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2003 - ANNO INTERNAZIONALE DELL'ACQUA PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Vidal Moratelli   

 PROGETTO ACQUA PER JAGUARARI

Mi ricordo di un episodio, di quando ero ragazzo, che mi fa pensare alla situazione e alla vita della gente che vive nelle terre semi-aride di Jaguarari (Bahia), dove attualmente vivo e lavoro. Mio padre comprò un terreno con l’intenzione di trasferirvisi con tutta la famiglia; ebbene, il primo lavoro che fece fu di scavare un pozzo profondo, che fornisse abbondante acqua e solo dopo iniziò a costruire la casa e a organizzare la nuova proprietà.

La cultura e la mentalità della gente che vive nelle zone semiaride è fortemente dipendente dalla natura. Uscire da questa concezione non è facile. Famiglie, comunità e città intere, per quello che riguarda l’acqua, dipendono dalle piogge, sporadiche e scarse, che non sono sufficienti per sopravvivere. In questo modo la popolazione diventa facilmente ostaggio di politici in mala fede, che hanno tutto l’interesse a mantenerla sottomessa, nel bisogno e nella dipendenza, facendo dell’acqua una forma di elemosina e un mezzo per comperare voti.

La coscientizzazione e l’organizzazione sono mezzi importanti per aiutare le famiglie e le comunità a comprendere che è possibile percorrere strade diverse. Ma perché questo avvenga è necessario un processo di cambiamento di mentalità, tanto da parte della gente come dei poteri costituiti. Da lungo tempo  lavoriamo in questa direzione e oggi sembra che anche le istituzioni pubbliche, oltre alle comunità, siano più coscienti del loro ruolo e delle loro possibilità.

 

Il nostro compito, come Chiesa, non è di sostituire le istituzioni pubbliche o di realizzare opere in parallelo, ma di favorire la cooperazione. Costruire sbarramenti, prese d’acqua e cisterne familiari fa parte di un modo nuovo di affrontare la realtà depressa di queste terre. Perforare pozzi artesiani è un’alternativa che offre certezze per il futuro, ma solo quando la comunità assume la responsabilità della manutenzione dell’opera.

È difficile trovare acqua potabile in questa terra arida, tuttavia è ben venuto ogni tipo di acqua. Anche con acqua salmastra è possibile realizzare vari progetti come piantagioni di coco, allevamento di pesci, di gamberetti, ecc. Inoltre, in caso di necessità, si può contare sull’aiuto del desalinizzatore, anche se è di difficile manutenzione.

Se nelle zone semiaride la risorsa dell’acqua fosse gestita in modo adeguato, la gente potrebbe vivere con una certa dignità e sicurezza. Vediamo come le comunità che vivono vicino alle colline hanno acqua e di buona qualità. Così, perforando e installando pozzi sulle colline, l’acqua potrebbe arrivare anche alle comunità più lontane spinta soltanto dalla forza di gravità.

Da qui la necessità della partecipazione e cooperazione degli organismi municipali, statali e federali con le comunità. Il nostro lavoro cerca di sviluppare questa rete di sinergie.

 

Sono stati realizzati vari progetti e altri sono in via di esecuzione. L’anno scorso, grazie alla collaborazione tra comunità e governo statale, sono state beneficiate due comunità, dopo una lunga storia di sofferenza. Così, oggi, 700 famiglie ricevono l’acqua in casa, portata dalle colline, per mezzo di una tubatura lunga 17 chilometri. Jacunã e Gameleira hanno accolto questo dono con una grande festa.

Joacema, un’altra comunità di 400 famiglie, è approvvigionata con acqua proveniente dalle colline, per mezzo di un acquedotto lungo 18 chilometri; l’opera è stata portata a compimento con la partecipazione del governo statale, dopo una lunga lotta.

Un altro progetto in via di realizzazione, con la collaborazione del governo, beneficerà 15 piccole comunità, per un totale di 900 famiglie. I pozzi sono sulle colline. La rete di distribuzione, che funziona per gravità, è lunga 42 chilometri. La gente di quei villaggi soffre da molto tempo per la mancanza d’acqua. Alcuni, visto il ritardo dei lavori, dubitano; altri attendono pieni di speranza per celebrare l’arrivo di questa preziosa risorsa, motivo di gioia e di sollievo per tutti.

Un altro progetto, di dimensioni più ridotte, favorirà le comunità di Lagoinha e Varginha. Il pozzo, sulla collina, emana acqua abbondante e di ottima qualità. L’acquedotto sarà lungo sei chilometri e beneficerà 120 famiglie. L’opera nasce dalla partecipazione comunitaria e del governo statale.

Intanto, il nostro progetto principale, in questa terra arida della Bahia, è quello di portare l’acqua fino alla città di Jaguarari. Stiamo lottando da più di tre anni per raggiungere questo obiettivo. Il progetto prevede di prendere l’acqua, per mezzo di una ramificazione, dall’acquedotto esistente, che porta l’acqua alle miniere di Caraíba Metais. La distanza che lo separa da Jaguarari è di 57 chilometri.

La nuova adduzione attraverserà il sertão (zona desertica), beneficando 2 mila famiglie della zona rurale e della città di Jaguarari, economicamente paralizzata, perché nessuna industria sopravvive in una città dove la mancanza d’acqua è endemica.

Non avere acqua, è essere umiliato e oppresso; è diventare giocattolo dei politici; è dover assoggettarsi alla penitenza di passare ore e ore in fila per procurarsene almeno un secchio. Invece, avere l’acqua in casa, in questa terra arida, vuol dire sentirsi felici, aprire con gioia le finestre, respirare profondo e… sorridere. La presenza dell’acqua trasforma la casa in un luogo sano e accogliente. È un sogno.

P. Vidal Moratelli

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