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ISIRO-NOLUA PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Tarcisio Crestani   

UNA PASTORALE ATTENTA AI BISOGNI DELLA GENTE

La parrocchia di Neisu ha una grande estensione geografica; le distanze da percorrere per raggiungere le varie comunità cristiane sono notevoli e rese difficili dalla mancanza di strade e ponti. La popolazione è molto numerosa e l’evangelizzazione rimaneva alquanto saltuaria. Proprio per porre rimedio a questa situazione, la parrocchia è stata divisa in tre centri: Nolua, Ebundu e Mapulu. L’idea era di dare un volto di parrocchia a ciascuno di questi centri che poi, eventualmente, si potranno consegnare alla diocesi. Quindi il disegno è nato per favorire un’evangelizzazione più dettagliata, visitando con più assiduità le cappelle che sorgono attorno ad ogni centro e favorendo un maggiore sviluppo umano e cristiano con la creazione di scuole e centri di salute.

Il primo centro ad avere un sacerdote fisso è Nolua. Vi lavoro da circa un anno. La comunità conta dai 7 ai 10 mila cattolici. C’è una chiesa grande e bella, costruita in previsione di una futura parrocchia e dedicata ai santi Agostino e Monica. All’interno è impreziosita da pitture che rappresentano i due santi patroni, ma anche i martiri congolesi, i beati Anwarite e Bakanja. Da una parte viene messa in evidenza l’opera di evangelizzazione dei Domenicani con le immagini dei santi Domenico e Caterina e dall’altra l’opera dei Missionari della Consolata con le immagini della Consolata, del beato Allamano, di p. Oscar Goapper, nonché della fondatrice delle suore di Brentana che lavorano assiduamente in questa terra.
Finora sono vissuto in una casetta provvisoria, coperta di lamiere, ma al mio ritorno dalle vacanze dovrei trovare già finita la nuova casa del parroco. Fatta in stile africano, è semplice e non troppo grande, proprio per evitare spese di manutenzione ai sacerdoti africani che un giorno l’abiteranno.

Siamo in piena foresta e il capo tribale locale ne ha concesso un kmq ad uso della missione. Da qui si potrà ricavare del legname buono per le costruzioni, appezzamenti di terreno da coltivare per sostenere le opere parrocchiali e aiutare i poveri. Inoltre, una parte l’ho già destinata alle celebrazioni all’aperto che si fanno nelle grandi feste, quando la gente partecipa in massa.
È stato scavato un bel pozzo per le esigenze della casa e della gente. L’acqua dei fiumi non è potabile e l’80% delle malattie è provocata dalle acque inquinate. Se si riuscisse a creare un sistema per rendere potabile l’acqua sarebbe una grande vittoria per questa terra. C’è un dispensario, con maternità, collegato con la rete degli ospedali della regione. Lo dirige un infermiere diplomato.

C’è una scuola secondaria e quattro scuolette primarie sostenute economicamente dai genitori e dalla missione. Per mancanza di mezzi economici, pochi sono gli studenti che frequentano le secondarie. Le missioni cercano di aiutare i più promettenti mediante le adozioni a distanza. A Isiro c’è una piccola università tenuta dai Domenicani e un istituto superiore della diocesi, dove i giovani possono accedere a un primo grado di istruzione superiore, una sorta di bacellierato. Ebbene, l’Istituto ha aperto un centro, chiamato “Centro p. Oscar” per accogliere questi studenti che vanno all’università.

Si tratta di uno sforzo che le missioni compiono per diffondere la cultura e offrire ai giovani altre prospettive che non siano solo le miniere d’oro della regione. Nolua si trova proprio sulla strada dell’oro, sempre frequentata da militari, sfruttatori, e da povera gente che va alla ricerca della fortuna nelle miniere, trovando spesso sfruttamento, malattie e morte. La miniera è praticamente l’unica fonte di lavoro attualmente esistente nella regione. Chi trova l’oro è obbligato a venderlo ai numerosi sportelli sorti nella zona e il guadagno è minimo. Si tratta di un vero sfruttamento. Poi, con il guadagno si fa un po’ di mercato nero. Chi si arricchisce veramente sono i potenti dell’Uganda e di Kinshasa mentre la povera gente riesce appena a sopravvivere.
I cinque anni di guerra che abbiamo vissuto hanno spinto la povertà a livelli insopportabili. Soldi non se ne vedono e bisogna mangiare, pagare la scuola dei figli, spendere per matrimoni e funerali, pagare le tasse che capi e capetti impongono… La moneta ufficiale è costituita dal franco congolese, che non ha nessun valore. Oggi si compra e si vende tutto in dollari. Dollari che poi devono essere anche nuovi perché se sono un po’ sgualciti si ha paura che il prossimo cliente non li voglia.

In chiesa, la gente viene ben vestita perché ci tiene alla propria dignità, ma è sufficiente vedere come va stracciata in casa e nei campi per capire lo stato di povertà in cui versa.
In questo contesto, come missionario cerco di portare avanti un’evangelizzazione inculturata, che punta soprattutto sulla formazione dei catechisti e dei leaders di comunità. Abbiamo i catecumenati, che durano due anni, per ragazzi delle scuole e per adulti, anche se questi ultimi sono ormai pochi. I ragazzi, in genere, sono i figli di genitori poligami. Non si battezzano da piccoli, ma in età scolare. Quest’anno ho amministrato 200 battesimi; si tratta della crema di un numero iniziale molto più grande. In tutta la parrocchia di Neisu siamo arrivati a 1200 battesimi.
Un grosso problema è rappresentato dalla poligamia imperante per cui anche i giovani hanno due, tre mogli, qualcuno anche quattro. I matrimoni religiosi sono pochissimi. Il movimento del “Rinnovamento dello Spirito” è aperto a tutti, anche ai poligami e svolge una sana azione pastorale inducendo qualcuno a regolarizzare la sua situazione.

Preoccupa il fatto che, in tanti anni di lavoro, non siamo riusciti a evangelizzare i politici, gli insegnanti, i medici… ossia coloro che per la loro preparazione e per il posto che occupano potrebbero essere dei veri moltiplicatori del vangelo. Abbiamo creato numerose strutture: scuole, ospedali, dispensari; abbiamo cercato di preparare anche tante persone, però, alla prova dei fatti, spesso si ottiene solo una collaborazione interessata e noi siamo visti come neocolonialisti a cui si cerca di spillare qualche soldo e la cui utilità dipende dalla capacità di risolvere problemi economici.

Purtroppo, la miseria è reale, la gente ha fame sul serio ed è del tutto naturale che cerchi il missionario, l’unico bianco che si avventuri da queste parti, per risolvere i propri bisogni primari.
Conscio di questa realtà, porto avanti un’evangelizzazione dei piccoli passi, al ritmo della gente, cercando di sensibilizzare le persone a farsi carico delle situazioni di bisogno dei propri fratelli. Non è facile perché bisogna togliere di mezzo tanti pregiudizi razziali, ma qualcosa si ottiene.
Nonostante le difficoltà, le chiese continuano a riempirsi e finché abbiamo i poveri possiamo pensare di essere sulla strada giusta. Personalmente poi porto avanti la pastorale del rosario e la visita agli ammalati: la solidarietà con i poveri e con quanti soffrono è fondamentale.
In ogni caso, più il tempo passa più mi convinco che noi per primi, i missionari, siamo chiamati a convertirci per dare esempio di vita semplice e condivisa. È facile giudicare e condannare dal pulpito, ma la gente dice: «tu mangi, tu puoi… io invece non ho da mangiare, non so come fare a tirare avanti…». Insomma, ciò che conta è la testimonianza della vita.

P. Tarcisio Crestani

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