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RAPOSA SERRA DO SOL PDF Stampa E-mail
Scritto da Carlo Miglietta   

DIFENDERE LA TERRA INDIGENA

Torino

Martedì 3 maggio, nella Chiesa del Beato G. Allamano, mons. Aldo Mongiano, vescovo emerito di Roraima (Brasile), ha convocato un folto gruppo di fedeli per una messa di ringraziamento per l’avvenuta omologazione della terra indigena “Raposa Serra do Sol”. Ai suoi lati concelebravano i pp. Silvano Sabatini e Giordano Rigamonti. Erano presenti anche un bel gruppo di Missionarie della Consolata, molte con lunga esperienza di apostolato a Roraima, i membri del CO.RO. (Comitato Roraima di solidarietà con i popoli indigeni del Brasile), e molte persone che si sono prodigate in questi anni a sostenere politicamente e finanziariamente la lotta degli indigeni per la loro terra. Partecipavano anche i giovani che si recheranno per un campo missionario a Roraima. Un bel coretto multirazziale animava la liturgia con canti in brasiliano.

Il Vescovo, visibilmente commosso, ha ricordato la storia della missione di Roraima, da quando, nel 1948, il primo gruppo di Missionari della Consolata arrivò a Boa Vista, guidati dal superiore Giuseppe Nepote Fus, che fu consacrato vescovo nel 1952, con la trasformazione di quella che era la “Prelatura di Rio Branco” in “Diocesi di Roraima”. Ha parlato della loro faticosa presa di coscienza che gli ultimi, i più poveri a cui annunciare il vangelo secondo il comando del Signore, erano gli indios, sfruttati, umiliati, schiavizzati, derubati delle loro terre, ma soprattutto della loro cultura e dignità dai latifondisti bianchi allevatori e risicoltori.

Ha ricordato la lunga lotta al loro fianco, osteggiati dalle lobbies economiche e militari, dalle sette evangeliche al soldo delle multinazionali agricole, minerarie e del legname, fatti oggetto di calunnie, intimidazioni e vere persecuzioni. I Missionari sono stati accanto agli indios per dar loro etno-alfabetizzazione, centri di salute, iniziative di sostegno economico e identità politica (il presule ha menzionato la campagna “Uma vaca para o ìndio”), ma soprattutto per aiutarli a ritrovare la loro dignità di uomini, la loro fierezza di popoli con proprie tradizioni e diritti, passo indispensabile per vivere da veri figli di Dio, aperti all’annuncio esplicito del suo Regno che viene in Gesù Cristo.

Monsignor Mongiano lasciò Roraima nel 1996, per limiti di età: gli successe il primo vescovo brasiliano, mons. Aparecido Josè Diaz, con cui nacque il movimento “Nos existimos”, nel quale indios, bianchi e neri emarginati della città e delle campagne, lottano insieme per i loro diritti contro i comuni oppressori. Una Campagna che, grazie all’impegno determinante dei Missionari della Consolata, è diventata internazionale, fino all’attesa omologazione della terra indigena Raposa Terra do Sol, che il presidente del Brasile Luis Inacio Lula da Silva ha finalmente firmato il 15 aprile di quest’anno.

Durante la messa è stata letta una toccante lettera di ringraziamento da parte del CIR (Consiglio Indigeno di Roraima) indirizzata a coloro che «per amore verso i popoli indigeni, o per la consapevolezza della loro necessità di costruire un mondo dove la differenza sia vista come un valore fondamentale per la vita umana…, hanno trascurato i loro interessi personali per compromettersi in questa causa». Il CIR, dopo aver ricordato i morti tra gli Indios per difendere la terra di Raposa, racconta: «I bambini nelle nostre comunità sorridono felici, dopo l’omologazione. Per i nostri anziani la sensazione di libertà assume i ‘contorni’ delle montagne e dell’orizzonte. Siamo tutti vittoriosi! Il Brasile è vittorioso!». Gli Indios promettono ogni impegno «per costruire uno Stato migliore, più giusto, fraterno, nel profondo rispetto dell’ambiente», e di «con- cretizzare gesti di riconciliazione, perché, finalmente… regni la pace».

Ma la situazione a Roraima resta molto tesa: «In aperta opposizione a Lula - ha affermato padre Sabatini - il governatore di Roraima, Ottomar Pinto, ha proclamato sette giorni di lutto nazionale contro il decreto di omologazione, di cui ha chiesto l’immediata sospensione, come hanno fatto a Brasilia ben 54 deputati del parlamento federale».
I bianchi di Roraima minacciano ritorsioni e violenze contro gli indigeni. E gli indios ancora una volta ci chiedono di sostenerli, bombardando il governo brasiliano di messaggi di compiacimento per l’omologazione, e di solidarietà con la causa indigena. Solo la pressione internazionale può ancora una volta salvarli. Siamo perciò tutti invitati a sottoscrivere e a divulgare l’appello a Lula che si può trovare sul sito www.giemmegi.org. Un piccolo gesto qui darà enormi risultati laggiù.

Carlo Miglietta

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