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I membri degli istituti specificamente missionari e di alcune associazioni laicali si sono dati appuntamento ad Ariccia, dal 31 gennaio al 4 febbraio 2005, per il Forum “Missione senza confini”. Organizzato dalla Conferenza degli Istituti Missionari in Italia (Cimi), dal Segretariato Unitario di Animazione Missionaria (Suam) e dall’Editrice Missionaria Italiana (Emi), il forum ha visto la partecipazione di una ventina di Missionari/e della Consolata.
«È stato un formidabile momento di comunione tra persone appartenenti a diversi istituti e realtà, che si sono ritrovate insieme unite dalla stessa passione missionaria, ciascuno con il proprio carisma»: così padre Angelo Besenzoni, presidente della Conferenza degli Istituti Missionari in Italia (Cimi). «Come missionari, non abbiamo discusso di una proposta dall’esterno della Chiesa, ma da dentro, per animarla alla missione, alla carità e ai valori di quei popoli che abbiamo conosciuto e che ora vengono a bussare alle nostre porte».
Nei quattro giorni di dibattito sul tema “Missione senza confini” ci sono stati ampi spazi di ascolto a partire dal segretario generale delle Conferenza Episcopale Italiana, mons. Giuseppe Betori, e da due direttori di centri missionari del nord e del sud Italia.
Ai missionari si sono rivolti anche due sociologi per tracciare un profilo della società di oggi nel nostro Paese e i responsabili di alcuni movimenti per creare sinergia con le persone di buona volontà che a volte non condividono il nostro credo religioso, ma sono accomunate dal desiderio di ‘dare voce a chi non ha voce’, in un mondo più giusto e in difesa della pace e dei diritti umani.
Nel comunicato finale, gli istituti missionari in Italia dicono di essersi confrontati «con il cammino missionario della Chiesa Italiana, con la cultura di una società in profonda trasformazione e con il mondo di movimenti che vogliono mettersi a servizio della difesa dei diritti umani, della giustizia e della pace.
La comunione e la corresponsabilità, obiettivo del convegno nazionale di Montesilvano del settembre scorso, sono l’orizzonte entro il quale si sono sviluppati i lavori del Forum. È stata offerta una panoramica del cammino della Chiesa italiana degli ultimi vent’anni e un’analisi della realtà sociale, evidenziandone la profonda trasformazione, la perdita dei valori, il disorientamento e la mescolanza di varie culture e religioni.
È stata inoltre sottolineata la specificità della vocazione missionaria e la necessità di valorizzarla, partecipando all’unico cammino ecclesiale, in collaborazione con i Centri Missionari Diocesani e con tutte le forze che si adoperano per costruire un mondo più giusto.
In risposta a questa lettura della Chiesa e della realtà contemporanea, si propongono di vivere la missione come profezia: essere uomini e donne di Dio, testimoni di una concezione religiosa della vita, fedeli alla propria identità carismatica, per affermare il primato di Dio.
Essere uomini e donne capaci di una profezia fatta di piccoli gesti, di incontro, di ascolto, di riconciliazione e di accoglienza del diverso. Essere uomini e donne di frontiera, testimoni di una missione fino agli estremi confini della terra, che si incarna in scelte di vita e risveglia la passione verso quella umanità che resta ai margini. Essere uomini e donne di speranza, convinti che Dio guida la storia e chiama a essere strumenti di unità, di pace e di giustizia. Essere uomini e donne che sanno trovare modi e forme per continuare a conoscersi, scambiare esperienze, lavorare in rete per realizzare proposte concrete di cammini comuni.
Consapevoli della debolezza della loro fede e della povertà dei loro mezzi, si impegnano a vivere personalmente questa profezia e a coinvolgere le loro comunità, i giovani dei loro centri, dei movimenti e delle associazioni per trovare strade nuove di evangelizzazione.
AA.VV.
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