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Milaico, casa di formazione dei laici, per la seconda volta invia missionari nel mondo. Michele Sguazzo e Paolo Forlin, a febbraio, sono partiti per Roraima dove offriranno il loro servizio di tre anni, nella missione di Maturuca, lavorando con p. Giorgio Dal Ben. Michele ha 27 anni ed è di Salerno. Ama viaggiare e stare con gli amici. Pratica vari sport ed è appassionato di pesca sportiva. È un innamorato della natura e della pastasciutta. Paolo viene da Onigo (TV) e lavora come metalmeccanico. Di carattere tranquillo, ama le escursioni in montagna. Da anni è impegnato nell’animazione missionaria. Come avete conosciuto i Missionari della Consolata? Michele: Nel novembre del 2000 sono stato in Brasile, proprio a Roraima, insieme al parroco e ad un altro giovane della mia comunità. Con noi portavamo il progetto per la costruzione di un ponte che collegasse la missione del Catrimani al vicino ospedale. I giovani della mia parrocchia hanno sovvenzionato l’opera fabbricando dei piccoli manufatti, da donare alle persone, in cambio di un’offerta. Una volta raccolti i fondi, siamo andati sul posto per vedere la costruzione, e così ho conosciuto i Missionari della Conso-lata ed è nata in me la voglia di “partire”. Paolo: Li ho conosciuti da ragazzo, avendo frequentato per qualche anno il piccolo seminario di Biadene. Successivamente ho seguito le loro vicende quando rientravano dalle missioni. Parecchi Missionari della Consolata, infatti, sono nativi di Onigo. Del carisma dei Missionari della Conso-lata quale aspetto vi è più vicino? Michele: Sicuramente il senso di appartenere a una grande famiglia. Paolo: La comunione di vita che ci fa sentire parte della stessa famiglia. Quale, invece, fate difficoltà a vivere? Michele: Il ritmo giornaliero di preghiera, soprattutto al mattino. Paolo: Finora non ho trovato difficoltà particolari nel seguire lo spirito dei Missionari della Consolata. Cosa vi riserverà questa esperienza? Michele: Sarà una forte esperienza di vita con gli ultimi della terra, da trasmettere a tutti dopo il rientro in Italia, in modo da far conoscere alla gente i loro problemi e i modi per aiutarli. Paolo: Sarà un cammino da percorrere con un popolo diverso, nella fatica di fare la sua conoscenza e nella gioia di costruire un’amicizia. Cosa pensate di poter dare? Michele: Sicuramente tutto il mio affetto verso questo popolo. Spero di poter condividere con loro tutta la mia esperienza in campo professionale e soprattutto di essere fattore di speranza per il loro futuro. Paolo: Le mie capacità professionali, che ho acquisito negli anni e che desidero mettere a disposizione là dove potrò essere d’aiuto. Vorrei condividere i miei talenti rendendomi disponibile a qualsiasi servizio mi venga richiesto. Cosa sentite quando nel Vangelo leggete questa frase: “Signore dove abiti?”. Michele: Per anni ho cercato il Signore, ma senza trovarlo; pensavo che non esistesse. Poi ho scoperto che lo cercavo nel posto sbagliato: lui si manifestava nella gente che mi era accanto. Paolo: Penso al deserto: il Signore, infatti, si trova nell’aridità rappresentata dai poveri e dagli ultimi. Stando con loro si trova facilmente la strada per giungere a lui. Al momento di partire per la missione, che messaggio vorreste lanciare ai vostri coetanei? Michele: Voglio dire ai miei fratelli che la vita è breve e passa in un attimo. Abbandoniamo, quindi, le cose inutili, che ci fanno perdere tempo e dedichiamoci all’amore fraterno. È questo che arricchisce e riempie la vita di gioia. Io l’ho sperimentato e mi sento felice; ho ritrovato la forza di credere in un mondo migliore, più umano e fraterno. E mi impegno a realizzarlo! Paolo: Invito i giovani ed i ragazzi a fermarsi un attimo, a fare silenzio dentro e ad ascoltare il proprio cuore per capire bene cosa vogliono essere; per conoscere il progetto di Dio sulla loro vita e non sprecarla inutilmente; per non essere persone aride, ma capaci aprire il cuore a tutte le situazioni di sofferenza in cui vivono i fratelli immettendovi un po’ di speranza e gioia. A cura di Milaico
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