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MBEYA : CENT’ANNI DI EVANGELIZZAZIONE PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Gianni Treglia   

Il 21 novembre 2004 la diocesi di Mbeya, il cui vescovo è il nostro mons. Evaristo Chengula, ha celebrato i cento anni di evangelizzazione.
I primi evangelizzatori, della congregazione dei Missionari d’Africa, arrivarono in questa zona all’estremo ovest del Tanzania, ai confini con il Malawi e lo Zambia, nel 1899 dove fondarono la missione di Mkulwe, prima parrocchia di quella che sarà la diocesi di Mbeya. Due anni più tardi fu fondata la missione di Galula. Prima della seconda guerra mondiale tutta questa parte costituiva la Prefettura del Tukuyu e solo nel 1953 divenne diocesi di Mbeya. Ora la diocesi conta 29 parrocchie e ben 63 sacerdoti diocesani. Dal 1997 mons. Evaristo Chengula ne è il vescovo.
Alcuni avvenimenti hanno caratterizzato le celebrazioni giubilari:

La croce
Venerdì 19 novembre, dopo la messa del mattino, un folto gruppo di fedeli insieme al vescovo, hanno iniziato a salire sulla montagna che sovrasta la città di Mbeya. Non è stata una semplice passeggiata: non solo per l’arduo percorso, ma soprattutto perché a spalle è stata portata una croce in ferro, alta sei metri circa, che poi è stata issata in cima alla montagna. Quindi il vescovo ha celebrato l’eucaristia spiegando ai presenti il significato della croce: essa rappresenta il simbolo del nostro essere cristiani, ma è segno anche di unità tra gli uomini poiché il Cristo è morto per la salvezza di tutti. Argomento, questo dell’unità, molto importante in una regione che vive ancora forti contrasti tribali e non solo. Inoltre la croce deve essere stimolo ad approfondire la vera fede, abbandonando le credenze del paganesimo che oltretutto creano contrasti e odii tra la gente.
Chiunque oggi arrivasse nella città di Mbeya non potrebbe fare a meno di notare questa croce che domina la città dall’alto della montagna.

L’impegno sociale
La diocesi è sempre stata in prima linea nell’impegno sociale. Numerose, infatti, sono le scuole primarie e secondarie portate avanti dalla diocesi, segno dell’impegno preso nel campo dell’educazione. E con risultati, sempre ai primi posti a livello nazionale, al punto che da tutto il Tanzania ci sono richieste di iscrizioni. Anche nel campo della salute c’e stato un forte impegno, soprattutto nelle zone più povere e bisognose, fuori dalle grandi vie di comunicazione.
In linea con questo impegno, sabato 20 novembre, nella città di Mbeya, è stato inaugurato un centro sociale, punto di riferimento per i numerosi bambini di strada, spesso orfani a causa dell’AIDS che ha falcidiato le loro famiglie. Il vescovo di Iringa, mons. Tarcisio Ngalalekumtwa, ospite d’onore nella cerimonia inaugurale, ha consegnato alcune macchine da cucire ad un gruppo di ragazze assistite in questo centro.

La luce
La sera dello stesso sabato, la cattedrale si è gremita di fedeli per la celebrazione dei vespri e la benedizione eucaristica. All’inizio della celebrazione c’è stato un gesto simbolico molto significativo: la benedizione del cero giubilare. Mons. Mario Mgulunde, arcivescovo di Tabora, che ha presieduto la celebrazione, ha ricordato a tutti che questa luce deve servire a illuminare la strada che porta a Cristo. Segno dei cento anni di cristianesimo, deve altresì spronare ogni fedele a essere egli stesso luce per gli altri, missionario oggi del dono che ha ricevuto: “Voi siete la luce del mondo” (Mt 5,14).

La festa
In un clima di gioia, domenica 21 novembre, festa di Cristo Re, ha avuto luogo la celebrazione eucaristica che ha segnato il culmine del Giubileo. Una processione lunga quasi “due ore” ha condotto una numerosa folla dal piazzale della cattedrale fino allo stadio. Ha presieduto la celebrazione eucaristica mons. Norbet Mtega, arcivescovo di Songea. Nella sua omelia ha sottolineato l’importanza di Cristo nella vita di ogni cristiano, quale guida, salvatore, redentore e ha invitato ognuno a fare una profonda revisione per verificare se Cristo regna davvero nella propria vita di cristiano.
Il motto coniato per questo giubileo incoraggia certo ad una più radicale e profonda assunzione della propria fede: “Diamo inizio ad una nuova vita: cristiani tutti nutriamoci dei sacramenti”.

P. Gianni Treglia
Aurelia Mahinya

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