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Chi sono i formatori dell’Istituto Missioni Consolata? Neppure una decina di definizioni sarebbero sufficienti a cogliere l’identità di un formatore e a descrivere la complessità di quel processo educativo nel quale, quotidianamente, è coinvolto il formatore dei Missionari della Consolata. Ars artium - l’arte delle arti - così è stata da sempre descritta l’educazione. L’identità del formatore è quella di colui che ama. E, amando, educa, cioè accompagna, indica mete, spiana il cammino, spinge ad alti ideali; fa innamorare di Cristo. Ma, anche, è paziente, sosta accanto a chi sbaglia, incoraggia sempre. Non è tutto: formatore è colui che sa avvertire il momento preziosissimo nel quale operare quel necessario distacco, quell’“allontanamento pedagogico” dal formando perché questi sia favorito e come “costretto” a realizzare una sintesi vitale dei valori proposti e personalmente incorporati nella verità di sé, nel gioco audace e vincente della libertà e della responsabilità. È, insomma, la sua, una vera arte maieutica. I formatori IMC, dal 28 giugno al 15 luglio, si sono riuniti a Roma, nella casa generalizia e - propiziante la canicola romana -, si sono autocriticati e aiutati, avendo ben presenti questi dinamismi formativi. Con forza si è andata evidenziando in loro, la coscienza della complessità della formazione: a che cosa e come formare oggi, terzo millennio, a 100 anni dalla Fondazione e al cospetto di un mondo e di una realtà di Istituto sempre più pluralista? La formazione, infatti, non è assimilabile a un missile telecomandato di alta precisione. Il suo processo è piuttosto simile a quello della “semina nel pianto” (Sal 125) e della crescita nella fatica e nella speranza. La maturazione, poi, non è affatto scontata, né quantificabile con i parametri delle nostre impazienze o dei nostri criteri utilitaristici. Essa, è soggetta alla fluttuazione di impreviste variabili ed è avvolta in quella zona di inaccessibile mistero dinanzi al quale lo stesso Creatore si ferma con infinito rispetto.
Nei primi tre giorni, molto illuminanti, sono stati i contributi dei nostri esperti. Abbiamo ascoltato il Padre Generale e condiviso la sua “ansia paterna” di primo responsabile della formazione, verso quei nuovi virgulti che si inseriscono nell’albero secolare IMC. Padre Aquiléo Fiorentini ci ha caricato - se ancora ve ne fosse stato bisogno - di alcune inquietudes circa la verifica di quelle motivazioni di fondo con cui i giovani approdano e permangono nei nostri seminari. Padre Francesco Pavese ci ha esortati a puntare gli occhi sull’Allamano e a coglierne - quale dono e ispirazione - l’ineguagliabile grazia e capacità di fondatore-formatore. Padre Francisco Lerma ha sottolineato quanto precaria si rivelerebbe, nel tempo, quella formazione svincolata dal proprio humus culturale e non esposta alle sfide interculturali. Quali, tra i tanti stimoli, affermazioni, conclusioni vorremmo condividere con voi?
Per i corsi propedeutici e gli anni della filosofia: - precisi itinerari di discernimento vocazionale nella ricerca e chiarifica motivazionale, nelle quali la missione entra come elemento catalizzatore delle diverse dimensioni formative. - lungo accompagnamento - non senza l’aiuto di “esperti della materia” - verso quel processo delicato e necessario dell’equilibrio psicofisico e l’inizio di quella maturazione liberante della sessualità, integrata nell’affettività, che è fondamento umano insostituibile dell’oblatività e che si rivela nel dono di sé. - vissuto di identità culturale aperta al nuovo dell’interculturalità.
Nel tempo del Noviziato: - cammini ed esperienze forti di preghiera; lectio divina; vissuto comunitario assumendo positivamente l’internazionalità e l’interculturalità. Il tutto per internalizzare i valori e creare habitus di vita. Nei centri di teologia: - accompagnamento discreto, fraterno e risoluto affinché il giovane consacrato alla missione ad gentes, ad extra e ad vitam giunga a formulare una sintesi vitale tra studio, valori formativi ed esperienze missionarie parzialmente vissute. Se questo “amalgama” riesce, il futuro apostolo resisterà serenamente al pericolo e alla tentazione della frammentazione.
La sensazione di fondo che abbiamo avvertito in questo corso è la chiara coscienza della responsabilità che ci investe come formatori. Non siamo auto-gestori di “proprietà private”, ma semplicemente antenne ricetrasmittenti: quello che abbiamo ricevuto dalla Chiesa e dal carisma lo trasmettiamo alle nuove generazioni sforzandoci di mediarlo con la nostra vita per non risultare in-credibili. Nel nostro cuore, portiamo a casa una maggiore consapevolezza che, se annacquiamo il carisma della fondazione e della tradizione allamaniana, noi saremo rei di tradimento! Se, al contrario, manteniamo alte le mete ed esigenti le verifiche, noi dimostriamo di saper amare i giovani che ci sono stati affidati, perché liberiamo in loro quel “di più di fuoco” al quale istintivamente anela ogni esistenza giovane, soprattutto se toccata dalla grazia della chiamata alla missione universale.
Approfittiamo delle pagine del Da Casa Madre per ringraziare di cuore: P. Antonio Bellagamba, l’onnipresente “giovane” del corso. P. Giano Benedetti: l’artefice del corso, dal cipiglio fiero e dal “core bono”. P. Vincenzo Mura, superiore della casa generalizia: vero gentleman. P. Claudio Fattor: per il servizio umile, fraterno, destrutturato. Le Suore Missionarie della Consolata: ci hanno lavati, stirati... e quasi viziati. Le loro squisite e abbondanti pietanzine, merendine, e coktails di dolci e bevande hanno rimpiazzato ad usura il giornaliero consumo psicoenergetico che rischiava di danneggiarci. Grazie anche alle Sorelle MC di Nepi per quell’improvvisata cenetta che ci hanno preparato: trovarsi e mangiare insieme, sovente, fa molto di più di mille discorsi sulla fraternità. Un ultimo grazie a p Giovanni Marconcini: lo stratega dell’organizzazione che ci ha permesso di coprire egregiamente le due domeniche off con esperienze indimenticabili ai luoghi della spiritualità benedettina e francescana. L’Allamano, osiamo crederlo, è rimasto contento e, sorridendo, ci dice: “Coraggio e avanti nel Signore e nella SS. Consolata”.
P. Luigi Manco
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