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MISSIONE E SANTITÀ PDF Stampa E-mail
Scritto da Da Casa Madre   

Nei primi cinque mesi abbiamo guardato al Beato Manna come persona, nelle sue espressioni più salienti: santo, missionario, animatore missionario e superiore. Ora vorremmo sentire dalla sua stessa voce che cosa pensava della missione ad gentes e della santità.

La missione richiede la santità. «I missionari debbono essere santi… siate missionari santi, camminando sulle orme di quei grandi esempi che vi hanno preceduto». «Quando ero giovane scrissi un libro sulla vocazione missionaria e l’intitolai: Operarii autem pauci. Ora se dovessi scriverne un altro gli darei per titolo Operarii autem sancti».

«La mia esperienza di oltre 50 anni di vita missionaria mi porta a dire che è soprattutto lo spirito che conta: se manca lo spirito a nulla servono l’organizzazione, le belle case, il denaro, la propaganda e tutto il resto». «La scienza, l’azione sono ottime coadiutrici del Vangelo, se riposano sulla santità, altrimenti sono più dannose che utili… Il nostro seminario è una scuola di santità e se da questa scuola non escono santi, essa fallisce il suo scopo».

P. Tragella scrive: «Il Manna desiderava un numero di vocazioni adeguato ai bisogni delle sue missioni, ma questi missionari dovevano essere santi». Dopo il suo viaggio in Asia scriveva agli incaricati dei seminari: «Preti mediocri non ci servono: abbiamo bisogno di una vera schiera di uomini superiori, ripieni dello Spirito di Dio, capaci di fondare e organizzare nuove Cristianità, non semplici soldati, ma condottieri…veri pastori d’anime… che sappiano dare Gesù alle anime dalla sovrabbondanza del loro tesoro di grazia e di virtù». In questa frase il Manna compendia la sua convinzione profonda della necessità della santità, ma anche di altre qualità pure importanti per questi apostoli ad gentes.

Per il Manna la santità del missionario e lo zelo apostolico erano un binomio inscindibile: «La nostra santità è condizione indispensabile per il felice successo della nostra missione e fallendo noi, non è solo nostro danno, ma è danno di anime». «Ben diversa dall’attuale sarebbe la faccia del mondo e delle missioni …se quelli ai quali il Signore ha affidato in ogni tempo la salute dei popoli, fossero sempre stati all’altezza della loro missione per la santità della loro vita, e per l’ardore del loro zelo».

P. Manna dopo il suo viaggio in Asia scrive alla Congregazione per la Propagazione della Fede una frase che compendia tutto il suo pensiero sulla necessità della santità del missionario: «Se i missionari, da qualunque paese vengano, non sono santi, fanno meglio a starsene a casa». P. Manna non fa della santità la sola base per l’apostolo ad gentes (e vedremo che richiede ben altro), ma ne fa la base indiscutibile e improrogabile perché tutto il resto possa operare nel migliore dei modi.

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