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GUAYAQUIL PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Gian Carlo Guazzotti   

 UNA REALTA’ SORPRENDENTE

Ho trascorso la festa della Consolata a Guayaquil aiutando p. Felice Prinelli. Vi sono rimasto solo otto giorni, ma non finivo di meravigliarmi. Può davvero una persona fare, in soli otto anni, ciò che lui ha fatto in queste favelas nate per invasione? Ci riesce solo una persona eccezionale, a meno che non si tratti di un super uomo, ma lui non lo è.

Sono giunto all’una del mattino e mi sono trovato in una casa parrocchiale grande, accogliente, ben organizzata, con cortile, salone per le attività e una bella chiesa. Nei giorni seguenti ho visitato sei cappelle, abbastanza grandi, che possono contenere tra le 150 e le 200 persone ciascuna. Una di esse ha la casa e il salone parrocchiale. C’è un dispensario dove passano centinaia di poveri al mese, un asilo infantile accanto ad una cappella e una scuola con 650 alunni e un comodo appartamento per il direttore della medesima.

Il padre segue anche un gruppo di indigeni, una casa per anziani, oltre naturalmente ai gruppi dei catechisti, degli animatori liturgici e dei laici che preparano le coppie al matrimonio… Il parroco è presente ovunque, sempre con il sorriso sulle labbra.
Una cosa mi ha impressionato soprattutto: vedere sulla facciata di ogni costruzione parrocchiale un medaglione della Consolata in rilievo e, dentro, la statua della patrona o del patrono come nel caso della cappella dedicata al beato Allamano.

Il venerdì prima della festa si è svolta una liturgia penitenziale con le confessioni: ho fatto l’introduzione leggendo la parabola del Figlio Prodigo proponendo una riflessione, e poi alcuni laici hanno guidato l’esame di coscienza ripassando i comandamenti. Come ho potuto constatare, le celebrazioni sono sempre molto frequentate e prima della messa si recitano le lodi o i vespri.
Il 20 giugno, alle 9,30 abbiamo iniziato la processione, dalla parrocchia alla scuola, con la statua della Consolata. Raramente ho visto tanta gente in preghiera, cantando e accompagnando con le chitarre. Arrivati al collegio, altra sorpresa: i bambini, riuniti per classe con le loro variopinte uniformi, sembravano un giardino ben coltivato e che canti! Addirittura il “Signore pietà” fu cantato con musica africana, forse in lingua kikuyu o kiswahili… che meraviglia! Credo che il beato Allamano abbia goduto nel vedere tanta partecipazione… e tutto questo in soli otto anni di evangelizzazione fatta con la mente ed il cuore di un vero figlio dell’Allamano.

Dopo la messa, i giochi, durati quasi due ore, dove tutti hanno partecipato: bambini e professori perché sono loro i primi collaboratori del padre. Ho visto un ottimo materiale per continuare a formare i migliori collaboratori parrocchiali, senza bisogno di importare nessuno (questa è una mia percezione).

Ringrazio il Signore perché ci sono ancora missionari così entusiasti, che lavorano con impegno per costruire il Regno e diffondere il vero carisma del beato Fondatore. «Grazie Signore per avermi dato l’opportunità di vivere quest’esperienza così bella: ne valeva la pena; mi auguro che molti confratelli possano conoscere questa comunità così viva e senza l’aggiunta di tante stupidaggini. Grazie, caro Felice: il Signore ti dia ancora tanta salute ed entusiasmo per continuare questo lavoro e portare a termine la tua bella “Scuola Cattolica La Consolata”.

P. Gian Carlo Guazzotti

P.S. Nel mese di luglio del 2003 il Congresso Nazionale dell’Ecuador ha insignito p. Felice Prinelli con una significativa onorificenza, la Medaglia al merito “Dr. Vicente Rocafuerte” per il suo impegno sociale tra i poveri di Guayaquil. In quell’occasione, la sua umiltà non ci ha permesso di dare il giusto rilievo a questa notizia.

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