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16-24 dicembre – “Regem venturum Dominum, venite adoremus”: ci prepariamo al Natale con la novena serale introdotta dal canto delle profezie in latino e presieduta a turno dai confratelli, che offrono una riflessione sulla lettura breve dei vespri o su quella del giorno. Vari sono i confratelli non italiani presenti e qualcuno non canta adducendo, fra smorfie, di non conoscere “il tedesco”.
21 dicembre – Era una mattinata decisamente fredda (-3, - 4) e nell’udienza del mercoledì, fatta in Piazza San Pietro perché i numerosi pellegrini non ci stavano nell’Aula Paolo VI, Benedetto XVI si è presentato vestito di rosso e con uno strano copricapo in testa. Non si trattava di una “concessione ecumenica” a Babbo Natale. Semplicemente, il Papa aveva freddo, così i guardarobieri vaticani hanno rispolverato il mantello rosso e il “camauro”, ossia la berretta papale rossa che l’ultima volta venne indossata da Giovanni XXIII, ma che compare numerose volte nei ritratti dei Papi dei secoli scorsi.
Durante l’udienza generale il Pontefice ha chiesto di difendere le “tradizioni natalizie” e trasmetterle ai giovani, contro una cultura che “tenta di far sparire i simboli cristiani del Natale”.
22 dicembre – A mezza mattina ci ritroviamo in refettorio con tutto il personale della casa per i tradizionali auguri natalizi. Padre Michelangelo Piovano ringrazia le persone che lavorano per noi, spesso nel silenzio e nel nascondimento, e augura a tutti buone feste in famiglia. Il dono di un rosario portato dalla Terra Santa dai Padri corsisti, lo spumante e il panettone ci introducono con allegria al Natale ormai vicino.
22 dicembre – Fa la sua comparsa mons. Evaristo Chengula, vescovo di Mbeya (Tanzania). Viene da Torino dove è stato sottoposto a chirurgia all’anca. Ora, dopo lunga degenza, il suo passo è più spedito.
24 dicembre – Natale in Casa Generalizia. La comunità è ridotta ai minimi termini perché alcuni sono andati a dare una mano nelle proprie parrocchie di origine, mentre altri assicurano la messa di mezzanotte nelle varie cappellanie dove abitualmente svolgiamo ministero.
I pochi rimasti celebriamo la nascita di Gesù attorno a mons. Chengula e al Padre Generale. Affidiamo al Bambino che nasce tutti i confratelli sparsi per il mondo, in particolare quelli della Corea che, per la seconda volta in poco tempo, sono visitati da sorella morte. La luce di Betlemme brilli per sempre sul nostro fratello Joseph Otieno Sijenyi.
È la luce che Papa Ratzinger ha acceso sul far della sera sul davanzale della sua finestra benedicendo il bel presepe che in quel momento veniva scoperto davanti a migliaia di pellegrini e alle televisioni di mezzo mondo.
Per la messa di mezzanotte la basilica vaticana ha registrato il tutto esaurito con vari giorni di anticipo. Era la prima volta di Benedetto XVI e l’attesa era notevole. La liturgia solenne e austera e le sue parole di teologo che sa sminuzzare il mistero in immagini semplici e comprensibili, ancora una volta ci hanno aiutato ad accogliere con gioia il mistero del Natale.
25 dicembre – Il Natale si presenta come una tipica giornata piovosa d’inverno. Ciononostante, a mezzogiorno, Piazza San Pietro si riempie di pellegrini per ascoltare il messaggio del Santo Padre e ricevere la benedizione “Urbi ed orbi”.
Benedetto XVI si affaccia dalla Loggia delle Benedizioni, parla del Dio fatto uomo e prega perché giunga la pace per tante situazioni di guerra che nomina esplicitamente. In particolare la invoca per la Terra Santa. Quindi gli auguri in numerose lingue, interrotti da applausi e slogan delle varie “etnie” che affollano la Piazza.
31 dicembre – Concludiamo l’anno con i vespri solenni, durante i quali p. Michelangelo Piovano ci invita a ringraziare il Signore per i doni e le grazie che ci ha concesso durante i 365 giorni trascorsi. Tra gli altri ricorda la celebrazione del Capitolo Generale e l’elezione della nuova Direzione dell’Istituto.
La nostra gratitudine si rivolge anche a San Giuseppe Cafasso che, grazie alle riflessioni di p. Pavese, ci ha accompagnato, mese per mese, aiutandoci ad approfondire la nostra vocazione sacerdotale. A lui subentra come protettrice annuale, la beata Madre Teresa di Calcutta, la cui icona, “scritta” da p. Orazio Anselmi, p. Piovano colloca solennemente in chiesa dove rimarrà esposta per tutto l’anno 2006.
Dopo cena, tombola di rigore, con tanti premi, delizia del palato e altre cosettine utili per la vita di tutti i giorni. Gioia e sorpresa di qualche giovane confratello africano, che non conosceva il gioco, e soprattutto per la sua “sfacciata” fortuna!
16 gennaio – La Casa Generalizia si gonfia e si sgonfia come un soffietto o, con un’altra immagine, è come un porto di mare dove arrivano e partono confratelli e altri ospiti alternando giorni di grande affluenza a giorni in cui la comunità si riduce ai minimi termini.
Oggi, per esempio, è giorno di partenze: il Padre Generale, p. Stefano Camerlengo, p. Francisco Lerma e p. Marco Marini partono per il Brasile dove nei prossimi giorni si svolgerà l’assemblea continentale delle Americhe.
Padre José Luis Ponce de León, invece, parte per il Portogallo dove ci sarà un incontro degli animatori missionari IMC-MC d’Europa. A sua volta, p. Piero Trabucco fa una breve capatina in Inghilterra dove va a rappresentare i superiori all’assemblea del MIL.
In cambio, in questi giorni, sono venuti a dar man forte alla comunità p. Joseph Kihwaga che, dopo il terribile l’incidente automobilistico in cui è rimasto coinvolto in Etiopia, assieme a p. Nicholas Makau, un anno fa, trascorre un periodo di rinnovamento in Casa Generalizia; p. Charles Wambugu Gachingiri, proveniente dal Kenya e p. Boniface Sambu-Sambu, proveniente dal Congo che, assieme a quattro Missionarie della Consolata, si prepareranno alla prossima partenza per la Mongolia dove sono stati destinati a lavorare. Ad essi si è aggiunto p. Angel Gutiérrez, proveniente dalla Spagna, che si fermerà a Roma per un periodo di rinnovamento.
19 gennaio – Amico di p. Piovano, è ospite della nostra comunità padre Roberto, fondatore della “Toca de Asís”, accompagnato da due suore della sua comunità.
Si tratta di una famiglia religiosa, sorta in Brasile, che nel giro di 11 anni ha già raggiunto il migliaio di membri nei due rami, maschile e femminile, di cui è composta.
I fratelli (irmãos) e le sorelle di questa comunità fanno una scelta di povertà radicale, dedicandosi alla contemplazione (tre ore di adorazione al giorno) e alla pastorale della strada (poveri, emarginati, esclusi della società, ecc.) .
P. Sergio Frassetto
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