Home Da Casa Madre arrow 2003 arrow Settembre 2003 arrow “Meglio sarebbe santificare i vivi…”
“Meglio sarebbe santificare i vivi…” PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Francesco Pavese   

Le parole del titolo di questa scheda sono dell’Allamano. In un biglietto da visita, con il proprio nome stampato, il Fondatore così scrive al p. Ulderico Francesco Tiboni delle Scuole Pie, il 22 dicembre 1917: «(l’Allamano) ringrazia cordialmente il R. e caro P. Tiboni e gli ricambia gli auguri ai piedi della Consolata, prega in particolare pel compimento dei santi desiderii. Si consola pel proseguimento della causa del nostro venerabile (G. Cafasso), ma non dimentica che meglio sarebbe santificare i vivi che i morti. Coraggio in Domino e preghi pel Suo aff.mo in G.C.» (Lett., VII, 672).
Queste parole, la cui finale è un po’ ermetica, possono avere un duplice significato: certamente esprimono fervore, entusiasmo, perché il Fondatore, nel pieno della sua attività di formatore, sta impegnandosi affinché i suoi figli siano “prima santi e poi missionari” e seguano la spiritualità del Cafasso. Tuttavia potrebbero anche indicare un po’ di stanchezza per una causa canonica, che da lunghi anni gli costa tanta fatica, ma non demorde e prosegue imperterrito, con coraggio e speranza, perché ha un obiettivo chiaro nella mente. Già nel 1907 si era confidato con i suoi giovani: «Ho introdotto questo processo, posso dire, non per affezione o parentela, ma pel bene che può produrre l’esaltazione di quest’uomo, affinché coloro che leggeranno le sue virtù, divengano bravi Sacerdoti, bravi cristiani, e voi bravi Missionari” (Conf. IMC, I, 192).

Tutti noi desideriamo ardentemente la canonizzazione del nostro Fondatore e sappiamo che, a questo punto, occorre solo un miracolo vero e comprovato con un apposito processo canonico. Per questo 16 settembre, ‘giorno del Fondatore’, vorrei presentare l’esperienza che, su questo punto, ha fatto lui stesso, quando curava la causa del Cafasso, aggiungendo, alla fine, una preghiera che si può recitare come ultima intercessione delle Lodi o dei Vespri.


Una ‘preoccupazione’ dell’Allamano

Dire che il nostro Fondatore si sia fortemente interessato dei miracoli per la causa del Cafasso è poco. Oserei affermare che si è persino preoccupato, sebbene questo verbo sia eccessivo per un uomo equilibrato e ricco di fede come lui. Almeno in 60 lettere, soprattutto in quelle scritte e ricevute dal Postulatore della causa, Mons. Raffaele Maria Virili, si tratta della questione dei miracoli.

Il Beato Bartolo Longo, inviandogli nel 1902 la lettera postulatoria in favore della causa del Cafasso, tra l’altro scriveva: «Mi sono convinto che per le cause dei santi occorrono più di ogni altra cosa miracoli evidenti» (Lett., III, 252). Il Postulatore da Roma, già nel 1906, insisteva: «Attendo con impazienza la relazione sopra i miracoli del Servo di Dio» (Lett., IV, 485). L’anno seguente: «Dica al Venerabile che cominci a fare miracoli altrimenti subirà la sorte del Cottolengo» (Lett., IV, 663). E nel 1908: «Non si preoccupi dunque perché le cose procedono regolarmente. Dove deve mettere impegno è nel ricercare dal Venerabile i due miracoli occorrenti per la Beatificazione. La sola preoccupazione seria della Causa» (Lett., V, 140).

Confidenze di un Padre

A tutte queste sollecitazioni l’Allamano non era indifferente. Troviamo, sia nelle lettere sia soprattutto nelle conferenze agli allievi, notizie, rilievi e persino sfoghi al riguardo. Ne riporto alcuni, perché egli possa esserci di modello per vivere bene la nostra attuale situazione di attesa di un miracolo ottenuto per sua intercessione.

Nel 1914, così commentava il fatto che, a Roma, un dottore obiettasse circa la guarigione da un’ernia, presentata come miracolo del Cafasso: «[…] e abbiamo disputato, e quel galantuomo pretende troppo! Vuole forse che mi tagli un braccio… non sarebbe un miracolo ma sarebbe tentare Dio. […] Vedete la B. Alacoque… da tutto il mondo si desidera vederla canonizzata; …pure non trovano miracoli… ha fatto miracoli in vita e non ne fa più adesso» (Conf. IMC, II, 114).
Nella conferenza del 15 febbraio 1921, dopo aver annunciato con evidente gioia l’approvazione delle virtù eroiche del Cafasso, aggiunse: «[…] e poi ci andrà ancora un po’ di pazienza! Quel sant’uomo è testone. Non vuol far miracoli: dobbiamo stentare! Magari li fa dopo. […] Ma è adesso che ne abbiamo bisogno! […] Pensa solo agli altri, non pensa a sé» (Conf. IMC, III, 537). Tre giorni dopo alle suore: «Ci sono ancora i miracoli da approvare. I medici sono scettici: bisogna che il Venerabile ne faccia di quelli a cui non possono proprio dire niente» (Conf. MC, III, 213).
E un anno dopo, raccomandando alle suore di pregare per la grazia del miracolo, espresse tutta la sua fede: «Pregate la Madonna che ci faccia questo regalo. Del resto non perderemo la pace per quello se la Madonna non crede di darcelo. In sostanza io son qui (al Santuario) tesoriere, segretario, e dovrei avere il diritto di prendere le grazie principali ed invece… […] Ma pregate che il Signore faccia la sua Santa volontà: è poi tutto lì, vedete!» (Conf. MC, III, 436).

L’ultima volta che ha dovuto interessarsi dei miracoli fu, dopo la beatificazione del Cafasso, pochi mesi prima di morire. Raccontando le celebrazioni di Roma, il Fondatore così si confidava agli allievi il 17 maggio 1925: «Ora lo vogliono santo. I Cardinali a Roma insistono: “in due o tre anni lo faremo santo. Tocca a voi farlo santo, ottenendone i miracoli”. Questo è un buon auspicio. E voi domandate grazie spirituali, queste piacciono più a lui e le fa più volentieri. Ma siccome queste non bastano domandate pure grazie materiali, soprattutto miracoli […] (si fa una novena, poi una seconda, una terza senza mai stancarsi). Soprattutto domandate il vero spirito religioso» (Conf. IMC, III, 723).

Ecco ciò che l’Allamano ci suggerisce di chiedere
“Padre misericordioso, il tuo Figlio ci ha insegnato di rivolgerci a te nel suo nome, con la certezza di essere ascoltati (cf. Gv 16,23-24). Con fiducia di figli, in nome del Signore Gesù e per intercessione della SS. Consolata, ti chiediamo la grazia di crescere sempre più nello spirito lasciatoci in eredità dal Beato Giuseppe Allamano e di manifestare nella Chiesa la sua santità, per la tua gloria e la dilatazione del tuo Regno di salvezza nel mondo intero”.

P. Francesco Pavese
Postulatore Generale

Archivio
2006
2005
2004
2003
2002
Mambo è un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL.
Versione italiana localizzata da SupportoMambo basata sul progetto MamLang modificato da Giorgio Nordo per www.equal.it