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Lettera di p. Franco Gioda ai confratelli della Regione Italia alla conclusione della Visita Canonica. Torino 15-5-2003Carissimi confratelli, Un caro saluto. Ho terminato di accompagnare il Superiore Generale e p. Giano Benedetti nella Visita Canonica. In questi giorni sto rivedendo con il pensiero e la preghiera gli incontri avuti in queste settimane nelle diverse comunità. Sento il dovere di ringraziare il Signore del bene che si sta facendo, della testimonianza missionaria che si offre. Sembrano frasi di circostanza, ma non lo sono, perché dentro a tutti noi c’è un sincero desiderio di vivere la nostra vocazione missionaria. Prima di tutto vada il nostro grazie ai visitatori: il Superiore Generale, il Vice Superiore ed il p. Giano. Fu un pellegrinaggio di comunità in comunità, fu un continuo dialogo personale e comunitario, fu un pregare assieme, fu una serena riflessione sulla nostra vita religiosa e missionaria, fu un condividere gioie e sofferenze, prospettive e speranze. In questa faticosa ricerca di autenticità è apparso evidente il desiderio e la volontà di esprimere nella vita personale e comunitaria l’unità che ci lega al Fondatore e la comunione che ci unisce con tutti i missionari sparsi per il mondo. Voglio ricordare, perché possano essere ancora motivo di riflessione e dialogo con Dio, i quattro punti programmatici che il Superiore ci ha dato in Casa Madre quando, il 1° febbraio 2002, ha iniziato ufficialmente la Visita Canonica alla luce dello slogan che l’ultima Conferenza Regionale aveva proposto “essere credibili e visibili”. Il Superiore ci diceva che in questa Visita si doveva verificare: - la nostra fedeltà creativa: come “fedeltà” al Fondatore, allo spirito missionario dei primi tempi, come fedeltà al progetto del Signore quando ci ha chiamati “per nome”. Fedeltà “creativa” perché continuamente rinnovata alla luce dello Spirito presente e vivo nella Chiesa; - la sequela radicale di Cristo: è la Parola di Dio, è il Vangelo testimoniato nella vita quotidiana. Questo ci butta in un cammino nella storia in continuo ascolto di quanto lo Spirito ci suggerisce; - lo spirito di famiglia: caratteristica fondamentale della nostra famiglia missionaria in cui si celebra la comunione. È “l’unità di intenti” dell’Allamano. E questo non per appiattirci nelle stesse idee, ma, nel rispetto vicendevole, saperci accogliere e valorizzare a vicenda; - ravvivare il fuoco della missione: è il nostro “ad extra, ad gentes, ad vitam”. Durante la Visita Canonica si sono avuti gli incontri personali con i Visitatori e al termine in ogni comunità si è fatto il punto della situazione con una riflessione su quattro aspetti: - il progetto della Regione Iitalia sulla comunità che si stava visitando; - la vita di comunità: il progetto comunitario di vita con una sottolineatura particolare alla preghiera e agli incontri comunitari; - l’animazione missionaria vocazionale che, oltre alle attività essenziali di animazione e promozione vocazionale, contempli anche i benefattori, le dame e amici Missioni Consolata, ecc.; - l’amministrazione e le varie attività e lavori della comunità. Siamo stati aiutati a riflettere su queste linee. Indubbiamente è stato per tutti un momento di revisione, di sottolineature di problemi e di linee orientative per risolverli. E’ stato un incontro profondo di comunione e di propositi. Quanto si è detto è stato riassunto schematicamente in alcune linee che alla prima occasione rivedremo assieme. Dalla Visita Canonica che ha impegnato per mesi i Superiori in visite, incontri, revisioni personali e comunitarie scaturiscono le tre assemblee zonali (Torino, Bedizzole e Roma) che costituiscono un ulteriore momento di comunione con la comunità regionale. La lettera conclusiva che ci sarà poi inviata impegnerà il consiglio regionale in riflessioni e decisioni secondo gli orientamenti offerti, impegnerà le comunità a rispecchiarsi nelle linee di cammino presentate ed impegnerà soprattutto personalmente ognuno di noi. In questo pellegrinaggio in occasione della Visita Canonica per le nostre comunità missionarie si è parlato molto di missione, della nostra presenza qui in Italia, dello slancio e della testimonianza che si dovrebbe avere, delle nostre povertà in ordine alle “sfide” del presente e del futuro. I pareri possono divergere, le metodologie di cammino possono cambiare, ma credo che la dinamica di tutto sia la carità perché è questo che dà vita e slancio alla missione e ne è il criterio. Penso che “la sfida” vera, quella fondamentale che è la base di tutto, del rinnovamento, della proposta missionaria che dobbiamo offrire sia quella di lasciarsi afferrare dall’amore di Dio con tutte le sue conseguenze in modo tale da trovare nell’amore, le ragioni, la spinta, la creatività e la gioia del nostro essere consacrati “ad extra, ad gentes, ad vitam”. L’amore di Dio per noi è il fondamento di tutto, è ciò che ci cambia, che ci pone sempre in ascolto, che ci aiuta ad affrontare realtà e metodologie sempre nuove per il suo Regno. Sentiamoci uniti dalla stessa fede e dalla stessa vocazione. La Consolata ci assista e l’Allamano ci aiuti a vivere sempre più il suo spirito missionario. Nel Signore:
P. Franco Gioda
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