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IL DISCEPOLO PDF Stampa E-mail
Scritto da Da Casa Madre   

Paolo Manna è stato un innamorato di Gesù Cristo tutta la sua vita, e si è sforzato di imitarlo nel modo più intimo e radicale possibile. P. Gheddo scrive: «P. Manna viene da una famiglia benestante, colta, religiosa. Perde la mamma in tenera età e viene educato dagli zii paterni. Educazione religiosa e severa, com’era normale a quel tempo». La formazione religiosa della famiglia venne completata da «quella ricevuta nei quattro anni trascorsi alla Società Cattolica Istruttiva. Formazione fondata sullo studio e amore a Gesù Cristo, che ritorna spesso negli scritti del Manna».

Nel Seminario Lombardo per le Missioni Estere di Milano egli sviluppa ulteriormente il suo stile di seguire Gesù. Mons. Juan Esquerda Bifet scrive che la spiritualità, gli scritti e l’opera evangelizzatrice di Paolo Manna erano basate su un «cristocentrismo che suscita la passione di evangelizzare, cioè di comunicare la fede a tutti coloro che non conoscono Gesù».

Quest’amore a Gesù si riflette in un suggerimento che p. Manna fa al p. Martino, formatore di missionari: «Nelle tue conversazioni con gli alunni metti come fondamento della vocazione missionaria l’amore a Gesù Cristo. Fa capire quanto Cristo ha amato noi e le anime. Presenta ad essi Gesù Cristo.

La vocazione missionaria non può reggere se non è concepita come la nostra risposta all’amore infinito di Cristo. Senza il fuoco dell’amore di Gesù Cristo, la vita missionaria è una misera illusione e, presto o tardi, un grande fallimento. Cristo non lo serviamo mai bene abbastanza». Nel suo servizio «dobbiamo essere generosi fino all’eroismo. Di gente fiacca, Cristo non sa cosa farsene».

E, in una lettera a tutti i formatori del PIME, p. Manna scriveva: «Gesù Cristo, ecco la realtà intorno alla quale deve formarsi, trasformarsi la vita dei nostri aspiranti; ecco la luce in cui debbono illuminarsi i loro ideali, il fuoco in cui debbono accendersi i loro cuori, il cibo di cui debbono fortificarsi le loro anime. Bisogna far sentire Gesù Cristo al cuore, all’anima dei nostri aspiranti, come all’intelletto...

Se non sarà tale la loro formazione, avremo dei dotti, ma scompariranno i missionari, quelli cioè che domani dovrebbero sapersi gioiosamente sacrificare per far conoscere, amare e servire Gesù Cristo ai popoli infedeli». Per p. Manna il missionario deve «dare Gesù Cristo alle anime dalla sovrabbondanza del loro tesoro di grazia e di virtù».

Questo amore per Gesù lo spingeva a «restare in cappella, mentre gli altri andavano a riposo, in adorazione per un’ora». La ragione? «Perché se non siamo attaccati a nostro Signore Gesù Cristo, non potremo fare mai niente». E p. Belotti, compagno del Manna racconta che «la mattina di buon’ora andava in sacrestia ove trascorreva un’ora di meditazione».

Ad alcuni missionari partenti p. Manna ripeteva che «l’apostolo è mandato a continuare quello che Gesù incominciò, a far presente Gesù in tutte le terre, in tutti i tempi. La vostra missione sarà un successo se la vivrete impersonando Gesù Cristo».

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