Home Da Casa Madre arrow 2003 arrow Febbraio 2003 arrow PADRE GIOVANNI DE MARCHI LA SCOMPARSA DI UN GRANDE MISSIONARIO
PADRE GIOVANNI DE MARCHI LA SCOMPARSA DI UN GRANDE MISSIONARIO PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Aventino Oliveira   

Nasce ad Arsiè (BL), il 21 luglio 1914. Nel 1926 entra nell’Istituto e, nel 1933, si consacra al Signore con la professione religiosa. Viene ordinato sacerdote nel 1937. Ottenuta la licenza in Teologia Dogmatica presso il Pontificio Istituto di Propaganda Fide e di Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico, dal 1939 al 1941 lavora come professore di Teologia Fondamentale e Sacra Scrittura nel Seminario teologico di Torino di cui diventa anche pro-direttore.

Dal 1941 al 1942 è direttore della casa di Roma e nel 1943 viene destinato al Portogallo per iniziare la presenza IMC in quella nazione. L’anno successivo, il 3 ottobre 1944, apre il seminario con 11 alunni in edifici provvisori. Nel 1951 inaugura il grande edificio del seminario di Fatima con decine e decine di aspiranti missionari.

In quello stesso anno viene destinato a dare inizio alla presenza IMC negli Stati Uniti dove si ferma fino al 1963 come superiore del Gruppo. Negli anni 1963-1970 la sua missione prosegue in Kenya dove, tra l’altro, attende all’ufficio di segretario del vescovo di Nyeri. Nel 1970 riapre le porte al ritorno dei Missionari della Consolata in Etiopia. Qui lavora intensamente durante 18 anni. Nel 1988 si ritira a Fatima dove, all’ombra della Madonna, continua a servire l’Istituto e la Chiesa fino alla conclusione dei suoi giorni. Il 1° gennaio 2003, festa di Maria Madre di Dio, raggiunge la Casa del Padre. Aveva 88 anni, di cui 69 di professione religiosa e 65 di sacerdozio

Ci sono uomini particolarmente dotati che Dio di tanto in tanto concede a una congregazione religiosa, come segno di speciale benevolenza. Per l’Istituto p. Giovanni De Marchi rappresenta certamente uno di questi rari e preziosi doni di Dio.

Uomo dai molteplici talenti

Quando giunse in Portogallo, durante i tempi difficili della guerra – era il giugno 1943 – giovane di 29 anni, aveva interrotto la sua carriera accademica di brillante alunno presso l’Istituto Biblico. Veniva con un incarico ben preciso: aprire un seminario per la formazione di missionari portoghesi da inviare nel mondo. Se la meta era chiara, il percorso era tutto da tracciare e fu suo compito aprire la strada e percorrerla. La decisione di stabilirsi a Fatima rappresenta per lui e per chi volesse osservare i suoi passi, un fatto provvidenziale e uno speciale favore da parte di Maria.

Mentre si dedicava all’apertura del seminario, in edifici provvisori e si lanciava nella costruzione di quello che in seguito sarebbe stato il vero grande seminario, provò il suo talento di scrittore e pubblicò quattro libri: due romanzi di carattere missionario (Titìri e La figlia del Bramino) e due libri sulle apparizioni di Fatima (Era una Signora più splendente del sole e La Madonna parlò così ai tre pastorelli).

Il libro “Era una Signora più brillante del sole” costituisce la sua opera principale che ha visto già 17 edizioni in portoghese (15 in italiano, 13 in inglese, 11 in spagnolo e 8 in francese). È il suo grande tributo di devozione alla Madonna. Molta gente in Portogallo e nel mondo ha imparato a conoscere e amare Fatima grazie alla lettura di questo libro. Negli Stati Uniti i suoi libri su Fatima entrarono nella lista dei best sellers. Ha realizzato anche documentari e cortometraggi di qualità sulle missioni, che ebbero larga accettazione e gli valsero apprezzamenti molto lusinghieri.

Fibra da pioniere

Gli bastarono sette anni in Portogallo per lasciarvi un’opera ben incamminata. Lo attendevano altri compiti. Nel 1950 si trasferì negli USA e anche lì fu lui che pose le fondamenta della presenza dei Missionari della Consolata. Dopo una decina d’anni è passato in Kenya. Qui realizzò un lavoro di avanguardia i cui frutti si vedono nell’attuale sviluppo di quella Chiesa: una rete di volontari laici che lavorano a lato dei missionari; la promozione dei futuri leaders dei paesi di missione attraverso un sistema di appoggio alla loro formazione scolastica e accademica; la formazione di catechisti come sostegno delle comunità cristiane nascenti.

Agli inizi degli anni ’70, dal Kenya passò all’Etiopia. Dalla fine della guerra, questo Paese rimaneva chiuso per i Missionari della Consolata. I superiori ricorsero di nuovo a p. De Marchi per tentare di riaprirne le porte. E ci riuscì. E sotto un regime marxista intollerante egli seppe dare alle missioni un orientamento tale che non solo fossero accettate, ma rispondessero anche alle necessità basilari della popolazione: assistenza ai lebbrosi, ai bambini abbandonati, ai giovani con handicap fisici e scuole professionali.

E fu dall’Etiopia che, sentendo venir meno le forze, egli ritornò a Fatima, al luogo del suo inizio, per venire a concludere i suoi giorni ai piedi della Madonna.

Missionario di anima e cuore

P. Giovanni era un uomo profondamente identificato con la missione. Viveva la sua vocazione missionaria con una donazione radicale, senza riserve, senza pause, senza riposo. Aveva un dono speciale per stabilire contatti, fare amicizie e trasformare le persone in benefattori delle missioni. Si può dire che egli agiva come mediatore e ponte tra i benefattori e le missioni. Parlava a tutti delle missioni, opportune, importune, secondo le parole di San Paolo, e sempre in modo molto concreto, per questa o quella situazione che egli ben conosceva e che avvertiva come propria.

Le persone a cui si rivolgeva rimanevano disarmate di fronte alla sua semplicità e sincerità; a volte erano anche i ricchi e i potenti della terra che si lasciavano conquistare e il suo non era mai un atteggiamento artificioso o studiato in precedenza. Era così profonda l’impressione che lasciava nelle persone che queste continuavano a sostenere con fedeltà le cause che egli proponeva, anche se non tornavano più a incontrarlo.

Nessuno sospettava che dietro il suo aspetto semplice ci fosse una volontà di ferro e una determinazione indomabile con cui perseguiva i suoi fini e realizzava i suoi piani. Può darsi che, per il molto che ha fatto, potesse essere una persona ammirata e acclamata. Tuttavia era un uomo schivo, totalmente alieno alla vanità, dimentico di se stesso, modesto, senza la benché minima affettazione. Non si preoccupava minimamente per la sua persona, per la sua salute e neppure per il suo modo di presentarsi. Viveva così assorto nei suoi lavori che gli era normale dimenticare cose, fare ritardi, perdersi. Ma nessuno glielo rinfacciava perché conquistava le persone con la sua bontà e la sua sincerità.

Probabilmente nessun Missionario della Consolata ha ricevuto tanto denaro come lui. Non credo, tuttavia, che gli sia mai rimasto un centesimo in mano, tanto era il distacco e la povertà autentica che lo caratterizzavano. Con frequenza le persone che lo incontravano e lo vedevano vestito poveramente, sempre uguale sia d’inverno che d’estate, lo volevano aiutare. Così gli portavano roba nuova da vestire e scarpe raccomandando a lui e ai confratelli di approfittarne. Ma non serviva a niente: qualche giorno dopo gli abiti nuovi erano scomparsi ed egli era nelle stesse condizioni di prima.

Posso dire l’imbarazzo che ho provato come superiore della comunità: ci sono delle persone che, per amicizia, avrebbero desiderato avere un ricordo di p. Giovanni. Ebbene, nei suoi cassetti e armadi non si è trovato niente che potesse soddisfare questo desiderio. Non ammetteva nessuna attenzione verso se stesso, nemmeno per la salute. Se vedeva che gli riservavano qualche attenzione, per esempio a tavola, la rifiutava decisamente. Accettava solo ciò che era comune e offerto a tutti.

Uomo di Dio

Padre De Marchi considerò la sua venuta a Fatima come un’opportunità di servire la Chiesa come pastore. Era sempre pronto ad offrirsi quando sentiva che qualche parroco chiedeva servizi religiosi, vicino o lontano che fosse; se sapeva che in qualche luogo chiedevano la celebrazione della messa, correva là; rinunciava ai viaggi o anche alle vacanze per poter essere disponibile.

Negli ultimi anni trascorsi a Fatima, fino a quando le forze glielo consentirono, correva al santuario e si sedeva al confessionale per accogliere il maggior numero possibile di penitenti. Quando non poteva più arrivare fin là, trascorreva il giorno all’entrata della nostra cappella per prestare il suo servizio di confessore, a volte offrendolo prima che gli fosse richiesto.

La rinuncia al confessionale, che accettò solo forzato dalle sue condizioni fisiche, fu la più dolorosa della sua vita. Egli che aveva costruito questo seminario e lo aveva visto popolarsi di giovani, soffriva nel vederlo vuoto. Quando vedeva entrare in casa gruppi di giovani si illuminava; parlando con qualcuno di loro non tralasciava mai di presentargli in modo diretto la vocazione missionaria.

Grande devoto della Madonna

Sembra che avesse portato direttamente da casa la sua grande devozione alla Madonna; per lo meno l’avevano notata anche i suoi compagni di seminario. Dal momento in cui pose piede a Fatima divenne un appassionato e convinto apostolo del messaggio di Fatima, e non smise mai di esserlo anche quando si trovò a lavorare altrove. Amava raccontare che riuscì ad entrare in Etiopia solo quando si presentò come “Missionario della Madonna di Fatima”; con un altro titolo non ci sarebbe riuscito né lui né alcun altro. Il suo ritorno dalle missioni fu in direzione di Fatima per stare più vicino al luogo dove sentì in modo speciale la protezione della Madonna.

Ci saranno molte persone che ricorderanno come, anno dopo anno, giorno dopo giorno, non mancava al rosario nella Cappellina delle Appa-rizioni e camminava davanti nella processione delle candele. Tutto il giorno e in qualsiasi luogo, nelle sue mani c’erano il breviario e il rosario, sempre.

Ultimamente si lamentava di non poter giungere fino alla Cappellina. Anche quando non avrebbe dovuto, si trascinava fin là. Tuttavia, accettava quando gli dicevamo che la Madonna veniva fino qui per stare con lui. «È vero – diceva – lei sa dove sono; posso pregarla anche da qui».

Un fratello molto amato

Chi mi ascoltasse e non conoscesse p. Giovanni po-trebbe pensare che sto facendo uno di quegli elogi funebri che solo si fanno davanti alla bara. Posso affermare che non è così; e so che concordano con me, uno per uno, tutti i miei fratelli missionari e qualunque persona che ha avuto il privilegio di conoscere p. Giovanni. Fu effettivamente un privilegio averlo con noi tanti anni.

Sempre sereno, sempre pronto a conversare e alla battuta umoristica, era una benedizione per la comunità. Soprattutto, era sempre disponibile. Si interessava di ciascuno, chiedeva notizie della persona e del suo lavoro. Assai modesto, addirittura schivo, accettava tutti gli scherzi e in tutto vedeva il bene.

E come era con noi della casa così era anche con la gente. Non aveva bisogno di conoscere le persone per intavolare conversazione; anzi, si anticipava per stabilire contatto con loro. Di fronte al suo atteggiamento buono, affabile e sorridente la gente reagiva bene e si sentiva a suo agio. E le persone se ne andavano convinte di aver trovato un amico e continuavano a inviare saluti “per quel vecchietto così simpatico e affettuoso”.

Così, come fu una gioia e una grazia per noi vivere con p. Giovanni, così con gioia e fiducia oggi lo consideriamo un attento e potente intercessore in cielo. Sappiamo che non appartiene solo a noi: molta gente che lo ha conosciuto lo considera un amico e un santo. È un patrimonio comune. In realtà consideriamo una benedizione che p. Giovanni, quello stesso che in vita ha cominciato l’opera IMC in Portogallo e ha suscitato un gran numero di amici e benefattori, continui ora, dopo morto, ad essere vincolo di unione tra loro e noi.

P. Luís Tomás

ATTIVITÀ NEGLI USA

L’attività di p. De Marchi, negli USA è stata febbrile: produsse cinque documentari missionari; preparò laici missionari per le missioni dell’Africa. Durante il tempo della Mau Mau inviò in Kenya tonnellate di aiuti (vestiti, medicine, libri…). Fece venire negli Stati Uniti decine di studenti africani per studiare nelle università americane e prepararsi ad aiutare le loro tribù. Fondò la rivista Rainbow Mission News. Organizzò pellegrinaggi missionari attraverso tutto il Paese. Il famoso vescovo Fulton Sheen gli inviò tre convertiti da poco tempo affinché frequentassero il nostro noviziato internazionale di Fatima. Offrì innumerevoli conferenze su Fatima e sulle missioni in decine e decine di parrocchie. Scovava madrine disposte a sostenere gli studi dei nostri seminaristi nelle università. Una di esse era la moglie di Ford, il padrone della casa automobilistica. Più tardi ottenne che un’organizzazione para-governativa canadese inviasse containers di generi alimentari non deperibili per due Paesi dell’Africa.

NOSTALGIA DI FATIMA

Un giorno disse ad un confratello: «Ho già chiesto alla Madonna che, quando non potrò più lavorare, per la salute o per l’età, mi renda cieco così potrò andare a Fatima e passare là gli ultimi anni della mia vita ascoltando le confessioni dei pellegrini». È ciò che ha fatto a Fatima durante lunghi anni. Tuttavia il suo cuore era sempre nelle missioni, specialmente nel suo caro ospedale dei lebbrosi di Gambo, in Etiopia, per il quale chiedeva continuamente aiuti ai pellegrini.

AMORE ALLA MADONNA

Un confratello che viaggiava con lui, rimase attonito quando all’improvviso, p. De Marchi esclamò: «quando vedo una donna mi viene voglia di inginocchiarmi di fronte ad essa e baciarle i piedi, perché in ogni donna vedo una Madonna».

IL CONTRATTO

Dato che amava fare contratti con la Madonna, è probabile che ne abbia fatto uno riguardante la sua dipartita, avvenuta, appunto, nella so-lennità di Santa Maria Madre di Dio. E ora, nelle stanze del paradiso, con la sua memoria pienamente recuperata, sarà per lui una grande gioia incontrarsi con molti amici e amiche delle missioni e contemplare finalmente, con i suoi amici Francesco e Giacinta di Fatima, la sua Signora più splendente del sole.

P. Aventino Oliveira

Archivio
2006
2005
2004
2003
2002
Mambo è un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL.
Versione italiana localizzata da SupportoMambo basata sul progetto MamLang modificato da Giorgio Nordo per www.equal.it