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Messaggio ai giovani in formazione PDF Stampa E-mail
Scritto da Da Casa Madre   

Carissimi giovani:
Come responsabili di tutte le nostre comunità formative, siamo convenuti a Roma per un incontro di studio e di lavoro. Alla fine di questi giorni intensi, vogliamo salutarvi per esprimere la comunione con voi e con tutto l’Istituto. Dall’inizio alla fine dei nostri lavori ci siete stati presenti, nell’affetto, nella condivisione, nella ricerca e nella riflessione e, particolarmente, nella preghiera.

Abbiamo iniziato questi giorni guardando al Fondatore: in modo particolare nella sua condizione di formatore, nei suoi atteggiamenti e nel modo di guidare le persone con dolcezza ed energia sulle vie della missione. Abbiamo riflettuto sulle sfide che la missione di oggi e di domani pone nel cammino delle nostre comunità formative. Siamo stati illuminati da solide riflessioni sulle motivazioni vocazionali, come fondamento del camino di risposta al Signore di ogni chiamata, e sull’identità culturale, come fondamento di una vera interculturalità, che oggi è un segno caratteristico della missione ad gentes e che marca profondamente e in modo irreversibile la vita delle nostre comunità missionarie.

La lettura della realtà delle nostre comunità formative ci ha portato ad un’ampia condivisione dei cammini formativi che percorriamo insieme, in contesti molto diversi, con sfide e problemi che tutti conosciamo e, soprattutto, con le attese e le speranze che ci fanno guardare in avanti e continuare a lavorare, vedendo in voi i missionari di un domani che è gia presente. Abbiamo riflettuto e lavoratosu tante domande che continuamente ci facciamo e che ci rivolgete anche voi. Ci preoccupa l’unità del cammino formativo e dei suoi contenuti fondamentali, vissuto con attenzione e fedeltà alle situazioni in cui lavoriamo, alle diversità culturali e alle particolarità e ricchezze di ogni persona.

I contenuti del nostro lavoro vi arriveranno più tardi, ma già fin d’ora vogliamo dirvi alcune convinzioni che ci hanno accompagnati in questi giorni, che si sono affermate in noi, e che ci sembrano essere il cuore di quanto vorremmo vivere insieme a voi:

La missione è il centro della nostra vita e delle nostre motivazioni. Soltanto la missione nella sua radicalità (ad gentes, ad vitam, ad extra) giustifica scelte di lavoro, di studio, di attività, di modi di impostare la nostra vita. La missione è più che mai attuale, ma è anche più facile che nel passato confonderla con altri progetti.

La missione è di Dio. È soltanto Gesù che chiama e che invia. Dio cerca dei collaboratori per condividere con loro la sua passione per tutte le persone, particolarmente per le più povere e lontane, e per portare nel mondo l’annunzio della Buona Novella. Conoscere Dio è cammino esigente di preghiera, di studio, di disciplina interiore ed esteriore che non si può banalizzare né improvvisare. È cammino di santità.

La missione è fatta da uomini veri, solidi e maturi. Uomini fragili e in cammino, ma consapevoli delle proprie povertà e ricchezze, con un cuore unificato, libero, universale. Ci vuole trasparenza ed onestà nel costruire una maturità umana che serva veramente alla missione.

La missione la viviamo in uno stile di fraternità che noi chiamiamo “spirito di famiglia”. La fraternità è dono che si accoglie, e sul quale bisogna lavorare. Per noi, lo spirito di famiglia prende il volto delle tante culture. È un cammino laborioso ed esigente, ma molto bello. Un cammino fatto soltanto per persone autentiche e vere, che cercano insieme Dio e lo servono nell’annunzio del Regno agli ultimi.

Il nostro incontro ha messo in evidenza la ricchezza di una vocazione incarnata da persone molto diverse, ma impegnate a parlare un linguaggio comune. Siamo consapevoli delle difficoltà e dei problemi a cui in questi giorni abbiamo rivolto tutta la nostra attenzione, ma vogliamo dirvi che questa vita è bella e giustifica sforzi e sacrifici. Attenzione, però, a non scambiare questo tesoro con tante altre cose che non contano.

I due pellegrinaggi ai luoghi della vita di S. Benedetto e di S. Francesco ci hanno presentato due giganti della radicalità evangelica nel servizio di Dio e nell’impegno missionario. Essi ci parlano di ricerca di Dio e di lavoro, di solidarietà con i poveri, di pace e di armonia con tutte le creature. Tutto questo lo abbiamo anche chiesto al Signore, per voi e per noi.

L’ultima parola la prendiamo dal Padre Fondatore per dirvi: “Coraggio e avanti nel Signore e nella Consolata!”.

Roma, 15 Luglio 2003

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