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La presenza IMC in Uganda continua ad espandersi. I primi Missionari della Consolata sono arrivati in questo Paese nel 1985, fondando la missione di Bweyogerere, alla periferia di Kampala. Essi erano i pp. Luigi Barbanti e Antonio Rovelli. Bweyogerere in origine era una cappella, parte della famosa parrocchia di Namugongo, dove furono uccisi i 22 martiri Ugandesi circa 130 anni fa. Venti anni fa si trovava in aperta campagna, mentre oggi è diventata una zona urbana con più di 35 mila abitanti.
A Bweyogerere hanno lavorato successivamente i pp. Benedict Lubega, Gumersindo Ruiz, John Houston, Antho-ny Kazibwe, Marco Bagnarol, Matthew Ouma e Henry Sseriiso. In questo momento la parrocchia è curata dai pp. Vedastus Kwajaba (parroco) e Fredrick Ndirangu. Tra i motivi principali della presenza dei Missionari della Consolata in Uganda c’è sempre stata l’animazione missionaria e vocazionale. Così, dopo Bweyogerere, è stato aperto il centro di animazione di Kiwanga, situato a tre chilometri dalla parrocchia. Si tratta di un centro di accoglienza per giovani che sentono la chiamata alla vita religiosa come Missionari della Consolata.
Qui i giovani ugandesi fanno il loro anno propedeutico prima di andare a Nairobi per gli studi di filosofia. In questo centro hanno prestato i loro servizi come animatori e formatori i pp. Luigi Barbanti, Anthony Kazibwe, Gabriel Odwori, Evarist Mngulu, Stephen Korambu e Leo Bagenda. Oggi vi lavorano p. Giovanni Bonanomi, fr. Kenneth Wekesa e fr. Ayieko Raymond. Ora facciamo un altro passo… ad gentes con la nuova apertura di Kapeeka: si tratta di un piccolo villaggio, a circa 95 chilometri da Bweyogerere, nella nuova diocesi di Kasana-Luweero. La missione è stata già battezzata come “Our Lady Consolata – Kapeeka Parish”. Vi lavorano i pp. Leo Bagenda ed Edward Olali e, se non è la prima missione, nella Regione del Kenya, fondata da Missionari della Consolata africani, è senza dubbio una delle prime. La casa dei padri è ancora in costruzione anche se già vi abitano, mentre la chiesa parrocchiale è costituita ancora da una capanna.
La parrocchia si estende su un raggio di 60 chilometri, dove vivono circa 26 mila persone. Le cappelle sparse sul territorio sono 21. In questa zona, chiamata “Luweero”, la guerra, 16 anni fa, ha seminato dolore e morte. Gli effetti si vedono ancora oggi: tanta gente è stata uccisa e tutte le infrastrutture sono state distrutte. La popolazione vive di agricoltura e di pastorizia. Le famiglie sono numerose con tanti bambini e giovani. Dopo la scuola elementare, la maggioranza dei giovani non possono proseguire gli studi per mancanza di mezzi economici. C’è tanta povertà e ignoranza. La donna in genere vive in uno stato di sottomissione all’uomo, ignara del tutto dei suoi diritti. Numerose sono le ragazze madri. Si vede l’urgenza di istruzione soprattutto nel campo sanitario ed economico.
Poco tempo fa ci siamo radunati con i catechisti e i leaders della parrocchia. Abbiamo invitato anche i padri di Kijaguzo (la parrocchia madre dalla quale Kapeeka è stata staccata), perché ci aiutassero a comprendere meglio la situazione. Dalla condivisione abbiamo capito che ci attende un grande lavoro sia nel campo pastorale, sia in quello sociale. Soprattutto è emerso chiaro che, prima di costruire chiese di mattoni, dobbiamo impegnarci a formare la comunità cristiana, cominciando con le famiglie e le comunità di base. Questo è anche il sentire del nostro vescovo, mons. Cypriano Lwanga. Abbiamo già cominciato a visitare i villaggi e le scuole incontrando una situazione di grande povertà spirituale, sociale ed economica. Padre Luigi Brambilla e p. Raffaello Lombardo, rispettivamente superiore ed economo regionale, ultimamente ci hanno visitato incoraggiandoci a proseguire su questa strada. P. Leo Bagenda
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