|
I Padri Bruno Pipino, José Martins e Luís Tomás si trovano a Gerusalemme “in sabbatico”, per seguire programmi di formazione permanente.
Il 27 di novembre ci siamo recati a Ortas, presso il santuario della Madonna di Hortus Conclusus, per celebrare l’eucaristia con la comunità delle suore e ricordare il nostro confratello defunto, p. Giacomo Racca, deceduto in questo luogo mentre era loro cappellano. Dopo la celebrazione siamo discesi nella cripta, dove la sua tomba giace accanto a quella di alcune suore defunte. Le religiose hanno manifestato tutta la loro gioia per questa visita e hanno dichiarato di essere molto contente di avere p. Racca sepolto accanto alle loro suore.
Ci sono ancora alcune suore che hanno vissuto le ore drammatiche di quel Giovedì Santo del 1986 e raccontano in dettaglio la sorpresa, lo sgomento e il dolore per quella morte inaspettata. Poi passano volentieri a ricordare i nostri missionari che, a piccoli gruppi, ma a ritmo regolare, si succedevano lì in quegli anni. La prima intifada (dicembre ’87) ha messo fine a questa esperienza ricordata con nostalgia da tutti quelli che hanno avuto la fortuna di farla. Sentimenti condivisi anche dalle suore, che hanno tirato fuori dal cassetto l’albo delle foto in cui tutti i gruppi e alcune presenze individuali sono immortalati; ed anche il libro dei visitatori che, in tempi più recenti, hanno visitato il santuario lasciando le loro testimonianze entusiastiche e laudatorie.
Testimone di quei tempi c’è anche la vecchia, ma non stanca, auto Subaru, purtroppo, condannata all’immobilità per un cavillo burocratico che le nega l’autorizzazione di andare per la strada.
Se già a quel tempo questo luogo - un santuario imponente nelle sue linee architettoniche e nella sua posizione maestosa contro la collina - appariva effettivamente isolato, oggi possiamo dire che questa situazione si è notevolmente acuita. Non è lontano dalle case; esse coprono tutta la collina di fronte e diventano sempre più compatte. Ma è l’unica presenza cristiana in mezzo ai musulmani.
Hortus Conclusus soffre dell’isolamento cui è stata votata Betlemme: se la seconda intifada aveva contribuito in maniera determinante a tagliarla fuori dal circuito dei pellegrini, adesso la cosa è stata aggravata dal mostruoso muro che separa la città della natività da Gerusalemme. Erano città vicine, a due passi di distanza e si andava facilmente, perfino a piedi, dall’una all’altra. Adesso sono diventate lontane per lo strangolamento provocato dai posti di controllo nei passaggi del muro e per l’interruzione dei trasporti pubblici. Chiunque ci pensa due volte prima di avventurarsi fino a Betlemme, soprattutto se non dispone di auto propria; tanto meno fino al bel santuario di Ortas. P. Luís Tomás
|