Home Da Casa Madre arrow 2005 arrow Febbraio 2005 arrow SALUTE AFRICA
SALUTE AFRICA PDF Stampa E-mail
Scritto da Da Casa Madre   

Padre Giordano Rigamonti presenta i progetti che saranno finanziati dall’iniziativa “Salute Africa”. Ai Missionari e Missionarie della Consolata che presenteranno richiesta, verrà data risposta, in tempi brevi, se il progetto è ipotizzabile. In questo caso saranno inviati ulteriori dettagli e quindi il progetto verrà sottoposto al Comitato Direttivo per l’approvazione finale ed il corrispondente finanziamento. I progetti dovrebbero essere presentati entro la fine di agosto 2005.

TIPOLOGIA DEI PROGETTI

1. Sensibilizzazione legata alla prevenzione
Obiettivo
Operare sui seguenti fronti:
- promozione e sostegno di campagne di educazione socio-sanitaria nell’ambito del territorio nei confronti della prevenzione alla diffusione dell’AIDS,
- corsi di aggiornamento per il personale locale adibito alle campagne di prevenzione,
- attività di counselling.

La difficoltà ad accedere alle terapie antiretrovirali, in grado di bloccare l’AIDS o prevenire per via sanitaria il virus dell’HIV, determina, nell’Africa sub-Sahariana, quale unico strumento realmente efficace, la divulgazione di informazioni sui canali di trasmissione del virus HIV, sulle misure di profilassi esistenti, sui comportamenti da adottare onde evitare i rischi di infezione. In particolare si farà riferimento al personale delle strutture sanitarie (ospedali, ambulatori, centri di sanità di base) e sociosanitarie che possano orientare il maggior numero possibile di persone.

La realizzazione di attività di informazione e sensibilizzazione non può prescindere dalla definizione di codici comunicativi appropriati, che abbiano la caratteristica di facilitare il raggiungimento degli obiettivi previsti e che sappiano aggirare gli ostacoli di matrice culturale, sociale che si determinano attorno al fenomeno AIDS. Ciò si rivela particolarmente importante in relazione alla figura della donna, sovente oggetto di discriminazione e riprovazione sociale, e alle problematiche legate all’allattamento al seno, che risulta essere veicolo dell’infezione HIV, nel caso delle madri sieropositive.

Luoghi di intervento:
Congo: Diocesi di Isiro e Wamba
Etiopia: Ospedale di Gambo
Kenya: Diocesi di Maralal, Marsabit, Meru, Muranga
Tanzania: Diocesi di Iringa, Mbeya, Njombe

2. Prevenzione e riduzione della trasmissione materno infantile
Obiettivo
Riduzione della trasmissione prenatale dell’infezione da HIV, mediante l’applicazione del protocollo internazionale PMTCT (Preventiv Mother to Child Trasmission).

Esperienze in atto di questo progetto dimostrano che la strategia utilizzata è realizzabile, sostenibile ed accettabile da parte della popolazione e può pertanto venire estesa ad un numero crescente di maternità.
Il virus dell’HIV può essere trasmesso da una madre sieropositiva al bambino (trasmissione verticale) durante vari stadi della gravidanza: durante la vita intrauterina, durante il parto o nel periodo post-partum attraverso l’allattamento. La maggior parte delle trasmissioni dell’HIV dalla madre al bambino avvengono durante o dopo il parto. Nei bambini allattati al seno il 35- 45% delle infezioni possono essere attribuite all’allattamento. Il rischio di trasmissione verticale dalla madre al bambino può essere ridotta dal 15- 20% in assenza di interventi, a meno del 2% con l’uso di terapia antiretrovirale durante la gravidanza, durante il parto e nel periodo neonatale, con un parto cesareo programmato e con l’allattamento artificiale.
Con l’utilizzo dei farmaci antiretrovirali, con l’applicazione del protocollo internazionale PMTCT (Preventiv Mother to Child Trasmission) e la promozione di altri aspetti della sanità della riproduzione, è quindi possibile migliorare la sopravvivenza dei bambini nati da madre sieropositiva.

Luoghi di intervento:
Congo: Ospedale di Neisu
Etiopia: Ospedale di Gambo
Kenya: Ospedali di Wamba e Sololo
Tanzania: Ospedale di Ikonda

3. Riduzione dell’impatto socio-economico dell’AIDS in villaggi o centri
“Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio” (proverbio africano)
Obiettivo
Far crescere un contesto sociale e culturale mediante il sostegno a un servizio che la comunità villaggio offre, sia esso un asilo, una scuola, un centro per ragazzi di strada. La priorità è verso gli orfani, in continuo aumento a causa dell’AIDS, verso i bambini con un solo genitore o con mamme e papà malati gravemente, ma non esclude bambini che vivono situazioni familiari di estrema povertà e degrado.

Sostenere una comunità tramite i suoi bambini è un modo per ridare una speranza di vita. Significa offrire progressi reali e duraturi a tutti i bambini che vi appartengono, permettendo loro di condividere i valori migliori del loro mondo familiare e sociale e di conservare e valorizzare la loro identità culturale.
Il responsabile locale del progetto utilizza l’offerta ricevuta in parte per il mantenimento dell’opera, in parte per le necessità primarie per il sostentamento dei bambini che ad essa fanno riferimento.

Perché sostenere una comunità villaggio?
Doppiamente vittime dell’epidemia AIDS sono i bambini. Nei figli di genitori positivi, l’HIV abbassa le difese immunitarie e nel caso che essi siano contagiati, il loro destino è segnato. La povertà crea malnutrizione e mancanza d’igiene, costituendo un terreno fertile per le malattie. Infezioni che si potrebbero curare con un semplice antibiotico, conducono un neonato velocemente alla morte. Chi, invece, rimane orfano all’età di 8-10 anni diventa facilmente un ragazzo di strada, fenomeno evidente e dilagante in tutte le principali città.

Un’intera generazione viene falciata via; rimangono vecchi oberati da figli e nipoti, che sono costretti ad accogliere; non sempre riescono a seguirli, e crescono, in moltissimi casi, in condizioni disumane. La famiglia ristretta smette semplicemente di esistere, quella allargata non sempre può sostenere un impegno così gravoso.
Luoghi di intervento:
Congo, Costa D’Avorio, Etiopia, Gibuti, Kenya, Liberia, Mozambico, Sudafrica, Tanzania, Uganda, nelle missioni in cui operano i Missionari e le Missionarie della Consolata

4. Assistenza malati terminali: accoglienza, cure, gesti di consolazione
Obiettivo
Fornire sia assistenza medica che sostegno spirituale ai malati terminali di AIDS. L’essere accolti, il ricevere cure per alleviare la sofferenza, il vivere gli ultimi giorni della propria vita accompagnati da gesti di consolazione è un grande atto di carità, che restituisce dignità alla persona.

I malati terminali di AIDS hanno bisogno sia di assistenza medica che di sostegno spirituale. La vicinanza della morte ed il precipitare delle condizioni fisiche danno luogo a un progressivo deteriorarsi d’ogni connotazione personale: l’identità corporea, il ruolo sociale, l’equilibrio psicofisico, la sfera spirituale, il soddisfacimento dei bisogni primari.

Questo complesso di circostanze rende diverso il malato terminale da ogni altro paziente, in quanto produce e continua ad aggravare quella particolare e complessa sofferenza che è stata definita come “dolore totale”: l’insieme cioè di sofferenza fisica, psichica, sociale e spirituale.
Per sofferenza fisica s’intende ogni tipo di problema originato dal corpo: il dolore, i sintomi più vari (nausea, dispnea, astenia, vomito, ecc.). La sofferenza psichica è invece il prodotto della reazione della mente al progresso della malattia e all’avvicinarsi della morte: ansia, paura, depressione, aggressività, ecc. La sofferenza “sociale” è legata alla perdita dei ruoli che una persona normalmente ricopre da sana (il ruolo nella famiglia, nel lavoro, nel privato).

L’avvicinarsi della morte infine può generare sofferenza spirituale. Essa deriva dalla perdita, o, per lo meno dalla crisi, di quei valori che sono stati alla base del comportamento e delle scelte di vita del malato. La medicina generale può fare molto intervenendo con una rete di protezione che va sotto il nome di cure palliative.

Luoghi di intervento:
Congo, Costa D’Avorio, Etiopia, Kenya, Mozambico, Sudafrica, Tanzania nelle missioni in cui i Missionari e le Missionarie della Consolata sono presenti con Ospedali, centri sanitari, strutture di accoglienza a moribondi e malati terminali.


Due commissioni si incaricheranno di valutare e approvare i progetti:
1. Un’équipe di ricezione, valutazione e smistamento progetti, formata da Elisa Franzò, Clelia Nosengo, Silvia Perotti e p. Giordano Rigamonti (prima équipe).
2. Un’équipe organizzata intorno ad una o più figure specializzate o conoscitrici della realtà-Paese in cui verranno realizzati i progetti (seconda équipe).
Si identifica in questo modo un responsabile e un segretario di progetto per ciascun Paese.

Le richieste generali e le bozze di progetto, dopo essere state valutate dalla prima équipe secondo i criteri e le finalità di “Salute Africa” ed avere ricevuto una approvazione di massima, verranno trasmesse ai responsabili di progetto competenti, che si occuperanno di valutarne la fattibilità da un punto di vista tecnico e sanitario e perfezionarne la stesura.
Superata questa fase, i progetti saranno presentati al Comitato Direttivo. Ogni progetto dovrà avere l’approvazione del Superiore Regionale IMC e del Governo, quando specificamente richiesto. I criteri di pagamento e di verifica dei progetti verranno definiti caso per caso.

MEDICINE
Le richieste per medicine specifiche da parte di ospedali e centri sanitari dovranno essere rivolte direttamente alla Commissione Progetti che verificherà la possibilità di soddisfarle.
Coordinatrice-Segreteria Commissione Progetti: Clelia Nosengo.

Archivio
2006
2005
2004
2003
2002
Mambo è un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL.
Versione italiana localizzata da SupportoMambo basata sul progetto MamLang modificato da Giorgio Nordo per www.equal.it