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“Quali sono i sentimenti e le aspettative con cui ti prepari a partecipare all’XI° Capitolo Generale?”.
Il Da Casa Madre ha rivolto questa domanda semplice, semplice ai capitolari dove, senza entrare nel merito delle questioni che saranno discusse, possiamo cogliere lo “stato d’animo”e “tastare il polso” dei nostri rappresentanti alla massima assise dell’Istituto. Ecco alcune risposte:
Dal Brasile:
I sentimenti sono innanzitutto di gioia nel poter ricevere l’XI Capitolo Generale qui in Brasile, a São Paulo. Per tutti noi questo fatto è già una grazia ed un grande momento di comunione con l’Istituto. E poi un sentimento di ringraziamento per il cammino che l’Istituto ha fatto fino a qui e che con il Capitolo abbiamo l’occasione di ammirare e valutare.
L’aspettativa è quella di continuare ad essere fedeli al carisma del Padre Fondatore, nelle varie realtà dove siamo chiamati a lavorare, aperti a tutto ciò che lo Spirito vuole ancora da noi nel nostro servizio alla missione.
P. Michelangelo Piovano
Dalla Colombia:
È la prima volta che partecipo a un Capitolo Generale e sento la responsabilità di rappresentare il “sentire” di una Regione e non è poca cosa. Da parte mia, i sentimenti sono di un sano realismo: la “crisi” generalizzata della vita consacrata, della vita fraterna e del concetto di missione che un po’ tutti viviamo deve essere tenuta in conto non tanto per trovare formule “magiche” che possano riempire i vuoti in questo campo da un giorno all’altro, ma prendere coscienza per programmare i prossimi sei anni con una volontà di recuperare l’entusiasmo personale dell’opzione: la missione di Gesù (non altre che posso inventarmi o che possano giustificare il mio modo di fare).
Le aspettative: la nostra vocazione di servire il Regno di Dio nell’evangelizzazione, oggi più di ieri, ha bisogno di recuperare uno spazio grande di fede, se vogliamo essere significativi nella Chiesa e nella società. Per questo mi aspetterei che il Capitolo animasse questa dimensione essenziale per l’evangelizzazione facendo leva sulla libertà e coerenza delle persone. Coscienti che nessuna conversione nasce da un Capitolo, da un documento o da un decreto, ma dipende esclusivamente dalla libertà personale, si tratta di coinvolgere i singoli missionari a un recupero dell’essenziale: fortificare l’essere (missionario) mentre si armonizza il fare (missione).
P. Sandro Carminati
Dal Congo:
Grazie della domanda semplice, ma profonda e vera. Cosa mi aspetto dal Capitolo? Dal Capitolo mi aspetto un sogno: che come IMC possiamo sognare un mondo migliore; mi aspetto speranza: che possiamo organizzare la speranza soprattutto per i più poveri; mi aspetto coraggio: perché, come voleva il Fondatore, possiamo essere non solo dei missionari, ma dei “missionari di qualità”.
P. Stefano Camerlengo
Dal Tanzania:
Sarà il V Capitolo Generale a cui partecipo. Impossibile legiferare una prassi simile, ma spesso dico con convinzione che nessuno dovrebbe partecipare a più di tre Capitoli. Perché questi, più che essere l’ora della valutazione e della raccolta, sono l’ora della visione e della semina. L’età e l’esperienza sono coefficienti positivi. Ma, almeno da parte mia, temo possano esprimere solo pragmatismo e la fatica del quotidiano.
Se guardo alla composizione dei partecipanti al Capitolo - per età, nazionalità, esperienza ed esperienze - mi pare ricca. Anticipo una comunione forte, una riflessione feconda e una programmazione che, ancora una volta, con sapienza e coraggio consacra la nostra famiglia nel suo carisma di vita e di missione. Gli altri… mi donano fiducia e speranza che sarà un evento significativo.
P. Giuseppe Inverardi
Dal Nord America:
Nella Regione nord-americana le riunioni delle comunità locali sono state realizzate in settembre dove si è riflettuto sui Lineamenta in preparazione per il Capitolo Generale. Nel periodo da gennaio a marzo le comunità rifletteranno sull’Instrumentum Laboris. Io visiterò le case a marzo e chiederò le loro conclusioni o suggerimenti per il Capitolo Generale a cui parteciperà p. Giuseppe Ronco come Delegato ed il sottoscritto come Superiore Regionale.
Le preghiere per il Capitolo Generale sono state tradotte in inglese e francese cosicché tutti i membri hanno la possibilità di recitarle personalmente o in comunità, invocando le benedizioni di Dio attraverso l’intercessione del nostro Fondatore e della Consolata.
In questo momento mi trovo in Messico con p. Roberto Lorenzatti, superiore regionale dell’Argentina. Ci fermiamo qui per alcuni giorni allo scopo di raccogliere informazioni e preparare una relazione per il Capitolo Generale riguardo ad una possibile presenza di IMC in Messico proposta dal Continente America.
P. Lenny De Pasquale
Dall’Italia:
Primeggia la speranza che i capitolari scelgano in unità di intenti: unità di intenti che tenga presente i bisogni dell’intero Istituto. Alberga pure la speranza che si riconosca, concretamente, che l’Italia rappresenta un qualcosa in più delle altre Regioni. In Italia infatti, per volontà di Dio, si annidano le radici dell’Istituto. Radici che devono sprigionare linfa vitale. Se così non fosse, le radici sarebbero solo legna che marcisce o da ardere (leggi: risorsa economica, destinata ad esaurirsi presto). Tuttavia, al riguardo, ricordo quanto scriveva il Fondatore a fratel Benedetto Falda nel 1908: «Passeranno gli uomini, con merito più o meno secondo il loro spirito, cadranno pure alcune foglie, ma l’albero benedetto dal S. Padre prospererà e verrà albero gigantesco».
L’Istituto, oggi multiculturale, è un grande albero, la cui vitalità non dipende dalla multiculturalità, bensì dall’interculturalità. Sorge la domanda: esiste un riconoscimento fra i missionari di varie culture all’interno dei paesi e continenti? Più precisamente: esiste un reciproco arricchimento culturale e spirituale, nella fedeltà alle radici comuni?
Il numero 4.1 delle Costituzioni recita: «I missionari apprezzino la loro appartenenza all’Istituto, dalla quale ricevono aiuto e incoraggiamento vicendevole…». Oggi i missionari della Consolata, nei loro comportamenti e scelte, a chi o a che cosa appartengono? Tutti possono venire da… Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore (cfr. Is 60, 6). Ma possono proclamare anche i loro individualismi, con recriminazioni che non si conciliano con l’unità di intenti.
P. Francesco Bernardi
Dal Canada:
Sentimenti: io mi metto in atteggiamento di disponibilità, di apertura, di dialogo, di accoglienza, di libertà, di discernimento. Vorrei essere pronto ad accogliere tutto senza esclusioni o partiti presi. Vedere quello che lo Spirito Santo sta tessendo nelle Chiese e nel mondo, attorno a noi. Vorrei essere disponibile ad accogliere quello che lui ci chiede.
Il discorso può sembrare disincarnato, ma per me non lo è. Anzi mi rendo sempre più conto che quello che programmo io, cade, mentre quello che programma Lui, resta e si realizza.
Per quanto riguarda le aspettative: vorrei fosse un Capitolo di DIALOGO VERO, dove i fratelli possono esprimersi ed essere compresi nelle analisi che fanno, nei fatti che riportano, in ciò che dicono e propongono. Vorrei fosse un Capitolo di libertà, dove si programma non ciò che piace, ma ciò che fa crescere, ciò che lo Spirito vuole. Vorrei che certi paradigmi nuovi della missione, siano recepiti come validi. Vorrei un Capitolo che eleggesse una direzione generale composta di confratelli santi, entusiasti e competenti.
P. Giuseppe Ronco
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