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Il 16 di luglio coincide con la memoria della Madonna del Carmine. Ci è sicuramente facile, oltre che piacevole, vivere questo ‘giorno del Fondatore’ in spirito mariano. Sappiamo che l’Allamano si è riferito abbastanza spesso alla spiritualità carmelitana, soprattutto al pensiero forte e profondo di S. Teresa di Gesù e, a volte, anche a quello di S. Giovanni della Croce. Dal punto di vista della vita ascetica, ha promosso pure la ‘Compagnia del Carmine’, i cui membri , se fedeli a certe pratiche, sarebbero stati liberati dal purgatorio dalla Madonna stessa, il primo sabato dopo la loro morte. Nella conferenza del 14 luglio 1918, il Fondatore si è introdotto con queste parole: «Martedì è la festa della Madonna del Carmine. Non è una festa particolare, ma siccome siete della Compagnia…, per voi è festa. Lei verrà a liberarvi dal Purgatorio, ma per essere liberate, bisogna andarvi. Chiedete la grazia di non dover passare in Purgatorio» (Conf. MC, II, 302). Prendendo lo spunto da questo clima, per questa giornata in cui ricordiamo la Madonna e il Fondatore, propongo di recitare, personalmente o in comunità, una speciale preghiera di evidente ispirazione mariana, ma che viene rivolta al Fondatore. Sono le “Litanie al Beato Giuseppe Allamano”, composte dal nostro confratello P. Sandro Carminati. Il genere letterario delle litanie, particolarmente di quelle della Madonna, ci richiama un tipo di preghiera semplice, facile e comunitaria, legata alla pietà popolare. Quando le recitiamo, ci sembra che sia piuttosto il cuore a parlare, tanto sono delicati i titoli che attribuiamo alla Madonna. Il Fondatore stesso le interpretava in questo senso. Ecco che cosa diceva, mentre spiegava come pregare: «Dunque guardate che adesso dovete pregare meglio e soprattutto colla mente e col cuore […]. Quando si recitano le Litanie della Madonna perché non stare attenti?!… Quando si dice: Stella mattutina, perché non dire alla Madonna: Maria, sii la mia stella? E così in tutte le altre» (Conf. MC, III, 380). Oggi, con affetto filiale e sotto forma di preghiera litanica, possiamo ripetere al Fondatore quanto di bello e delicato pensiamo di lui. LITANIE AL BEATO GIUSEPPE ALLAMANO - Dio Padre, Origine e fonte di ogni missione...................................abbi pietà di noi - Gesù Cristo, Unico Salvatore del mondo - Spirito Santo, Protagonista della missione - SS. Vergine Consolata, Madre tenerissima e Stella dell’Evangelizzazione ...........................................................prega per noi - Beato Giuseppe Allamano….....................................................…….prega per noi - Tu che hai sempre compiuto la volontà di Dio - Tu in costante slancio verso la santità - Innamorato della Santa Eucaristia - Affezionato figlio di Maria Consolata - Degno figlio della tua Chiesa - Fedele nel vivere e promuovere la sacra liturgia - Sacerdote ripieno di amore per la Chiesa e il Papa - Sacerdote ricco di zelo missionario - Sacerdote contemplativo nell’azione - Maestro ed educatore delle coscienze - Maestro ed educatore di sacerdoti - Maestro e discepolo dei tuoi missionari - Padre di due Famiglie missionarie - Padre della nostra vita consacrata per la missione - Padre della nostra missione di annuncio e consolazione - Padre perseverante nel bene fatto bene - Padre di bontà e umiltà verso tutti - Padre promotore dello spirito di famiglia - Padre di infaticabile energia e laboriosità - Beato Giuseppe Allamano: (tutti) ottienici lo spirito di preghiera, di carità, di mansuetudine e di distacco, per un impegno apostolico che sia sempre più ‘perseverante, concorde e illuminato’. Amen. 16 agosto 2003 “NUNC COEPI” – SE NON L’HO FATTO LO FARÒ Il 16 agosto, ‘giorno del Fondatore’, cade immediatamente dopo la solennità dell’Assunta. L’Allamano sicuramente ci avrebbe aiutato a vivere con fervore questa festa, come faceva ogni anno, quando si trovava o a Torino o al santuario di S. Ignazio. In genere, la festa dell’Assunta, assieme a quella dell’Ascensione e di Tutti i Santi, per il nostro Padre, era un’occasione per guardare in alto, verso il Paradiso, la festa della speranza cristiana (cf. Conf. IMC, III, 478). In occasione della festa dell’Assunta del 1915, sotto i portici di Casa Madre, benedisse la statua della Madonna, che sarebbe poi stata intronizzata in un’apposita nicchia nel cortile principale. Anche questo segno doveva avere un valore di incoraggiamento, per fare le ricreazioni sotto gli occhi di Maria, da lei incoraggiati ad essere buoni: «Ora prima di fare una mancanza date uno sguardo alla Madonna e, se vi dice ‘sì, fa pure’, allora sì, se no… la materialità ci aiuta» (Conf. IMC, II, 336). In questo clima di confidenza mariana, per il ‘giorno del Fondatore’ di questo mese di agosto, propongo una riflessione (che magari potrà essere una meditazione, individuale o anche comunitaria) su di un tema che ci è familiare. L’Allamano è un educatore formidabile di speranza, di coraggio, di perseveranza, di non arrendersi mai nella vita dello spirito; il che, nella realtà, consiste nel riprendersi sempre dopo ogni cedimento. È questo un caratteristico atteggiamento, che viene espresso esattamente dal titolo di questa scheda: “Nunc coepi - adesso incomincio”. Non siete santi Il realismo dell’Allamano gli impediva di illudersi riguardo alla qualità dei suoi, che conosceva come realmente erano, e lo favoriva nella sua opera di educatore. Egli, infatti, più di una volta ha messo missionari e missionarie di fronte alla loro situazione di persone limitate, non per demoralizzarli, ma per incoraggiarli a migliorarsi. Ecco alcune sue parole confidenziali e molto espressive: «[…] quando ci fosse qualche miseria… anche qualche peccato (siamo uomini) ricorrete al SS. Sacramento» (Conf. IMC, I, 284); «[…] io non vi credo tutte sante (detto con convinzione). […] e quando sarete in Africa sarete ancora in questo mondo… Il nostro io lo portiamo con noi» (Conf. MC, I, 250, 252); «Andate avanti nella virtù? Oppure andate avanti come i gamberi?! Qui delle sante non ne trovo ancora, e se qualcuna crede di essere tale, non è vero» (Conf. MC, II, 8). Questa constatazione, fatta da un padre che conosce e vuole bene, nel pensiero dell’Allamano è una pedana di lancio, non un paracarro su cui sedersi. L’Allamano, nonostante tutto, ha proposto sempre e senza interruzione di camminare verso l’ideale della santità. E ciò perché credeva nella possibilità della ripresa, che si fonda sulla fiducia nell’aiuto di Dio e sulla propria buona volontà. Non ammetteva che uno si demoralizzasse e smettesse di impegnarsi. Biso-gnava riprendersi ogni volta, come se si incominciasse daccapo. Adesso incomincio Diciamo subito che l’Allamano ha valorizzato, come criterio educativo, il versetto 11 del Salmo 76: “Et dixi: Nunc coepi: haec mutatio dexterae Excelsi”, che traduceva: “Ed io dissi: adesso incomincio: questo cambiamento è opera della destra dell’Altissimo” (la traduzione della CEI è: “Questo è il mio tormento: è mutata la destra dell’Altissimo”). Il famoso “nunc coepi”, fatto apposta per incoraggiare, il Fondatore lo aveva desunto dalla spiritualità di S. Teresa di Gesù ed a lui, deciso com’era a non cedere mai ed a riprendersi sempre, piaceva tanto. Ha persino detto: «Nunc coepi, già lo sapete è lo stemma dell’Istituto» (Conf. MC, I, 361). Nell’Istituto era diventato quasi un ritornello. È sintomatico il tratto della conferenza del 17 settembre 1916 alle suore, trascritto dalle famose ‘quattro sorelle’, dove si legge: «Se non vi fate adesso sante, in Africa discenderete. Qui dentro è una pioggia di grazie, avrete da renderne conto, quindi: Ego dixi? (e un coro risponde) Nunc coepi!» (Conf. MC, I, 429 - 430). Fra i moltissimi testi, che tutti conosciamo, riporto quello della conferenza del 30 dicembre 1906, nella quale faceva un bilancio consuntivo dell’anno che terminava e uno preventivo del nuovo: «S. Teresa diceva: io rinnovo il buon proposito fino a cinquanta volte al giorno e se manco: terra dedit fructum suum: sono frutto del mio giardino, e ripiglio con coraggio - non bisogna perdersi d’animo» (Conf. IMC, I, 140; cf. anche 638; II, 11). Per vedere come il Fondatore sia sempre stato di questa idea, riporto anche un brano successivo, cioè della conferenza alle suore del 30 maggio 1920, che mi pare tra i più espressivi: «Sei caduta? Rimettiti a posto; S. Teresa diceva il Nunc coepi (adesso incomincio) quaranta o cinquanta volte al giorno; domandava perdono al Signore, diceva: Roba del mio giardino, del mio orto; Signore, un po’ di pioggia perché venga su roba buona… Non scoraggiarsi mai; più si cade, più ci si mette a posto» (Conf. MC, III, 83). Possiamo trovare un risvolto diverso della stessa mentalità del Fondatore in una conferenza alle suore sull’elogio della folla a Gesù, riportato da Mc 7,37: “bene omnia fecit” (ha fatto bene tutte le cose). Conosciamo quanto sia servito questo testo per educare all’impegno verso una santità semplice, cercata e realizzata nelle situazioni ordinarie della vita, secondo l’insegnamento di S. Giuseppe Cafasso. Anche in ciò, l’Allamano aggiungeva di suo un impulso alla costanza, ma senza affanno, con serenità e mai perdendosi d’animo: «Ora, facciamoci questa domanda: Ed io, ho sempre fatto tutto bene? Se non l’ho fatto lo farò» (Conf. MC, I, 418). Più chiaro di così! P. Francesco Pavese Postulatore Generale
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