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PRIME IMPRESSIONI DI UN NON PIÙ GIOVANE MISSIONARIO PDF Stampa E-mail
Scritto da Fr. Renzo Bourcet   

Torino-Bruxelles-Kinshasa: è stato il mio battesimo dell’aria e di conseguenza un’emozione unica. Svolte le pratiche doganali, all’improvviso mi trovo immerso in un formicaio di gente, come se facessi parte della scena di un film, dove migliaia e migliaia di persone si dirigono verso tutte le direzioni pur di sfuggire alla povertà, alla sofferenza, all’umiliazione di avere nulla. Ritrovo la serenità solo nel momento in cui varco la soglia della nostra casa e posso esprimere le mie prime emozioni ai confratelli, i pp. Stefano Camerlengo e fr. Paolo Ferrari.

Nei giorni seguenti comincio a rendermi conto delle esigenze sanitarie, della mancanza di cibo, e della necessità di istruzione della gente, ma soprattutto dell’importanza di poter contare sulla comprensione e sull’amicizia dei missionari.

«J’ai faim»: è questo il grido del bambino, del giovane, dell’adulto e dell’anziano. Parecchie volte mi sono chiesto: «O po-vertà, perché sei così crudele e ti accanisci con tanta ferocia so-prattutto sui bambini innocenti e indifesi?». E ho pregato: «O Maria, consola la loro sofferenza per mezzo dei tuoi missionari».

Dopo aver visitato le nostre parrocchie, centri di sofferenza, di assistenza e aiuto, non mi resta che ringraziare il beato Allamano per gli esempi di carità che ho visto nei confratelli.

A St. Hilaire ho fatto fatica a credere come in un anno i pp. Santino Zanchetta e Citora Afonso possano aver fatto tanto lavoro nella costruzione della casa dei padri, la chiesa, la scuola e nel campo spirituale, meritandosi la riconoscenza di migliaia di fedeli che li sentono come padri e protettori.

Sono stato anche a St. Mukasa dove, per arrivarci, servirebbe un mezzo a doppia trazione e uno stomaco di ferro vista l’impraticabilità della strada. Ebbene, deve essere davvero grande l’amore dei pp. Nestor Nkulu e Anthony Kimanzi verso i parrocchiani, dato che questi sono in pena al pensiero che un giorno o l’altro lasceranno la parrocchia dove hanno profuso le loro migliori energie.

Nella parrocchia-santuario Mater Dei ho incontrato i confratelli Inhacio Saure, Silvio Gullino e Clovis Audet. In questa chiesa partecipo alla liturgia domenicale e nutro il mio spirito del Corpo e del Sangue del Signore, ricavandone vigore, fervore spirituale e slancio missionario. Mi sento orgoglioso di appartenere alla famiglia di questi confratelli, nel saperli amati e stimati per il loro impegno e la loro generosità.

“Grazie”, mi sento di dire al Congo per la linfa nuova, speranze certe, giovinezza e gioia che dà al nostro Istituto con il seminario teologico, guidato dai pp. José Tolfo e Mario Barbero e con il propedeutico, guidato dai pp. André Nekpala e Albert Kathare.

A coronamento di tanta grazia, la mia riconoscenza va a p. Stefano Camerlengo, superiore delegato e a fr. Paolo Ferrari che, dalla casa della Delegazione sono come dei fari per tutti i confratelli che lavorano nelle diverse mansioni.

A postilla di tutto giunga la mia riconoscenza alla gente del Congo per il suo spontaneo sorriso, che viene dal cuore, nonostante la sua sofferenza. La Consolata e il Padre Fondatore possano essere fieri di vederci missionari tra questi fratelli.

Fr. Renzo Bourcet

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