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IL NUOVO TESTAMENTO IN LINGUA WAPIXANA PDF Stampa E-mail
Scritto da Fratel Francesco Bruno   

Genesi dell’opera
Tutto ebbe inizio durante un incontro di formazione e studio con i catechisti indigeni della regione chiamata Serra da Lua (Monti della Luna) nel 1987. Qui ci sono 12 comunità indigene tra le quali ho lavorato dal 1976 al 1990. Alcuni catechisti mi chiesero perché la Parola di Dio era scritta in portoghese e non nella loro lingua. Risposi che nessuno l’aveva ancora tradotta, ma se qualcuno l’avesse fatto avrebbe avuto tutto il mio appoggio.

Maurizio, uno di loro, espresse la volontà di tradurre Marco se gli avessi regalato una bicicletta a lavoro finito. Feci la promessa. Poi, nel tempo che seguì, venne spesso a chiedere olio per la sua lampada dicendo che stava facendo la traduzione di notte. Una sera, alla fine di agosto del 1990, mentre rincasavo, lo incontrai che mi attendeva con il quaderno della traduzione completata. Tenni fede alla mia promessa e lo ricompensai con una bicicletta nuova.

In quel momento stavo lavorando con un altro indigeno, di nome Patrizio, nella stesura e correzione di un piccolo dizionario della lingua Wapixana. Gli mostrai la traduzione del vangelo di Marco, ma non riusciva a leggerlo perché scritto con criteri personali diversi dai suoi. La difficoltà fu superata leggendo io stesso la traduzione di modo che egli ne comprendeva il senso e proponeva le opportune correzioni. Il lavoro, portato avanti anche con l’aiuto di Casimiro, un altro catechista, durò due mesi. Così, a dicembre del 1990, abbiamo potuto pubblicare il vangelo di Marco. Furono 200 copie ciclostilate.

In seguito, venni destinato alla Regione Brasile dove, per sei anni e mezzo, ho lavorato nell’animazione missionaria e vocazionale. Nell’agosto del 1997 ritornai a Roraima e andai a lavorare nella missione del Catrimani, tra gli indios Yanomami. Qui rimasi un anno e mezzo dedicandomi alla manutenzione della missione e a riparare i ponti e la strada che porta alla medesima. Recandomi a Boa Vista per acquisti e commissioni, spesso incontravo catechisti di Serra da Lua o leaders comunitari che, tra le altre cose, mi parlavano della famosa traduzione dei vangeli nella loro lingua.

Concluso il lavoro al Catrimani, sono andato a lavorare nella parrocchia S. Isidoro di Alto Alegre con p. Sabino Mariga. In questa parrocchia ci sono diversi villaggi indigeni Wapixana e qui incontrai alcuni catechisti, che già conoscevo, i quali mi chiesero se la traduzione fosse già pronta.

Mi informai e con sorpresa seppi che il catechista Casimiro, in quegli anni, aveva tradotto varie parti del Nuovo Testamento consegnando il lavoro a p. Fernando Rocha che lo aveva trascritto nel computer. Padre Fernando, nel frattempo, era stato richiamato in Portogallo e i floppy che aveva lasciato erano diventati illegibili a causa dell’umidità.

Cercai di nuovo i testi da Casimiro e ricominciai a scriverli nel computer facendoli correggere anche da altri catechisti e indigeni esperti della loro lingua (capaci di leggere e scrivere). Un lavoro, questo, che ho portato avanti nei momenti liberi da altre attività della parrocchia.
In seguito sono stato destinato a lavorare nella regione di Taiano, nella parrocchia Nossa Senhora de Lourdes, dove sono rimasto per tre anni. Anche qui approfittavo di tutti i momenti liberi per dedicarmi alla stesura dei testi e alla loro correzione. Dopo, sono stato destinato all’area missionaria di Carana, a Boa Vista e per quasi due anni mi sono dedicato soprattutto a quest’opera portandola finalmente a termine.


Il catechista Casimiro praticamente ha lavorato a questa traduzione per 13 anni dato che i primi testi sono del 1991 e gli ultimi me li ha consegnati nel 2003. Casimiro ha compiuto 84 anni e continua la sua opera traducendo libri dell’Antico Testamento.

Nelle bozze lasciavo un ampio spazio tra una riga e l’altra per facilitare le correzioni. Questo lavoro è stato ripetuto quattro volte da persone diverse ed è terminato a maggio del 2004. Ad un certo punto avevo accumulato 1200 parole dubbiose o non ben tradotte per cui ho speso molto tempo nello spiegare il significato di ogni parola agli esperti per ottenere la miglior traduzione possibile. Spesso abbiamo lavorato giorni interi con un’équipe di 10 persone per spiegare, capire e tradurre le parole più difficili e dubbiose.

Il lavoro è stato duro e snervante, svolto, spesso, sotto un albero, nel calore soffocante del sole equatoriale, mangiati da zanzare e moscerini, soffocati dal fumo dei rifiuti che continuamente vengono bruciati nei quartieri della città e disturbati dall’abbaiare di torme di cani che non ci lasciavano in pace.

Comunque, grazie a Dio e al lavoro di molte persone il Nuovo Testamento in lingua Wapixana è stato pubblicato ed ora viene distribuito da Casimiro nelle varie comunità indigene. Spero che serva per una migliore evangelizzazione.

Il popolo Wapixana conta circa 12 mila persone di cui la metà vive in Brasile e l’altra metà nella Guayana Inglese. Andando indietro nel tempo, ricordo che quando iniziai a lavorare a Serra da Lua soltanto una persona diceva di essere Wapixana (Casimiro), mentre gli altri negavano di essere indios e di sapere la lingua locale. Dopo 10 anni ho acquisito la certezza che perlomeno il 95 % conosce e parla la propria lingua. E questo “mi ha mandato in crisi”, come si dice: ossia mi ha fatto riflettere seriamente sul mio modo di fare pastorale. Perché gli indigeni parlavano la propria lingua e conservavano i propri costumi quando erano tra di loro, mentre con noi parlavano e si comportavano da Portoghesi o da inglesi?

Casimiro, che era stato sempre piuttosto restio a parlarmi della sua cultura, solo dopo 10 lunghi anni di frequentazione e amicizia, ha cominciato a svelarmi gli aspetti più intimi e segreti della medesima. A partire da quel momento sono nati i libri di canto e di preghiera in lingua Wapixana. In seguito ha visto la luce il dizionario ed infine il Nuovo Testamento. Impossibile descrivere la gioia dei catechisti indigeni nel poter leggere nella loro lingua la Parola di Gesù.
“La missione fa bene al missionario” ha detto il Padre Allamano ed io lo posso testimoniare dopo aver lavorato con gli indigeni Wapixana della Serra da Lua.

Fratel Francesco Bruno

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