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VI VOGLIO COSI’ - PROTETTORE ANNUALE PDF Stampa E-mail
Scritto da P. Francesco Pavese   

L’ALLAMANO È UN ALTRO DON CAFASSO

Per illustrare la somiglianza spirituale tra il Cafasso e l’Allamano, inizio dalla testimonianza di mons. G. Giorsino, che ha conosciuto il Fondatore: «Il Can. Allamano è un altro D. Cafasso» (In arch. Postulazione, Testimonianze, 1, B; per altre testimonianze cf. TUBALDO I., o. c., I, 542, n. 1).

Tra il Cafasso e l’Allamano c’è stato soltanto un incontro, che pe-rò ha lasciato un’impronta in entrambi. Per quanto riguarda i sentimenti del Cafasso verso il nipotino, abbiamo una sola testimonianza nella lettera della maestra Benedetta Savio, che aveva avuto il Cafasso come confessore e direttore spirituale. Così scriveva all’Allamano nel 1895: «Lei che ne è quel prezioso tralcio che me ne aveva parlato quella S. Anima del Suo Amato Zio D. Cafasso, ho bisogno d’una grazia, e la spero per mezzo anche di Lei, che ne porta un sì bel nome di S. Giuseppe come il suo S. Zio, che ne è anche un degnissimo Ministro» (Lett., II, 73). Stando a queste parole entusiastiche della maestra, sembrerebbe che il Cafasso avesse presagito, in qualche modo, l’avvenire luminoso del nipote.

Non si sa altro del Cafasso, ma si conosce l’impressione riportata dall’Allamano nell’unico incontro avvenuto a Castelnuovo. Così lo descrive p. Sales nella biografia: «Nel 1925 il can. Allamano, recatosi a Castelnuovo, appunto per le solenni feste della beatificazione, volle ricordare e rivivere, fra i parenti superstiti, quella scena. Fattasi portare una sedia, la collocò nel luogo preciso dove, 68 anni prima, Don Cafasso s’era seduto a ricevere l’omaggio dei nipotini, e con voce commossa disse: “È qui che ebbi la sua benedizione”» (SALES L., o. c., 14).

Come elevatezza di vita sacerdotale, il Cafasso è un modello di prim’ordine. Oltre alle virtù eroiche, conosciamo il valore del suo ministero nell’insegnamento della teologia morale ai giovani sacerdoti, al Convitto; nelle frequenti predicazioni di esercizi spirituali al clero, a S. Ignazio; nell’esercizio del ministero al confessionale, al letto dei moribondi ed accanto ai condannati a morte (cf. Lett., I, 448).

L’Allamano ha compiuto molte, anche se non tutte le attività pastorali che hanno reso famoso lo zio ma, in tutte ne ha condiviso in pieno lo spirito apostolico. Non è esagerazione affermare che lo spirito del Cafasso si è posato sull’Allamano. Lo ha riconosciuto lo stesso Sommo Pontefice Pio XI, che, nel commovente Breve indirizzato all’Allamano per il 50° di sacerdozio, ha scritto queste memorabili parole: «In te, infatti, […] pare abbia lasciato erede del suo spirito l’illustre zio Giuseppe Cafasso […]» (cf. SALES L., Il Servo di Dio Canonico Giuseppe Allamano…, p. 488).

I giovani sacerdoti, che hanno avuto la fortuna di avere l’Allamano come educatore al Convitto, si erano accorti che tra il Cafasso e il loro Rettore esisteva una notevole corrispondenza di vita. I principi morali e ascetici, i consigli pratici per la vita pastorale, gli atteggiamenti, ecc. del Cafasso, di cui sentivano continuamente celebrare le meraviglie e che veniva presentato come il modello per eccellenza dei sacerdoti, li vedevano in certo modo rispecchiati nelle parole e nello stile di vita del loro Rettore.

A proposito, mi piace ricordare un emblematico dialogo tra un giovane sacerdote convittore, certo don G. B. Ressia, e l’Allamano. In occasione della ricognizione della salma del Cafasso al Santuario della Consolata, questo convittore, osservando da vicino l’Allamano, ha saputo cogliere l’intima e santa gioia, che gli traspariva sul volto e nei movimenti della persona. Mentre si accompagnava la salma al sepolcro, l’Allamano ha sussurrato a don Ressia con intima soddisfazione: «Vedi che belle feste riceve il Venerabile». Il giovane sacerdote, senza troppo pensarci, ha commentato: «Da qui ad alcuni anni… faranno anche a Lei così»; e lo disse così forte che tutti i compagni si misero a ridere. Un altro convittore lo ha ripreso: «Hai osato dire questo al Sig. Rettore? Sembra che tu lo voglia far morire già ora». «No – è stata la risposta – ma solo che verrà un tempo che faranno anche a lui questa festa, questo onore». L’Allamano, però, divenne subito serio e disse al Ressia: «Non dire queste sciocchezze, non sai che per avere questi onori bisogna essere gran santi, come lo era don Cafasso, ed io non lo sono». E don Ressia di rimando: «E Lei è un santo sicuro». Ma l’Allamano con insistenza: «Ti dico di non parlare così, che non va bene» (cf. “Tesoriere”, 3, 1980, pp. 12-13, TUBALDO I, o.c., IV, 34 – 35).

L’Allamano stimava molto la santità dello zio, lo proponeva come modello ai sacerdoti ed ai suoi allievi, e soprattutto si impegnava ad imitarlo nella propria vita. Questo era evidente a tutti. Lui non si riteneva affatto al livello del Cafasso, ma gli altri sì!

Se leggiamo le lettere ricevute dall’Allamano in occasione del giubileo sacerdotale, troviamo che in diverse di esse c’è un cenno che allude a questa speciale comunione tra lui e il Cafasso. Sarebbe assurdo pensare che quanti gli hanno scritto si siano messi d’accordo prima. La verità è che tra il Cafasso e l’Allamano c’era davvero una forte somiglianza di spirito.

Per tutti riporto quanto scrissero due Cardinali. Anzitutto, il Card. Gaetano Bisleti, allora Prefetto della Congregazione dei Seminari e delle Università degli studi: «Nel giorno non lontano del 20 settembre, tutti noi ci riuniremo intorno al Suo Venerabile zio e gli faremo dolce violenza perché interceda per Lei grazie opportune: […] per Lei che ce lo fa ricordare nella sua santa vita sacerdotale» (Lett., IX/2, 157). Poi il Card. Camillo Laurenti, allora Prefetto della Congregazione dei Religiosi: «Erede dello spirito del Santo suo Zio, Ella ha svolto il Suo grandioso lavoro nei santi nascondimenti dell’umiltà» (Lett., IX/2, 178; per i Card. Cf. Lett., IX/2, 181 per il Card. A. Vico; 189, per il Card. G. Bonzano).

Ci sia piacevole sentire ancora un delicato accostamento del Cafasso all’Allamano tramite la Consolata. Un ex allievo del Convitto, il teologo Carlo Milano, inviando all’Allamano le congratulazioni per il 50°, assicura le sue preghiere all’altare della Consolata, «ove la S. V. Veneratissima ha effuso il Suo Cuore nella preghiera, ove Maria le ha ispirato l’opera mirabile dell’Istituto Missionario, parlando al Suo spirito come un tempo parlava a quello del Venerabile suo Zio Don Giuseppe Cafasso» (Lett., IX/2, 214 – 215).

Noi siamo fieri di questo accostamento tra i due “nostri” santi. Lo riteniamo vero ed un onore per entrambi. La Chiesa, elevandoli agli onori degli altari lo ha confermato, come lo stesso Santo Padre Giovanni Paolo II ha detto nell’omelia pronunciata in Piazza S. Pietro durante il solenne rito della beatificazione: «Il Beato Giuseppe Allamano, succedendo a suo zio, S. Giuseppe Cafasso, nella direzione del Convitto ecclesiastico della Consolata, ne emulò l’amore verso i sacerdoti e la sollecitudine per la loro formazione spirituale, intellettuale e pastorale».

P. Francesco Pavese
Postulatore Generale

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