nostra presenza in tutta l’Africa orientale, dalla Somalia al Mozambico, passando per il Kenya e il Tanzania. Si desiderava entrare nel Niassa, terra di prima evangelizzazione e confinante con il Tanzania, ma il Prelato del Mozambico concesse solo una missione già costituita e abbandonata dai Benedettini perché espulsi: Miruru, nella lontanissima zona di Tete. La nostra presenza comincia con otto missionari, capeggiati da p. Vittorio Sandrone, nel 1925.
L’aspirazione, tuttavia, di lavorare nel Niassa rimane molto forte così, di lì a poco, i pp. Calandri e Amiotti, si spingono in quella regione e, senza permesso del vescovo, ma con la benedizione di Torino, si fissano a Mandimba. Quando il vescovo lo viene a sapere rimane contrariato e li sospende a divinis. Dato che questi, in ogni caso, non si ritiravano, dopo 2 anni, nel ’28, giunge a un accordo e permette all’Istituto di fondare un’unica missione – Massangulu -, 60 km più a nord.

Il secondo periodo storico corrisponde agli anni ’36-’50 e vede l’espandersi del campo apostolico nel Niassa con la fondazione di Mepanhira, nel 1938, la madre di tutte le altre missioni che sorgeranno a ruota in questa regione.
Intanto, nel Mozambico le diocesi sono diventate tre e il vescovo di Lourenço Marques ci chiede di evangelizzare la parte nord della sua diocesi. Si apre così Massinga, Nova Mambone, Mapinhane e Maimelane. Nel ’48 ci chiede anche una nostra presenza nella capitale e apriamo la parrocchia di Liqueleva. Quindi si tratta di un periodo molto fecondo, reso possibile dal gran numero di missionari che vengono inviati dall’Europa.

Il terzo periodo comprende gli anni ’51-’65 e si intitola: “Lo sviluppo dell’evangelizzazione e della promozione umana. L’or-ganizzazione dell’Istituto in Mozam-bico”. Ormai nel Paese ci sono più di 50 missionari, le missioni sono consolidate ed è necessario un minimo di organizzazione e di coordinamento fra i vari gruppi. Così, nel ’58 si forma la “Delegazione del Mozambico” con l’elezione di un unico superiore. In questo periodo si fondano altre missioni. L’Istituto ottiene il riconoscimento ufficiale del Governo portoghese e, grazie anche ai suoi contributi, può dare un forte impulso alla promozione umana. Ha così grande sviluppo la costruzione di chiese, scuole, internati ecc.

Il quarto periodo va dal ’66 al ’74 e corrisponde al tempo che intercorre tra il dopo Concilio fino all’indipendenza. Si intitola “Il rinnovamento dell’evangelizzazione alla luce del Concilio e l’instabilità politica”. Questo periodo è caratterizzato da due fenomeni: primo, la spinta verso il rinnovamento pastorale, liturgico, catechetico e missionario, frutto del Concilio e delle nuove generazioni di missionari che arrivano in Mozam-bico; secondo, l’instabilità politica dovuta alla lotta anticoloniale da parte della Frelimo.
La lotta anticoloniale condiziona l’attività missionaria, nel senso che uno dei campi di battaglia è appunto il Niassa. Qui alcune missioni devono essere abbandonate; i missionari soffrono perché si trovano fra due fuochi e ricevono pressioni da ambedue le parti. In genere la loro posizione è stata neutrale, cercando soprattutto di essere una presenza di consolazione tra la gente.

Il quinto periodo analizza gli anni ’75 -’80 e si intitola: “Presenza e attività dei Missionari della Consolata nella post-indipendenza; la prova e la pianificazione pastorale”. Con l’arrivo dell’indipendenza comincia il processo di nazionalizzazione delle missioni e delle loro opere. I missionari sono costretti a lasciarle. Molte chiese vengono chiuse, viene imposto il divieto di celebrare, di visitare i villaggi, i cristiani sono perseguitati, alcuni confratelli vengono imprigionati. Insomma, è il tempo della persecuzione e molti missionari, soprattutto quelli della prima generazione, non sopportando quel clima di instabilità, di repressione politica, di anticlericalismo e di vera e propria umiliazione… lasciano il Mozambico. Rimane un gruppo che resiste, si adatta e cerca di collaborare col nuovo Governo.
Nasce così un nuovo modo di essere Chiesa: data l’esiguità delle forze pastorali e dato che non possono arrivare là dove vivono i cristiani, la Chiesa si trasforma e da “Chiesa clericale” diventa “Chiesa laicale”. In ogni villaggio i cristiani stringono le fila e si forma una comunità che prega, celebra e testimonia la fede con un forte spirito di identificazione. Comincia la formazione dei ministri dell’eucaristia, del battesimo e del matrimonio. Pian piano nasce una Chiesa ministeriale autosufficiente, che celebra la propria fede e resiste unita in un contesto avverso e di persecuzione.

Il sesto periodo va dall’82 al ’92. E' il periodo della guerra civile e si intitola: “Presenza di consolazione e profeti di pace”. La guerra civile tra Frelimo e Renamo rappresenta lo scontro tra due modi di concepire il Paese, la cultura, la tradizione, la religione ecc. E' la reazione contro un’imposizione che viene dall’esterno e che dal punto di vista economico, politico, religioso è qualcosa di inconcepibile in un contesto africano.
La guerra impedisce ogni movimento ai missionari. Due di essi, p. Prandelli e p. Granada pagano con la vita il loro impegno a favore della gente. Per vari anni le comunità rimangono isolate, senza la presenza del missionario, ma con la loro provata organizzazione ministeriale sopravvivono e si sviluppano. I missionari fanno tutto il possibile per non abbandonare le missioni e stare vicino alla gente, anche se corrono grandi pericoli. Il loro atteggiamento conferisce grande credibilità alla presenza della Chiesa.

L’ultimo periodo va dal ’92, anno della pace, fino al 2000. Si intitola: “Il tempo della ricostruzione” e presenta l’impegno nella ricostruzione delle missioni distrutte e nel consolidamento del lavoro pastorale fatto. Si raggiungono tutte le comunità cristiane private della presenza del sacerdote per tanto tempo. Lo Stato cambia atteggiamento e chiede alla Chiesa di collaborare alla ricostruzione morale, economica e sociale del Paese. In questo contesto si inserisce la creazione di scuole, internati, orfanotrofi, dispensari e dell’Università Cattolica, nella quale l’Istituto ha avuto e ha un ruolo di primo piano.

SECONDA PARTE
La seconda parte del libro si intitola: “Alcuni elementi caratteristici del metodo di evangelizzazione dei Missionari della Con-solata in Mozambico” ed evidenzia nove elementi che hanno caratterizzato il nostro lavoro di evangelizzazione dagli inizi fino ad oggi.
1. L’apprendimento delle lingue e della cultura locale. Si accenna qui anche al lavoro di inculturazione portato avanti dal Centro di studi Macúa-Scirima di Maúa e al Centro di promozione umana di Guiúa.
2. La visita ai villaggi: la cura degli ammalati e la solidarietà con i poveri.
3. La catechesi, i catechisti e i catechismi.
4. L’amministrazione dei sacramenti: il battesimo.
5. Le scuole cappelle e le comunità cristiane ministeriali.
6. Sviluppo socio economico e promozione umana.
7. L’attività nel campo dell’educazione: scuole e internati.
8. La promozione vocazionale, seminari, formazione del clero locale.
9. Il rapporto tra i missionari e le altre forze religiose: musulmani e sètte.

Conclusione: il titolo “Il seme cadde in terra buona” rappresenta la sintesi del libro. Il lavoro dei Missionari della Consolata ha prodotto frutti buoni, il più importante dei quali è la formazione di una Chiesa Locale con le sue parrocchie, missioni, comunità, ecc. E tutto questo in un contesto molto difficile, che ha visto le incertezze iniziali sulla nostra presenza nel Paese, i condizionamenti politici del governo coloniale, la persecuzione scoppiata dopo l’indipendenza, la privazione della libertà religiosa, la guerra civile…
Oggi la Chiesa del Mozambico è il frutto della collaborazione delle diverse congregazioni che operano in questo Paese. Ogni istituto ha avuto la sua zona di influenza. La nostra è rappresentata soprattutto dal Niassa: si tratta di una Chiesa viva, impegnata, missionaria…, bella!

P. Diamantino Guapo Antunes
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