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Padre Olivo Rambaldo PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Giuseppe Inverardi   

Nacque a Campolongo al Torre (UD) il 7.9.1912. Il giorno del suo battesimo fu chiamato Rambaldo, ma per i famigliari fu subito e sempre “Baldo” e per tutti gli altri “Olivo”, e si compiaceva di essere un “verdeggiante olivo”.
Nel 1927 entra nell’Istituto, nel 1934 emette la professione religiosa e nel 1938 viene ordinato sacerdote. Parte per l’allora Tanganika e vi lavora per 65 anni di seguito.
Le tappe del suo apostolato sono Madibira e Irole (1938-1943) dove svolge la funzione di vice parroco. Poi lavora come parroco per 27 anni (1943-1970) nella cattedrale di Tosamaganga e per altri 10 a Madibira. Torna quindi a servire come vice parroco nelle parrocchie di Ng’Ingula, Kibao-Mufindi, Igwachanya e Tosamaganga (1981-2003), dove si spegne per consunzione il giovedì 26 giugno.
I funerali hanno luogo sabato alle ore 10. Presiede mons. Evaristo M. Chengula, nostro confratello e vescovo di Mbeya. La sepoltura nel cimitero di Tosamaganga è accompagnata dalla danza al suono dei tamburi: una danza di gioia, pasquale; un gesto di rispetto, gratitudine e affetto.
Con lui scompare una generazione di missionari, quelli venuti prima della seconda guerra mondiale. Quelli che hanno vissuto la semina nel pianto, ma che hanno anche goduto la gioia dei primi frutti. Missionari innamorati della missione.
Se c’è un ricordo che rimarrà indelebile in chi lo ha conosciuto sarà proprio il suo zelo missionario nel visitare, annunciare, catechizzare, celebrare e la sua profonda sensibilità nei confronti di chi era in necessità.
Da tutti sollecitava e otteneva cooperazione. D’altra parte nessuno poteva rifiutarsi alla sua bonaria imperiosità! Era riconoscente verso i Padri i Fratelli e tutti coloro che lo aiutavano nell’apostolato fino a fargli dire: «… Se ho fatto qualcosa di buono lo devo ai tanti aiuti ricevuti dai missionari residenti a Tosamaganga e quelli di passaggio».
Ora riposa in pace e noi lo ringraziamo per l’esempio di pienezza sacerdotale e per essere stato Missionario della Consolata nella bocca, nel cuore e nella vita. È il mantello di cui vogliamo essere ricoperti, per cui gli chiediamo di lasciarlo cadere su di noi.

P. Giuseppe Inverardi

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